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	<title>Associazione Culturale I Care &#187; radioicare</title>
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		<title>ICare @ Radio Odeon del 16/01/10</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 07:44:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Se ti sei perso la trasmissione di sabato scorso trovi la registrazione nella nostra pagina dei video <a href="http://www.assoicare.org/video/">http://www.assoicare.org/video/</a></p>
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		<title>Notizie dal Mondo</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 07:03:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[15 Gen. &#8211; Honduras &#8211; Parla il giornalista sequestrato e torturato 15 Gen. &#8211; Uruguay &#8211; Uruguay Tupamara 14 Gen. &#8211; Sudafrica &#8211; L&#8217;oro nero della coppa d&#8217;Africa 14 Gen. &#8211; Haiti &#8211; Testimonianze dall&#8217;isola 13 Gen. &#8211; Danimarca &#8211; Luca Tornatore è tornato libero 13 Gen. &#8211; Haiti &#8211; Un paese tra i più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<li><a href="http://yabastanapoli.blogspot.com/2010/01/honduras-parla-il-giornalista.html"><span style="color: #0000ff;">15 Gen. &#8211; Honduras &#8211; Parla il giornalista sequestrato e  torturato</span></a></li>
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<li><a href="http://yabastanapoli.blogspot.com/2010/01/uruguay-tupamara.html"><span style="color: #0000ff;">15 Gen. &#8211; Uruguay &#8211; Uruguay Tupamara</span></a></li>
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<li><a href="http://yabastanapoli.blogspot.com/2010/01/loro-nero-della-coppa-dafrica.html"><span style="color: #0000ff;">14 Gen. &#8211; Sudafrica &#8211; L&#8217;oro nero della coppa  d&#8217;Africa</span></a></li>
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<li><a href="http://yabastanapoli.blogspot.com/2010/01/haiti-testimonianze-dallisola..html"><span style="color: #0000ff;">14 Gen. &#8211; Haiti &#8211; Testimonianze dall&#8217;isola</span></a></li>
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<li><a href="http://yabastanapoli.blogspot.com/2010/01/luca-tornatore-e-libero.html"><span style="color: #0000ff;">13 Gen. &#8211; Danimarca &#8211; Luca Tornatore è tornato  libero</span></a></li>
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<li><a href="http://yabastanapoli..blogspot.com/2010/01/haiti-un-paese-tra-i-piu-poveri-del.html"><span style="color: #0000ff;">13 Gen. &#8211; Haiti &#8211; Un paese tra i più poveri del  mondo</span></a></li>
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<li><a href="http://yabastanapoli.blogspot.com/2010/01/lo-stato-blindato.html"><span style="color: #0000ff;">13 Gen. &#8211; Palestina &#8211; Lo stato blindato &#8211; di Michele  Giorgio</span></a></li>
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<li><a href="http://yabastanapoli.blogspot.com/2010/01/turchia-rabbia-per-articolo-ocalan-sul.html"><span style="color: #0000ff;">13 Gen. &#8211; Turchia &#8211; Rabbia per articolo di Ocalan su Il  Manifesto</span></a></li>
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<li><a href="http://yabastanapoli.blogspot.com/2010/01/cosi-vicino-cosi-lontano.html"><span style="color: #0000ff;">12 Gen. &#8211; Danimarca &#8211; Cosi vicino cosi lontano &#8211; lettera di Luca  Tornatore</span></a></li>
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<li><a href="http://yabastanapoli.blogspot.com/2010/01/inizia-un-caldo-2010-per-il-messico.html"><span style="color: #0000ff;">12 Gen . &#8211; Messico &#8211; Inizia un caldo 2010 per il  Messico</span></a></li>
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<li><a href="http://yabastanapoli.blogspot.com/2010/01/membro-del-gruppo-di-pace-del-pkk.html"><span style="color: #0000ff;">12 Gen. &#8211; Kurdistan &#8211; Arrestato membro del gruppo di pace del  PKK</span></a></li>
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<li><a href="http://yabastanapoli.blogspot.com/2010/01/il-salto-della-tigre.html"><span style="color: #0000ff;">11 Gen. &#8211; Cina &#8211; Il salto della tigre</span></a></li>
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<li><a href="http://yabastanapoli.blogspot.com/2010/01/carovana-in-argentina-presenzattiva.html"><span style="color: #0000ff;">11 Gen. &#8211; Argentina &#8211; Da Chilecito a  Famatina</span></a></li>
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<li><a href="http://yabastanapoli.blogspot.com/2010/01/carovana-mexico-2010-resoconto-della.html"><span style="color: #0000ff;">10 Gen. &#8211; Messico &#8211; Chiapas &#8211; Resoconto dal Caracol 4 di  Morelia</span></a></li>
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<li><a href="http://yabastanapoli.blogspot.com/2010/01/una-pace-giusta-per-noi-kurdi.html"><span style="color: #0000ff;">9 Gen. &#8211; Kurdistan &#8211; Una pace giusta per noi Kurdi di Abdullah  Ocalan</span></a></li>
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<li><a href="http://yabastanapoli.blogspot.com/2010/01/chiapas-carovana-2010-resoconto-caracol.html"><span style="color: #0000ff;">9 Gen. &#8211; Messico &#8211; Chiapas &#8211; Resoconto dal Caracol 1 La  Realidad</span></a></li>
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		<title>Il fallimento pilotato dei comuni italiani</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 07:01:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli enti locali non possono più permettersi i servizi pubblici, a causa di minori trasferimenti dallo Stato, del taglio dell’Ici e delle regole di Bruxelles “Ho fatto cambiare il cartello affisso fuori dal mio ufficio: non più sindaco, ma curatore fallimentare”. Giorgio Dal Negro è sindaco di Negrar, una cittadina da 17mila abitanti in provincia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli enti locali non possono più permettersi i servizi pubblici, a causa di minori trasferimenti dallo Stato, del taglio dell’Ici e delle regole di Bruxelles</p>
<p>“Ho fatto cambiare il cartello affisso fuori dal mio ufficio: non più sindaco, ma curatore fallimentare”. Giorgio Dal Negro è sindaco di Negrar, una cittadina da 17mila abitanti in provincia di Verona. Dal Negro è anche presidente dell’associazione dei Comuni veneti (Anci Veneto). “Pensavo di poter amministrare bene, e invece sono nella situazione di veder fallire le mie aziende, senza poter far nulla”. Le parole del sindaco di Negrar potrebbero essere messe in bocca alla maggior parte degli oltre 8mila sindaci italiani, di destra o sinistra che siano. Perché i Comuni italiani soffrono: non hanno soldi, o non possono spenderne. Cadono sotto i colpi di una politica nazionale demagogica che elimina i tributi locali ma non ne compensa la perdita, di un progressivo accentramento delle decisioni (mascherato di falso federalismo) e di regole europee miopi e controproducenti.</p>
<p>Ma se i Comuni falliscono, il problema è di tutti. Nei servizi, innanzi tutto. Niente soldi, niente asili nido, servizi alla persona, agli anziani, trasporti pubblici, raccolta dei rifiuti, sostegno alle famiglie, vigili urbani. Basta farsi un giro nella propria città, e fare due conti a casa, per rendersi conto di quanto i Comuni si siano impoveriti negli ultimi anni. I problemi sono anche per i conti dello Stato: secondo l’Istat, il comparto degli enti locali ha contribuito al miglioramento dei conti pubblici correggendo il proprio saldo, che tra il 2004 e il 2008 è migliorato di 2,5 miliardi di euro. Non solo: il 60% della spesa per investimenti del Paese è sostenuta dai Comuni. Eppure il grido di dolore dei sindaci è più forte che mai. E nessuno sembra ascoltarlo.</p>
<p>Le “spettanze”. Per sapere quanto lo Stato versa alle amministrazioni comunali basta fare un salto sul sito del ministero dell’Interno. Qui, alla voce “finanza locale”, si può consultare il database delle “spettanze” dei Comuni italiani. Si tratta di quanti soldi lo Stato deve a ciascuno comune. Andate su finanzalocale.interno.it e cercate il vostro Comune. I dati arrivano fino al 2009, e si possono controllare le cifre negli anni precedenti. Provate a farlo, confrontando le cifre 2009 col 2008, e troverete una sfilza di segni meno. Milano, meno 40 milioni. Torino, meno 30 milioni. Roma, meno 90 milioni. I trasferimenti dallo Stato ai Comuni si riducono anno dopo anno. Queste cifre però non danno un quadro preciso della realtà. Molti adempimenti non sono ascritti e, soprattutto, molte cifre sono, appunto, “spettanze”: somme che spettano ai Comuni, ma non è detto che vengano erogate, né con precisione quando.</p>
<p>Il caso più clamoroso è quello dell’imposta comunale sugli immobili, l’Ici, cancellata per le “prime case” con un colpo elettorale dal governo in carica. Dopo aver abolito questo tributo, l’esecutivo aveva promesso ai Comuni trasferimenti per cifre analoghe per compensare della perdita. Ma mentre il mancato gettito 2008 ammonta a circa 3,4 miliardi di euro, il governo ha stanziato 2,8 miliardi. 600 milioni in meno per il 2008: diventeranno 796 milioni nel 2009 e nel 2010.<br />
<span id="more-1672"></span><br />
Milano ha perso 36 milioni di euro di Ici, Roma 33 milioni. L’imposta sulla prima casa è fondamentale per tutti i Comuni con alta densità abitativa: non a Capri o Cortina, dove ci sono solo seconde case. Ma non è solo un problema di soldi: l’Ici era di fatto l’unico tributo locale. Con la sua abolizione, il controllo delle casse comunali è passato tutto al governo centrale. Alla faccia del federalismo fiscale tanto declamato, che al momento rimane un progetto sulla carta.<br />
Secondo la Corte dei Conti, che stima in un 12% la riduzione delle entrate correnti dei Comuni per il 2008, con l’abolizione dell’Ici sulla prima casa si è realizzata una sorta di rivoluzione copernicana, secondo la quale i trasferimento dallo Stato ora costituiscono la voce maggiore (il 40%) del budget a disposizione delle amministrazioni comunali. Fino a un anno fa non era così.<br />
La beffa è del patto. Il controllo centrale dei conti locali passa anche dall’Europa. Il cosiddetto “patto di stabilità interno” è l’incubo dei sindaci. Arriva direttamente da Maastricht, e dice che il debito degli enti locali va rigidamente controllato. Il risultato però è un danno: secondo l’Associazione nazionale dei comuni italiani (www.anci.it), oggi gli enti locali hanno nelle proprie casse 3,2 miliardi di euro, che però in virtù del patto non possono spendere. Soldi che potrebbero essere utilizzati per realizzare opere di manutenzione e aiutare le economie locali, il cui utilizzo viene però limitato ancora una volta a livello centrale. Non solo: secondo il patto i Comuni dovranno ridurre nel triennio 2009-2011 la spesa totale del 18%, ovvero di 9 miliardi di euro. “Siamo in una situazione paradossale -spiega il sindaco di Casalmaggiore (Cr), Claudio Silla-: molti Comuni hanno risorse disponibili ma non possono spenderle.<br />
I vincoli stritolanti del patto paralizzano l’economia e bloccano i pagamenti dei fornitori di molte amministrazioni locali”. “Non ce la facciamo più -rincara Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia-. Quest’anno la percentuale dei Comuni che non rispetterà il patto di stabilità  passerà dal 3 al 40%”.</p>
<p>I servizi sul mercato. A dare respiro ai bilanci comunali in tutti questi anni avevano contribuito anche le municipalizzate, ormai ex, coi loro bilanci in utile. Oggi la situazione è molto cambiata, e i conti non sono più così rosei. Eppure le “aziende del sindaco” servono ancora: a Milano (che ha rimandato la chiusura del bilancio a febbraio 2010 e optato per l’esercizio provvisorio, in attesa di colmare un buco da 160 milioni di euro) l’assessorato al Bilancio ha attinto dalle casse dell’aziende dei trasporti pubblici, l’Atm, che ha girato all’azionista di riferimento (il Comune, che ha il 100% della proprietà) un maxidividendo straordinario.</p>
<p>È vero che in quest’anno di crisi le utility controllate dagli enti locali non hanno aiutato i loro proprietari, ma la torta è ghiotta, e anche per questo fa gola ai privati. Il recente decreto “Ronchi”, che obbliga a lasciare i servizi locali in mano ai privati entro il 2015, è un regalo a questi ultimi e l’ennesimo scippo ai comuni.</p>
<p>E la chiamano “liberalizzazione”.</p>
<p>La tentazione dei derivati, e una montagna di debiti. Dopo la sbornia di qualche anno fa, nessuno di fida più dei prodotti finanziari ad alto rischio. I derivati avevano promesso -complice l’incompetenza di molti funzionari- di sollevare le casse di molti enti locali facendoli giocare in Borsa. Soldi facili e subito. Il risultato è un debito difficile da scrollarsi di dosso, nonostante gli interventi normativi. Oggi sono ancora 629 gli enti locali titolare di contratti derivati: 570 sono Comuni (45 sono capoluoghi). Il totale è di 35 miliardi di euro di debiti, metà dei quali è delle Regioni. Solo nell’ultimo anno e mezzo, 90 Comuni hanno definitivamente detto addio alla tentazione dei derivati. Ma il danno è stato fatto: per 40 Comuni sono in corso indagini della magistratura per un valore di 9 miliardi di euro di debito. Milano da sola ha in ballo un prestito da 1,6 miliardi, contratto nel 2005, con relativa causa in corso contro gli istituti Deutsche Bank, Depfa, Ubs</p>
<p>(vedi Ae 103). La Regione Toscana ha in portafogli derivati per 1,7 miliardi di euro.<br />
Secondo la Banca d’Italia, alla fine del 2008 il debito totale delle amministrazioni locali (non solo derivati) ammontava a 106,6 miliardi di euro, il 44,6% a carico dei Comuni (vedi tabella a fianco).<br />
Non resta che cementificare. “La vera rivoluzione è avvenuta quando gli oneri di urbanizzazione sono potuti entrare nella spesa corrente” ci dice Salvatore Amura, assessore al Bilancio del comune di Canegrate (Mi). Amura è anche vicepresidente dell’associazione “Rete nuovo municipio” (www.nuovomunicipio.org). È il primo governo Berlusconi che permette ai Comuni di utilizzare i soldi derivanti dalla cementificazione del territorio per finanziare i propri servizi.<br />
“E così i Comuni si sono messi a far costruire sempre più case. Solo che gli oneri arrivano una tantum, ma nel frattempo i costi dei nuovi cittadini te li porti avanti sempre. Come fai a pagare? Continui a costruire. È una specie di droga: distruggi il territorio e non hai più i soldi per gestire le conseguenze della distruzione. Né per pagare gli altri servizi: la quota dei costi coperta dai cittadini (oggi al 35-40%) è destinata a salire. Inevitabilmente. E con essa, il numero di cittadini che non riuscirà a pagare”. “I Comuni e gli enti locali sono strozzati dal taglio dell’Ici e dal patto di stabilità. Ma in pericolo non ci sono solo bilanci: dai Comuni passa la coesione sociale” ci spiega Giorgio Oldrini, sindaco di Sesto San Giovanni, l’ex “Stalingrado d’Italia” alle porte di Milano, che oggi coi suoi 83mila abitanti è la quarta città lombarda. “Diminuiscono le risorse, mentre aumenta la richiesta sociale: imprese, lavoratori, famiglie in crisi. Da noi è drammatica la situazione dei minori. Negli ultimi due anni la spesa comunale destinata ai bambini affidati dal tribunale al Comune è passata da 300mila euro a quasi 2 milioni di euro. Sono bambini abbandonati, vittime di violenza o della conflittualità dei genitori che si separano. Nessuno può dirci che questa è una spesa contenibile”.</p>
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		<title>La truffa dei Cip 6 e l&#8217;azione civile e risarcitoria</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 06:52:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forse tutti sanno della nocività degli inceneritori, ma forse non tutti sanno che col nostro contributo del 7% pagato nelle nostre bollette per le energie rinnovabili vengono invece finanziate le energie assimilate e cioè gli inceneritori , i turbogas, i rigassificatori, &#8220;gli API&#8221;, ed altri generi di cancrovalorizzatori e/o industrie insalubri. Si pensa, non è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse tutti sanno della nocività degli inceneritori, ma forse non tutti sanno<br />
che col nostro contributo del 7% pagato nelle nostre bollette per le energie rinnovabili vengono invece finanziate le energie assimilate e cioè gli inceneritori , i turbogas, i rigassificatori, &#8220;gli API&#8221;, ed altri generi di cancrovalorizzatori e/o industrie insalubri. Si pensa, non è definito,  che anche il nucleare possa essere finanziato coi nostri contributi in bolletta (quota A3)</p>
<p>Non solo lo vogliono attuare senza il nostro consenso, ma ce lo fanno pagare con l&#8217;inganno.<br />
Perciò l’Associazione Diritto al Futuro ha intrapreso a livello nazionale un’azione risarcitoria contro il GSE rivolta a tutti i cittadini/utenti delle varie aziende per l&#8217;energia: Enel, Edison, Sorgenia, e tante altre.</p>
<p>Per ulteriori approfondimenti ed informazioni vi rinvio al sito web: www.dirittoalfuturo.it</p>
<p>Quando nascono: I CIP 6 sono istituiti, per decisione del Comitato Interministeriale Prezzi con delibera numero 6 (da qui l’acronimo CIP 6) nel 1992. Da quella data ogni titolare di utenza elettrica ha pagato e continua a pagare una maggiorazione di oltre il 7% sulla bolletta se riferita all’abitazione di residenza, superiore per tutte le altre utenze.</p>
<p>Chi eroga i CIP 6: L’erogazioni sono effettuate dallo Stato attraverso il G.S.E. (Gestore Servizi Elettrici)</p>
<p> Perché nascono: Per incentivare la produzione di energia da fonti rinnovabili come ad esempio solare, eolico ed idroelettrico.</p>
<p>INVECE</p>
<p>In palese violazione alla Direttiva Europea 2001/77, oltre 80% dei contributi complessivamente erogati sono a favore delle fonti assimilate. Il concetto di fonti assimilate alle rinnovabili non è previsto in nessun altro Paese dell’Unione ed è valso l’avvio di una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia.</p>
<p>Quali impianti: La componente più corposa dei CIP 6 viene indebitamente erogata agli impianti di raffineria di petrolio ed agli inceneritori di rifiuti.</p>
<p>Quanto valgono i CIP 6: Nell’ultimo anno (2008)complessivamente il loro valore è stato pari a  5,5 miliardi di euro.</p>
<p><strong>TUTELARE LA SALUTE E’ UN DIRITTO, OGNI DIRITTO NON ESERCITATO E’ UN DIRITTO PERSO</strong></p>
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		<title>Haiti</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 06:47:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alle 16.53 del 12 gennaio 2010 (le 22.53 ora italiana), la capitale di Haiti – Port Au Prince – è stata colpita da un terremoto di magnitudo 7.3 della scala Richter. Dopo la prima scossa, durata oltre un minuto, sono state registrate altre due scosse più brevi e di minore intensità. Vista l’estrema gravità della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alle 16.53 del 12 gennaio 2010 (le 22.53 ora italiana), la capitale di Haiti – Port Au Prince – è stata colpita da un terremoto di magnitudo 7.3 della scala Richter. Dopo la prima scossa, durata oltre un minuto, sono state registrate altre due scosse più brevi e di minore intensità.</p>
<p>Vista l’estrema gravità della situazione, AGIRE ha deciso a nome delle ONG associate di lanciare un appello di emergenza per supportare gli interventi di soccorso alle popolazioni colpite. L’appello lanciato da AGIRE si inquadra all’interno di un coordinamento promosso con il Ministero degli Affari Esteri, per garantire una risposta coordinata del sistema-paese all’emergenza in corso, nel rispetto dei diversi mandati ed ambiti di intervento.</p>
<p>Per ogni informazione e per donare andate su www.vita.it oppure http://www.agire.it/</p>
<p>Le notizie del terremoto di Haiti in diretta su twitter (Cosa è twitter in 2 parole), Repubblica ha creato una lista per seguire le notizie del terremoto di Haiti in diretta su twitter, ecco l’indirizzo: https://twitter.com/repubblicait/terremoto-haiti</p>
<p>Però detto questo come nel nostro stile vogliamo approfondire la conoscenza di Haiti, come fonte abbiamo consultato wikpedia (la più grande enciclopedia mondiale che è gratuita e disponibile a tutti sul web all&#8217;indirizzo it.wikipedia.org).</p>
<p>Haiti è una nazione dell&#8217;America situata nel Mar dei Caraibi. Un tempo colonia francese, è stata &#8211; dopo gli Stati Uniti &#8211; una delle prime nazioni delle Americhe a dichiarare la propria indipendenza. Il territorio haitiano copre la parte occidentale dell&#8217;isola di Hispaniola e confina a est con la Repubblica Dominicana. Haiti è il paese più povero delle Americhe.</p>
<p>L&#8217;indipendenza dalla Francia è stata dichiarata il 1º gennaio 1804. Venne riconosciuta nel 1825 dalla Francia e nel 1863 dagli Stati Uniti. Dall&#8217;inizio del 2004 Haiti è al centro di una rivolta popolare che ha causato disordini e violenza ed ha portato il 29 febbraio alla partenza dall&#8217;isola del dimissionario presidente Jean-Bertrand Aristide.</p>
<p>Il governo è stato retto ad interim dal presidente della Corte di cassazione, Boniface Alexandre, fino alle elezioni presidenziali tenutesi il 7 febbraio 2006 da cui, pur tra molte proteste ed accuse di broglio da parte dei suoi avversari, è uscito eletto René Préval.</p>
<p>L&#8217;isola, colpita nell&#8217;estate 2004 dall&#8217;uragano Jeanne e nel gennaio 2010 da un disastroso terremoto, vive in uno stato di emergenza umanitaria. Attualmente è in corso una missione internazionale di aiuto sotto l&#8217;egida dell&#8217;ONU, che vede la presenza di un contingente guidato dal Brasile.</p>
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		<title>Fame in Africa</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 06:27:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo i fatti di Rosarno, vediamo i dati dell&#8217;Africa forniti del Movimenti dei senza terra e cerchiamo di capire perchè succedono queste cose. Inoltre noi di ICare stiamo organizzando insieme all&#8217;Ass. Villaggio Globale una conferenza sull&#8217;Africa per Aprile. Il “Movimento dei sem-terra” (MST) è una forma di organizzazione sociale dei senza-terra, i quali sono costretti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo i fatti di Rosarno, vediamo i dati dell&#8217;Africa forniti del Movimenti dei senza terra e cerchiamo di capire perchè succedono queste cose. Inoltre noi di ICare stiamo organizzando insieme all&#8217;Ass. Villaggio Globale una conferenza sull&#8217;Africa per Aprile.</p>
<p>Il “Movimento dei sem-terra” (MST) è una forma di organizzazione sociale dei senza-terra, i quali sono costretti a lavorare la terra per gli altri sotto le più differenti forme come la mezzadria, l&#8217;affitto, come semplici salariati; pertanto, per risolvere questo problema, la principale soluzione è ottenere una terra dove poter lavorare.</p>
<p>Il MST è nato come una forma di coscientizzazione e organizzazione di agricoltori i quali hanno percepito che, avendo un pezzo di terra, avrebbero potuto liberarsi dallo sfruttamento dei latifondisti ed iniziare ad organizzare la propria vita e quella della propria famiglia per poter progredire. Possedere un pezzo di terra significava avere lavoro, cibo, reddito; vivere in una comunità rurale significava poter creare dei servizi minimi per una vita dignitosa.</p>
<p><strong>DATI MST</strong></p>
<p>1. Dal 1960 la produzione di cereali nel mondo è aumentata di 3 volte, mentre la popolazione mondiale è cresciuta del 100%, da 3 a 6.2 miliardi.</p>
<p>La disponibilità di alimenti per persona è cresciuta del 24%, l&#8217;offerta di calorie quotidiane per abitante è cresciuta da 2.360 a 2.803.</p>
<p> 2.. Nel 1960 si stimava che &#8211; in tutto il mondo &#8211; ci fossero 80 milioni di persone che soffrivano la fame, nel 2006 sono diventate 880 milioni,il 60% vive in ambiente rurale ( oggi gli affamati sono oltre 1 miliardo, l&#8217;80% sono contadini):</p>
<p>Circa 515 milioni vivono in Asia (il 24% della popolazione, con 200 milioni solo in India!)), 186 milioni nell&#8217;Africa sub-sahariana, (34% della popolazione), 100 milioni nelle Americhe.</p>
<p>Nel 2007 gli affamati sono cresciuti di 75 milioni per gli aumenti dei prezzi alimentari</p>
<p> 3.. Fino al 1960 la maggioranza dei paesi era autosufficiente nella produzione di alimenti per i propri popoli, tranne alcune regioni dell&#8217;Africa con grandi problemi climatici.</p>
<p>Oggi, il 70% dei paesi dell&#8217;emisfero sud sono importatori di alimenti.</p>
<p> 4.. Secondo la relazione sui Diritti Umani dell&#8217;ONU, circa 100.000 persone, soprattutto bambini e anziani, muoiono di fame ogni giorno.</p>
<p> 5.. Secondo la stessa relazione, soltanto il 5% delle persone soffre la fame a causa dei problemi climatici. Il 95 % delle persone soffre la fame per problemi strutturali dell&#8217;economia e della politica e vivono in paesi che potrebbero produrre i propri alimenti.</p>
<p>   6     Il modello industriale della produzione agricola (rivoluzione verde) ha danneggiato la fertilità dei terreni nel 20% di tutta l&#8217;area coltivata. In diversi paesi dell&#8217;Africa e dell&#8217;America centrale il danno si estende  al 70% dell&#8217;area    coltivata.</p>
<p>   7. Con le tecniche agricole che esigono irrigazione intensiva, oggi si usa circa il 70% dell&#8217;acqua potabile del mondo nell&#8217;agricoltura. Ogni anno si perdono 1,5 milioni di ettari coltivati per la salinizzazione delle terre.</p>
<p>        Dalla Rivoluzione   verde circa 45 milioni di ettari sono stati danneggiati e 1,6 miliardi di persone non hanno accesso all&#8217;acqua necessaria.</p>
<p><span id="more-1658"></span></p>
<p>Mi sembra importante che , dopo i fatti di Rosarno, un giornalista scomodo come Massimo Fini abbia pubblicato su Il Fatto un articolo interessante che si può anche non condividere ma ci aiuta ad andare in profondità e capire meglio cosa succede e cosa è successo in Africa.</p>
<p><strong>&#8220;QUANDO L&#8217;AFRICA ERA DAVVERO NERA NON MORIVA DI FAME &#8221; DI MASSIMO FINI 14/01/2010</strong></p>
<p>Sui fattacci di Rosarno anche la stampa più bieca e razzista è stata costretta a prendere le parti degli immigrati (&#8220;Hanno ragione i negri&#8221;, ha titolato il Giornale, 9/1), sfruttati fino all&#8217;osso per i famosi lavori che &#8220;gli italiani non vogliono più fare&#8221;, costretti a vivere in case di cartone e, come se non bastasse, presi anche a pallettoni. Ed è assolutamente ipocrita chiamarli &#8220;neri&#8221;, in linguaggio politically correct, come fa la sinistra se poi li si tratta da &#8220;negri&#8221; che è il senso ironico del titolo di Feltri.</p>
<p>Quando però si analizzano le cause di queste migrazioni ormai bibliche, che portano a situazioni tipo Rosarno in Europa e negli Stati Uniti, la stampa occidentale resta sempre, e non innocentemente, in superficie. Si dice che costoro sono attratti dalle bellurie del nostro modello di sviluppo. Ora, non c&#8217;è immigrato che non possegga almeno un cellulare e che non sia in grado di avvertire chi è rimasto a casa di che &#8220;lacrime grondi e di che sangue&#8221; questo modello, per tutti e in particolare per chi, come l&#8217;immigrato, è l&#8217;ultima ruota del carro.</p>
<p>Si dice allora che costoro sono costretti a venire qui a fare una vita da schiavi a causa della povertà e della fame che strazia i loro Paesi. E questo è vero. Ma non si spiega come mai queste migrazioni di massa sono cominciate solo da qualche decennio e vanno aumentando in modo esponenziale. In fondo le navi esistevano anche prima e pure i gommoni. Il fatto che gli immigrati di Rosarno siano prevalentemente provenienti dall&#8217;Africa nera ci dà l&#8217;opportunità di spiegarlo.</p>
<p>L&#8217;opinione pubblica occidentale, anche a causa della disinformatia sistematica dei suoi media, è convinta che la fame in Africa sia endemica, che esista da sempre. Non è così. Ai primi del Novecento l&#8217;Africa nera era alimentarmente autosufficiente. Lo era ancora, in buona sostanza (al 98%), nel 1961. Ma da quando ha cominciato ad essere aggredita dalla pervasività del modello di sviluppo industriale alla ricerca di sempre nuovi mercati, per quanto poveri, perché i suoi sono saturi, la situazione è precipitata. L&#8217;autosufficienza è scesa all&#8217;89% nel 1971, al 78% nel 1978. Per sapere quello che è successo dopo non sono necessarie le statistiche, basta guardare le drammatiche immagini che ci giungono dal Continente Nero o anche osservare a cosa siano disposti i neri africani, Rosarno docet, pur di venir via.</p>
<p>Cos&#8217;è successo? L&#8217;integrazione nel mercato mondiale ha distrutto le economie di sussistenza (autoproduzione e autoconsumo) su cui quelle popolazioni avevano vissuto, e a volte prosperato, per secoli e millenni, oltre al tessuto sociale che teneva in equilibrio quel mondo (come è avvenuto in Europa agli albori della Rivoluzione industriale quando il regime parlamentare di Cromwell, preludio della democrazia, decretò la fine del regime dei &#8220;campi aperti&#8221; (open fields), cosa a cui le case regnanti dei Tudor e degli Stuart si erano opposte per un secolo e mezzo, buttando così milioni di contadini alla fame pronti per andare a farsi massacrare nelle filande e nelle fabbriche così ben descritte da Marx ed Engels).</p>
<p>Oggi, nell&#8217;integrazione mondiale del mercato, nella globalizzazione, i Paesi africani esportano qualcosa ma queste esportazioni sono ben lontane dal colmare il deficit alimentare che si è venuto così a creare. E quindi la fame.</p>
<p>Senza per questo volerlo giustificare il colonialismo classico è stato molto meno devastante dell&#8217;attuale colonialismo economico. Fra i due c&#8217;è una differenza sostanziale, di qualità. Il colonialismo classico si limitava a conquistare territori e a rapinare materie prime di cui spesso gli indigeni non sapevano che farsi, ma poiché le due comunità rimanevano separate e distinte poco cambiava per i colonizzati che, a parte il fatto di avere sulla testa quegli stronzi, continuavano a vivere come avevano sempre vissuto, secondo la loro storia, tradizioni, costumi, socialità, economia.</p>
<p>Il colonialismo economico, invece, ha bisogno di conquistare mercati e per farlo deve omologare le popolazioni africane (come del resto le altre del cosiddetto Terzo Mondo) alla nostra way of life, ai nostri costumi, possibilmente anche alle nostre istituzioni (la creazione dello Stato, per soprammercato democratico o fintamente democratico, ha avuto un impatto disgregante sulle società tribali), per piegarle ai nostri consumi. In Africa si vedono neri con i RayBan (con quegli occhi!) e il cellulare, che costano niente, ma manca il cibo. Perché il cibo non va dove ce n&#8217;è bisogno, va dove c&#8217;è il denaro per comprarlo. Va ai maiali dei ricchi americani e, in generale, al bestiame dei Paesi industrializzati, se è vero che il 66% della produzione mondiale di cereali è destinato alla alimentazione degli animali dei Paesi ricchi (dato Fao).</p>
<p>E adesso ci si è messa anche la Cina, new entry in questo gioco assassino, che compra, con la complicità dei governanti corrotti, intere regioni dell&#8217;Africa nera la cui produzione, alimentare e non, non va ai locali, sfruttati peggio degli immigrati di Rosarno, ma finisce a Pechino e dintorni. Ma l&#8217;invasione del modello di sviluppo egemone ha anche ulteriori conseguenze, quasi altrettanto gravi della fame. Sradicati, resi eccentrici rispetto alla propria stessa cultura che è finita nell&#8217;angolo, scontano una pesantissima perdita di identità. A ciò si devono le feroci guerre intertribali cui abbiamo assistito, con ipocrita orrore, negli ultimi decenni. Perché le guerre in Africa, sia pur con le ovvie eccezioni di una storia millenaria, avevano sempre avuto una parte minoritaria rispetto alla composizione pacifica fra le sue mille etnie (J.Reader, &#8220;Africa&#8221;, Mondadori, 2001).</p>
<p>E così fra fame, miseria, guerre, sradicamento, distruzione del loro habitat, costretti a vivere con i materiali di risulta del mondo industrializzato (si vada a Lagos, a Nairobi o in qualsiasi altra capitale africana) i neri migrano verso il centro dell&#8217;Impero cercandovi una vita migliore. O semplicemente una vita. E i nostri &#8220;aiuti&#8221;, anche quando non sono pelosi, non solo non sono riusciti a tamponare il fenomeno della fame e della miseria, in Africa e altrove, come è emerso dal recente vertice della Fao tenuto a Roma, ma l&#8217;hanno aggravato perché tendono ad integrare ulteriormente le popolazioni del Terzo Mondo nel mercato unico mondiale, stringendo così ancor di più il cappio intorno al loro collo. Alcuni Paesi e intellettuali del Terzo Mondo lo avevano capito per tempo. Una ventina di anni fa, in contemporanea con una delle periodiche riunioni del G7 (allora c&#8217;era ancora il G7), i sette Paesi più poveri del mondo, con alla testa l&#8217;africano Benin, organizzarono un polemico controsummit al grido: &#8220;Per favore non aiutateci più!&#8221;. Ma non vennero ascoltati.</p>
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		<title>Siae, il regalo della vergogna</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 06:07:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cellulari, decoder, computer, lettori mp3: qualunque dispositivo abbia una memoria verrà colpito da una nuova &#8220;tassa&#8221;, fra qualche giorno. È quanto deciso dal decreto firmato il 30 dicembre dal ministro dei Beni e delle attività culturali Sandro Bondi. Il decreto contiene i dettagli del compenso per ciascun prodotto. In alcuni casi, come i cellulari, c&#8217;è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cellulari, decoder, computer, lettori mp3: qualunque dispositivo abbia una memoria verrà colpito da una nuova &#8220;tassa&#8221;, fra qualche giorno. È quanto deciso dal decreto firmato il 30 dicembre dal ministro dei Beni e delle attività culturali Sandro Bondi. Il decreto contiene i dettagli del compenso per ciascun prodotto. In alcuni casi, come i cellulari, c&#8217;è una somma unitaria di 90 centesimi su ogni prodotto venduto. </p>
<p>Per altri, come gli hard disk esterni o interni e la chiavette Usb, c&#8217;è una quota (in centesimi) per ogni GB. Considerato che ormai è comune trovare 250 GB di hard disk nei pc e che ne sono stati venduti 6,9 milioni nel 2008, solo da questa categoria di prodotti a Siae andranno circa 100 milioni euro l&#8217;anno. Destinati a salire di molto nei prossimi anni, visto che la quantità di GB degli hard disk cresce nel tempo.</p>
<p>L&#8217;equo compenso per copia privata (che già ci scippano dai ogni Cd e Dvd considerandoci tutti dei pirati) prende la strada delle accise sulla benzina e magari tra un po&#8217; la nostra chiavetta usb finanzierà anche lei la guerra in Etiopia del &#8217;14 o il terremoto del Belice. </p>
<p>Così Altroconsumo parla di &#8220;regalo di Natale in ritardo&#8221;, dal governo alla Siae. &#8220;Anche in altri Paesi europei c&#8217;è l&#8217;equo compenso, ma non a questi livelli e non esteso a così tanti prodotti&#8221;, dice Scorza. &#8220;L&#8217;assurdo è che in Italia l&#8217;industria o i consumatori finanzieranno Siae anche per prodotti che non c&#8217;entrano nulla con la copia privata. O che c&#8217;entrano solo marginalmente&#8221;. È raro, in effetti, usare la memoria di un cellulare per ospitare copia della musica comprata su cd; ancora più improbabile che lo si faccia per i film in dvd. &#8220;Impossibile, inoltre, usare l&#8217;hard disk di un decoder Sky per questi scopi. Eppure l&#8217;equo compenso si applicherà anche a tali prodotti&#8221;, continua Scorza.  </p>
<p>La pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale è prevista a giorni e subito dopo diventerà effettivo. Con buona pace di chi, come Altroconsumo e l&#8217;associazione confindustriale Asstel, si era opposto con tutte le forze al decreto, nelle scorse settimane.</p>
<p>Tutto questo per finanziare la SIAE che è un ente per la difesa del diritto di autore ma che con 85.000 associati lo difende e ne stipendia solo 3.000.</p>
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		<title>Notizie locali dalle Marche e dall&#8217;Abruzzo</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 05:57:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi al Teatro comunale di Monsampolo del Tronto alle 17.30 si svolgeranno 2 eventi. Messaggeri dal passato, presentazione in anteprima del documentario storico sul progetto Museo della cripta e le mummie di Monsampolo. Ecco la locandina Banchetto incontro con Franca Maroni e Kristina Kanaan, autrici della &#8220;L&#8217;agenda della luna 2010, vivere in sintonia con la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Oggi al Teatro comunale di Monsampolo del Tronto alle 17.30 si svolgeranno 2 eventi. </strong></p>
<p><strong>Messaggeri dal passato</strong>, presentazione in anteprima del documentario storico sul progetto Museo della cripta e le mummie di Monsampolo.</p>
<p><a href="http://www.assoicare.org/wp-content/uploads/2010/01/invitomummie.jpg" target="_blank">Ecco la locandina</a></p>
<p><strong>Banchetto incontro con Franca Maroni e Kristina Kanaan</strong>, autrici della &#8220;L&#8217;agenda della luna 2010, vivere in sintonia con la natura&#8221;.  Con informazioni tramandate da generazioni, di valore universale, che riguardano temi sul giardinaggio, sulla salute, sui lavori di casa e sulla cura del corpo.</p>
<p>E’ un regalo per chi ha interesse di vivere più sano, secondo i ritmi lunari in armonia con noi stessi e con ciò che ci circonda. I consigli pratici sono di facile lettura giorno dopo giorno attraverso dei simboli che rappresentano le varie attività consigliate.</p>
<p><strong>Franca Maroni</strong> scrittrice, poetessa, ricercatrice e studiosa di scienze umane e spirituali, vive ed opera ad Ascoli Piceno. Profonda amante della natura, è attenta a cogliere i nessi sincronici delle cose in una visione olistica del tutto. Il suo contributo all’Agenda della Luna vuole essere<br />
un invito a riflettere sull’unicum del mondo umano e astrale per un agire più opportuno e consapevole. Franca Maroni ha creato e presiede dal 1992 il Centro Poesia Marche per diffondere il valore del linguaggio poetico. Ha pubblicato vari testi in prosa e poesie.</p>
<p><strong>Kristina Kanaan</strong>, scultrice, vive e lavora in mezzo al verde delle colline marchigiane a Monsampolo del Tronto (AP) ove ha fondato con suo marito l’associazione culturale “il giardino erboso” che offre ospitalità agli artisti di tutto il mondo per momenti di relax e di ritiro creativo.<br />
Kristina, che da 12 anni segue i ritmi naturali e cerca di vivere in armonia con l’universo, dedica l’agenda a tutte le persone che sono alla ricerca del sé, in un continuo miglioramento della vita quotidiana, della salute e del benessere.</p>
<p>E&#8217; in vendita nelle librerie sia di Ascoli che di San Benedetto e nel negozio erboristeria &#8220;Germogli&#8221; di San Benedetto del T.<br />
<span id="more-1639"></span><br />
<strong>Report: 1° incontro tavolo sull&#8217;acqua, Ascoli Piceno, 10 Gennaio 2010</strong></p>
<p>Di seguito le indicazioni emerse e i punti su cui iniziare a lavorare:</p>
<p>    * Chiedere aiuto ad un gruppo di tecnici ed esperti in grado di capire come modificare gli statuti comunali per dare all’acqua il valore di bene pubblico e contrastare efficacemente la privatizzazione. Seppure dall’incontro di Foce di Montemonaco era emerso con chiarezza che la modifica deve espressamente portare la dicitura che l’acqua è un bene a non rilevanza economica è opportuno notare che le procedure di modifica dello Statuto è un’operazione delicata e diversa da comune a comune. Coinvolgere saperi esperti in questo settore permette di fornire un valido ausilio a chi vorrà intraprendere questo percorso<br />
    * Sensibilizzazione sul tema dell’acqua coinvolgendo la cittadinanza, soprattutto i bambini, al fine di rendere un tessuto sociale locale consapevole dell’importante trasformazione che stanno subendo i servizi pubblici locali. Questo può essere effettuato attraverso il coinvolgimento delle scuole, manifestazioni ed iniziative da mettere in campo e da organizzare nei prossimi appuntamenti<br />
    * Effettuare una comunicazione adeguata, originale e capace di uscire dagli schemi tradizionali, privilegiando la via telematica e il lavoro sul territorio<br />
    * Organizzare il tavolo per aree tematiche con un referente ed un coordinatore. Ad esempio i fiumi, la captazione e i servizi pubblici locali che con la medesima legge si avviano alla privatizzazione. Questo permetterà di lavorare su un quadro di insieme sicuramente più indicato e fruttifero.<br />
    * Ampliare il monitoraggio dei comuni a tutti i comuni dell’Ambito Territoriale Ottimale e non solo a quelli della provincia ascolana<br />
    * Completare la tabella individuando i referenti nei comuni in cui non si è riusciti ad individuarne (Montemonaco, Montedinove, Force, Arquata, Venarotta, Montegallo, Maltignano, Montefiore dell’Aso, Palmiano)<br />
    * Collegarsi e rapportarsi con i movimento nazionali (su tutti il Forum dei Movimenti) contro la privatizzazione dell’acqua per non perdere di vista che seppur la nostra azione è a base locale, ci si inserisce su un contesto nazionale molto attivo e fondamentale per bloccare e cambiare questa legge</p>
<p>Oltre a numerosi cittadini non facenti parte di alcuna associazione sono intervenute le seguenti Rappresentanze:</p>
<p>    * Babazuf (Castel di Lama)<br />
    * Blob (Castorano)<br />
    * Ascoliequosolidale (Ascoli Piceno)<br />
    * GAS Gasper (Ascoli Piceno)<br />
    * Meteoriviera (San Benedetto – Grottammare)<br />
    * Bassa Manovalanza<br />
    * Rifondazone Comunista<br />
    * Sinistra Ecologia e Libertà<br />
    * Emergency<br />
    * Luoghi comuni<br />
    * CGIL<br />
    * CISL<br />
    * RSU lavoratori CIIP<br />
    * Coordinamento per le terme di Acquasanta</p>
<p>Hanno aderito ma non sono potuti venire e hanno assicurato la presenza nelle prossime occasioni:</p>
<p>    * I care<br />
    * SOS missionari<br />
    * Cittadinanzattiva</p>
<p>Mi preme concludere dicendo che è stato un incontro molto stimolante che ha permesso di esprimere la nostra visione sui pericoli che stanno attraversando i beni comuni, l’acqua in primis, nel nostro paese; credo però che sia giunto il momento di aprire una nuova fase, quella più operativa e pratica. I prossimi appuntamenti, a mio avviso, devono essere caratterizzati da un approccio più pragmatico e organizzativo provando a “sporcarci le mani” con date, articoli statutari, proposte di azione, ecc.</p>
<p>Vedo questa nuova fase come essenziale se vogliamo davvero fermare questa deriva privatistica e vincere questa partita difficile ma alla portata del movimento civico che si sta formando e all’interno del quale vogliamo fare la nostra parte.</p>
<p>Per qualsiasi informazione e interazione utilizzeremo il sito www.luoghi-comuni.org oppure il nostro blog.</p>
<p><strong>RETE DELLE ASSOCIAZIONI DELLE MARCHE</strong>: pur nella complessità che caratterizza i processi  connettivi  che vogliono praticare relazioni orizzontali e paritetiche, la costituzione della rete procede a gran passi. Due  gli appuntamenti importanti a cui si prevede una ampia partecipazione di associazioni e di cittadini marchigiani: venerdì 15 gennaio h. 21, presso il Palacongressi di Loreto,  e sabato 16 gennaio con inizio alle  ore 9,30, a Macerata,  presso l’ agriturismo  “I Valeriani”, contrada Valle 5.</p>
<p>“Luoghi Comuni” parteciperà ad entrambi gli incontri nei quali si discuterà la definizione dei contenuti condivisi su cui si basa la connessione della rete (riduzione del consumo di suolo, beni comuni, partecipazione, energie rinnovabili, nuove economie sostenibili: questi i punti per ora in campo)  e si esaminerà l’ipotesi di  una  grande “manifestazione” regionale per la loro  valorizzazione pubblica. Tutto quanto uscirà dagli incontri, sempre sul sito www.luoghi-comuni.org;</p>
<p><strong>SPAZIO A SAN BENEDETTO PER GLI INCONTRI AUTOCONVOCATI DEL TERZO LUNEDI’ DEL MESE</strong>: finalmente abbiamo un luogo d’incontro anche nell’ area costiera: si tratta della sede del Comitato di Quartiere “Agraria”, che con molto piacere condivide con noi i suoi spazi. I locali si trovano appunto nel quartiere Agraria, in via Giovanni Gronchi, n° 13 (due vetrine accanto alla sede della Fondazione “Libero Bizzarri”: per trovarlo basta dunque seguire la segnaletica relativa alla “Fondazione Bizzarri”): spazio non centrale (come avremmo voluto) ma in compenso facilmente raggiungibile anche da chi viene dalla Vallata.  A partire, dunque, da LUNEDI’ 18 GENNAIO, ORE 21,00, ogni terzo lunedì del mese, come prevede la nostra Carta, sappiamo che a San Benedetto (così come in Ascoli ogni primo lunedì del mese)  c’è un luogo aperto ed a nostra disposizione dove, senza preventiva convocazione, ci troveremo per discutere e condividere  tutto ciò che riterremo necessario.</p>
<p><strong>LUNEDÌ 18 GIÀ SUL TAVOLO</strong>  la costituzione del gruppo di lavoro COMUNICAZIONE e SENSIBILIZZAZIONE per due tematiche “scottanti” ed al centro anche di appuntamenti nazionali: migranti ( 1° marzo: giornata nazionale organizzata da demoKmzero) ed acqua bene comune (giornata mondiale il 22 marzo): chi è interessato alle due tematiche e/o  anche a lavorare su nuovi linguaggi e su nuovi modi per informare e coinvolgere i cittadini è calorosamente invitato a partecipare.</p>
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		<title>Signori, ecco Avatar</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 05:21:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Entriamo in questo mondo alieno attraverso gli occhi di Jake Sully, un ex Marine costretto a vivere sulla sedia a rotelle. Nonostante il suo corpo martoriato, Jake nel profondo è ancora un combattente. E&#8217; stato reclutato per viaggiare anni luce sino all&#8217;avamposto umano su Pandora, dove alcune società stanno estraendo un raro minerale che è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Entriamo in questo mondo alieno attraverso gli occhi di Jake Sully, un ex Marine costretto a vivere sulla sedia a rotelle. Nonostante il suo corpo martoriato, Jake nel profondo è ancora un combattente. E&#8217; stato reclutato per viaggiare anni luce sino all&#8217;avamposto umano su Pandora, dove alcune società stanno estraendo un raro minerale che è la chiave per risolvere la crisi energetica sulla Terra. Poiché l&#8217;atmosfera di Pandora è tossica, è stato creato il Programma Avatar, in cui i &#8220;piloti&#8221; umani collegano le loro coscienze ad un avatar, un corpo organico controllato a distanza che può sopravvivere nell&#8217;atmosfera letale. </p>
<p>Questi avatar sono degli ibridi geneticamente sviluppati dal DNA umano unito al DNA dei nativi di Pandora&#8230; i Na’vi. Rinato nel suo corpo di Avatar, Jake può camminare nuovamente. Gli viene affidata la missione di infiltrarsi tra i Na&#8217;vi che sono diventati l&#8217;ostacolo maggiore per l&#8217;estrazione del prezioso minerale. Ma una bellissima donna Na&#8217;vi, Neytiri, salva la vita a Jake, e questo cambia tutto.</p>
<p>Il film era stato concepito da James Cameron, il regista Premio Oscar per &#8220;Titanic&#8221;, 15 anni fa, quando non esistevano ancora gli strumenti necessari per dare vita alla sua visione però dopo aver visto il lavoro fatto su gollum nel signore degli anelli 4 anni si è convinto ad iniziare la pre-produzione del film. </p>
<p>Probabilmente il film di fantascienza più atteso della storia (forse dopo Episodio I). Accompagnato da commenti entusiastici più o meno unanimi: trama così così, ma esperienza visiva straordinaria. Qualcosa di assolutamente mai visto prima: il 3D come dovrebbe essere, alle sue piene potenzialità.</p>
<p>Dopo tre settimane dall&#8217;uscita nel resto del mondo, Avatar è già al secondo posto nella classifica dei film che hanno incassato di più in assoluto, con ampio distacco dal terzo. Siamo attualmente a 1341 milioni di dollari, circa 200 più del Ritorno del Re e circa 500 in meno rispetto al primo in classifica, quello che fino a ieri sembrava l&#8217;inarrivabile Titanic e che oggi sembra rischiare il sorpasso. </p>
<p>Il film è già andato era già in programmazione in 33 sale dalla notte scorsa, con molte proiezioni partite allo scoccare della mezzanotte. Oggi è presente in Italia in oltre 700 copie, 834 sale in 504 cinema. Come detto più volte è fotemente consigliabile vedere il film in una sala dotata come minimo di proiezione 3D. Secondo alcuni l&#8217;esperienza migliore si ottiene nei teatri Imax, che però in Italia c&#8217;è ne solo uno a Riccione.</p>
<p>Una curiosità: il film non arriva alle sale su pellicola, ma in formato digitale, come è lecito aspettarsi. Si tratta di un hard disk che contiene un file di 155 GB, compresso in JPEG2000, in formato 2048 x 858 a 48 fotogrammi al secondo (il doppio di una proiezione 2D). Sull&#8217;etichetta, oltre al titolo del film e ai dati tecnici, c&#8217;è anche la scritta &#8220;Redbird&#8221;: il nome in codice usato per non far sapere che si trattava di Avatar durante le prime spedizioni dei dischi alle sale.</p>
<p>Sì, la storia è ultra-prevedibile, una vera collezione di cliché, anche se il messaggio non è da sottovalutare (peccato che molte allusioni si perdano nella traduzione). Ma visivamente Avatar è straordinario.</p>
<p>Il 3D funziona, finalmente, creando profondità e realismo senza dare fastidio ed eccedere in trovate. L&#8217;immagine è luminosa e i colori del mondo alieno sono ricchissimi, l&#8217;ambientazione è magica e immersiva, l&#8217;azione è coreografata da un virtuoso. Gli alieni digitali sono talmente ben fatti che dopo pochi istanti ci si dimentica che sono creazioni computerizzate, e tutte le battute che descrivono Avatar come Balla coi Puffi vengono smentite. Questi personaggi digitali sono vivi. Recitano. La versione aliena del viso di Sigourney Weaver, in particolare, è mozzafiato, e Gollum pare improvvisamente di cartapesta. Neytiri (Zoe Saldana) farà frullare gli ormoni a tutti i furries. E forse non solo a loro.</p>
<p>Decisamente Avatar ridefinisce gli standard della cinematografia e mostra come si combatte la pirateria cinematografica: ridando allo spettatore un&#8217;esperienza che non può in alcun modo replicare al di fuori del cinema.</p>
<p>Più tardi vi racconto i dettagli, compresa la visita agli impianti di proiezione digitale 3D. Intanto prenotatevi un biglietto in una sala 3D fatta come si deve e non prendete nulla di diuretico prima della proiezione.</p>
<p>Come dice il critico cinematografico Rogert Ebert, vedere Avatar al cinema fa provare le stesse emozioni che si provavano nel 1977 di fronte a Guerre Stellari: il piacere di uno spettacolo mai visto e la consapevolezza di assistere a un punto di svolta della storia della cinematografia. Buona visione.</p>
<p><strong>Recensione di Io, Loro e Lara</strong><br />
Padre Carlo Mascolo è un missionario che vive in un villaggio nel cuore dell&#8217;Africa dove &#8211; parole sue &#8211; fa &#8220;il medico, il preside, l&#8217;agricoltore, il meccanico e lo sceriffo a tempo pieno&#8221;. Da qualche tempo avverte i sintomi di una crisi spirituale che lo angoscia sempre di più. Dunque decide di tornare a Roma per parlarne ai suoi superiori. Il suo padre spirituale lo tranquillizza, a volte è necessaria una pausa di riflessione. </p>
<p>Lo esorta a trascorrere un po&#8217; di tempo in famiglia per ritrovare se stesso attraverso il calore dei propri cari, dove invece succedono tante cose con una famiglia molto cambiata negli anni di assenza in Africa. Intanto da un&#8217;altra parte della città, in un minuscolo appartamentino di periferia, una misteriosa ragazza fa dei colloqui con un assistente sociale. Sembra che la ragazza, Lara, abbia avuto dei seri problemi in passato che adesso sta cercando di risolvere. Ma nonostante l&#8217;aria da educanda che ostenta con l&#8217;assistente sociale, Lara conduce una doppia vita. Di notte, di fronte ad una web cam si trasforma in una sensualissima modella in latex e tacchi a spillo.</p>
<p>Vi consigliamo l&#8217;ultimo film di Carlo Verdone che è finalmente un alternativa divertente e intelligente alla volgarità e alla banalità dei soliti cinepanettoni.</p>
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