B’Tselem accusa l’esercito israeliano sulle vittime civili a Gaza

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Le vittime civili durante l’operazione Piombo fuso contro la Striscia di Gaza sono state molte di più di quanto l’esercito israeliano non abbia ammesso. Lo dice un rapporto dell’Ong israeliana B’Tselem, pubblicato oggi, dopo un’accurata verifica di tutti i dati.

Secondo B’Tselem, complessivamente nelle tre settimane di Piombo fuso sono stati uccisi 1387 palestinesi, tra i quali 773 civili, di cui 109 donne e 252 bambini sotto i sedici anni. I combattenti uccisi sono 330 a cui bisogna aggiungere 248 poliziotti. In una trentina di casi non è stato possibile identificare con certezza se la vittima fosse un civile o un combattente.

Le cifre di B’Tselem coincidono sostanzialmente con quelle dell’Onu e delle Ong internazionali. L’esercito israeliano, invece, ha ammesso 1166 morti, di cui una cifra oscillante tra 710 e 870 sarebbero combattenti, tra 295 e 460 i civili, «solo» 49 le donne e 89 i bambini. Le cifre, comunque, non sono ufficiali e per questo, scrive B’Tselem, è impossibile verificare su quali dati si sia basato l’esercito.

B’Tselem aggiunge che «l’enorme numero di vittime civili e gli estesi danni a infrastrutture civili richiedono un profondo esame di coscienza da parte della società israeliana», perché per quanto la commistione tra civili e militari adottata talvolta dai palestinesi «sia ingiusta e immorale», non è comunque una giustificazione «per uno stato impegnato a rispettare le leggi di guerra».

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