Palermo, sparita una prova dei contatti tra stato e mafia in una sim il numero dell’agente segreto che trattava

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L´ultimo mistero siciliano è una carta sim, una scheda telefonica scomparsa nelle stanze della Corte di Appello di Palermo. La cercano da molto tempo e non la trovano. Dentro c´è anche il numero del cellulare di «Carlo», l´agente segreto che ha trattato con Vito Ciancimino prima e dopo le stragi del 1992. Il suo nome è sconosciuto agli investigatori, la sola via per identificarlo era quella carta sim requisita nel giugno del 2006 a Massimo, il figlio di don Vito, al momento dell´arresto.

C´è il verbale di sequestro di uno dei suoi telefonini, c´è anche il verbale di sequestro della scheda ma la carta è sparita. Dalla procura di Palermo sono partite più richieste e «sollecitazioni» alla Corte di Appello però – dopo mesi di ricerche – non è stata consegnata ancora ai pubblici ministeri che indagano sul patto fra Stato e Mafia. O qualcuno l´ha sottratta o qualcun altro l´ha infilata in un posto sbagliato. Forse fra un giorno o fra un anno salterà fuori da qualche scatolone o forse non ricomparirà più. E «Carlo», se non ci sarà nessuno che dirà chi è, resterà nell´ombra.

E´ il personaggio centrale di tutta l´inchiesta siciliana sugli avvenimenti di quell´estate del 1992. Più dello sfregiato, quell´altro agente segreto con la «faccia da mostro» che i magistrati di Palermo e di Caltanissetta stanno inseguendo da mesi. Più degli «irregolari» del Sisde che per anni si sono aggirati nelle borgate palermitane «camminando» insieme a boss e a picciotti – questa l´ipotesi – per mettere bombe o far paura a Falcone e Borsellino. E´ «Carlo» l´uomo cerniera di più «alto livello» fra Mafia e Stato prima e dopo le stragi di diciassette anni fa. E´ lui – lo racconta Massimo Ciancimino – che aveva materialmente in mano il famigerato «papello» alla vigilia del massacro di via D´Amelio mentre discuteva con suo padre sulle prossime mosse per far contento Totò Riina. Il figlio di don Vito non conosce l´identità di «Carlo» e quella scheda telefonica scomparsa era l´unica traccia per risalire all´oscuro 007.

Ha fra i sessanta e i sessantacinque anni, Vito Ciancimino aveva una frequentazione con lui dal 1980. Un vero «intermediario» fra pezzi dello Stato e poteri criminali. Uno che poteva entrare e uscire dalle carceri italiane quando voleva. Uno che ha fatto avere a Vito Ciancimino anche un passaporto turco subito dopo l´uccisione di Salvo Lima, all´inizio del 1992. E´ stato «Carlo» a portarglielo a casa sua, a Roma in via San Sebastianello. «Se dovesse averne bisogno, se avesse necessità di allontanarsi in fretta dall´Italia», gli disse «Carlo». La foto che servì per quel passaporto, don Vito l´ha fatta in uno studio a pochi passi dalla sua abitazione. Si è messo in posa con una barba finta. Ma quel passaporto l´ex sindaco di Palermo non l´ha mai usato. E´ fra le carte ereditate dal figlio.

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