Gli Usa e Obama si arrendono alla lobby del nucleare

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La lobby del nucleare ha stregato anche il presidente che si era presentato agli elettori come paladino delle energie rinnovabili, Barack Obama, che annuncia il ritorno all’atomo negli Usa.

Il presidente americano Barack Obama ha deciso di stanziare otto miliardi di dollari per finanziare il ritorno agli investimenti nel nucleare. Così, dopo trent’anni di stasi, gli Stati Uniti fanno una scelta dirompente per l’ambiente, cedendo alle pressioni della lobby dell’atomo che, con rinnovato vigore, si sta imponendo anche in Europa (Italia in testa).

Obama ha annunciato la costruzione di nuove centrali atomiche, dopo che agli elettori si era presentato come paladino delle energie rinnovabili (il nucleare non è una fonte rinnovabile avendo bisogno di uranio, risorsa che, secondo gli esperti, tra 60-70 anni sarà esaurita; implica inoltre costi stratosferici di realizzazione e gestione, con il problema ancora irrisolto di dove sistemare le scorie radioattive).

Obama ha assicurato che gli otto miliardi di dollari stanziati sono “solo l’inizio” e ha dichiarato che le centrali nucleari producono meno emissioni inquinanti delle centrali a carbone. Il gioco è sempre quello: prendere come pietra di paragone il peggio esistente per far apparire migliore ciò che si vuole sostenere.

Ma mentre Obama rilancia la “sfida”, il suo partito perde pezzi. L’ultimo di una lunga serie è Evan Bayh, un senatore democratico moderato dell’Indiana che ha deciso di non ripresentarsi a novembre.

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