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Patch Adams: “La depressione è solo un business”

7 settembre 2009 in notizia

Patch Adams: “La depressione è solo un business”
06/09/2009 – C.B.

(168 letture)

Il famoso medico e inventore della clownterapia ha affermato: “La depressione non è una patologia, ma un business”.
“L’umorismo ha salvato e plasmato tutta la mia vita. La depressione non è una patologia ma un business multimiliardario, una diagnosi inventata dalle case farmaceutiche per nascondere la solitudine”. Ha esordito così il famoso medico e inventore della clown terapia Patch Adams, intervenuto ad un convegno sulle co-terapie ad Ancona promosso dalla Fondazione Salesi. “Essere clown – ha continuato Patch Adams – è un modo per portare amore agli altri”. La sua storia è nota al grande pubblico anche grazie ad un film biografico con Robin Williams. “Dopo la morte di mio padre, militare di carriera quando avevo 16 anni – ha detto – tre ricoveri in ospedale psichiatrico per i feroci litigi con quanti all’epoca nel Sud degli Usa inneggiavano e praticavano il razzismo contro i neri, e un tentato suicidio, ho deciso che avrei fatto la rivoluzione: quella dell’amore e del sorriso”. Altissimo, con i lunghi capelli bianchi raccolti in un codino, il sessantaquattrenne Adams si presenta al pubblico in quella che definisce la sua tenuta “meno vistosa”: ampi pantaloni variopinti, camicia colorata e calzini spaiati, per dar vita ad un vero e proprio show. Vera – ha confermato – la storia narrata dal film di aver riempito una vasca da bagno di spaghetti a beneficio di un malato terminale, come pure di essere stato emarginato per le sue scelte controcorrente. “Nel 1971 – ha proseguito – ho fondato con altri 20 volontari un ospedale completamente gratuito che ho diretto per 12 anni, curando 15mila pazienti di cui 3.000 con turbe psichiche gravi, cui non ho mai somministrato farmaci. Per 40 ho esercitato la professione senza farmi pagare. Ho fatto il clown in 68 nazioni e creato centri umanitari in 30 paesi del mondo. Odio la violenza e quando incontro persone che litigano, intervengo strappando loro una risata. Il metodo si rivela efficace al cento per cento”.

Fonte: Ansa

Meritocrazia. Anzi no, politocrazia

21 agosto 2009 in notizia

CHICAGO BLOG » La politica premia troppe aziende in Italia, non solo Silvio.
I due economisti hanno passato al setaccio tutti i data base pubblici disponibili, e per i 12 anni scelti come campione hanno considerato insieme gli oltre 300 mila – 300 mila! – nominati dalla politica – Roma più autonomie più municipalizzate – in incarichi aziendali, più tutti i politici a qualunque livello che in costanza di carriera continuano a ricoprire incarichi nelle imprese.

Hanno ristretto il proprio focus a 11mila di questi manager “politici”, in imprese di diverso settore di business 8 e con oltre un milione e mezzo di occupati alle loro dipendenze.

…Le conclusioni sono abbastanza devastanti. Per le imprese degli 11mila manager politicizzati, in media ricavi e profitti superano del 5% quelle concorrenti a parità di condizioni nei primi anni successivi al mandato ottenuto e naturalmente la media sale uilteriormente nei settori in cui il procurement pubblico è diretto, vantaggio che tende a scemare quanto più ci si riavvicina a nuove nomine o a elezioni che preludano a cambi di maggioranza.

Nelle Regioni del Centro-Sud a più alta spesa pubblica, il vantaggio improprio giunge addirittura al 16,8%, e al 24% se l’impresa è attiva in segmenti di business in cui l’attore pubblico ha forza rilevante in termini di regolazione e procurement.

Digitale terrestre, problemi e difficoltà di scelta

21 agosto 2009 in notizia

Canali in alta definizione, nuove piattaforme digitali satellitari, “switch over” e “switch off”, decoder interattivi e segnali criptati: la nuova era della televisione è fatta (anche, se non soprattutto) di questo. Di aggiornamenti, contratti e tecnicismi che sfuggono alle conoscenze del pubblico di massa, che spesso si trova impotente davanti a problemi funzionali finora sconosciuti.

Alla maggior parte degli utenti, alle persone abituate a malapena a maneggiare a dovere un telecomando, interessano più che altro nozioni essenziali: sapere (senza neppure capire) come si sintonizza il proprio apparecchio televisivo sui canali del digitale terrestre, come scegliere la “pay Tv” più conveniente, quale decoder comprare. Lo scenario, come abbiamo più volte documentato, è parecchio complesso ed è di conseguenza facile, per chi vive la rivoluzione digitale da semplice spettatore, fare confusione. Anche perché le informazioni utili a sciogliere i dubbi non sempre sono immediatamente reperibili.

Per gli utenti poco informati in materia è innanzitutto bene ribadire un paio di concetti. La Tv digitale si può fruire da tre diversi sistemi – satellite, digitale terrestre e Iptv (la televisione via Internet) – e può essere gratuita o a pagamento. Nel passaggio da analogico a digitale, attraverso il processo di “swtich over” prima (oscuramento di RaiDue e Rete4) e di “switch off” poi (spegnimento di tutti i canali analogici) ciò che serve per continuare a vedere gratuitamente i cosiddetti canali “in chiaro” (quelli di Rai, Mediaset, La7 e di tutte le emittenti locali e commerciali) è un decoder. O questo è direttamente integrato nel televisore – da aprile qualsiasi modello venduto nei negozi è di questo tipo – o lo si compra a parte, ricordandosi che un “set top box” serve un solo apparecchio Tv e non tutti quelli presenti in casa. Se si vuole spendere poco, sui 30 euro circa, la scelta può cadere su un modello “zapper”, che abilita la ricezione di tutti i canali gratuiti del digitale terrestre. Attenzione quindi: con questi ricevitori non si può accedere ai programmi a pagamento (Mediaset Premium, Dahlia Tv, la ex La7 Cartapiù, che necessitano invece di un ricevitore “Mhp” interattivo) perché non leggono le carte magnetiche e non è detto che funzionino correttamente ovunque.

In Piemonte, Lazio, Trentino e Sardegna, dove il processo di digitalizzazione è in atto, sono frequenti i casi di disservizio. Le cause? Segnale debole, sintonizzazione non corretta, aggiornamenti in corso, antenna inadeguata. Risultato: alcuni canali non si vedono più come prima, quando c’era solo la Tv analogica. E non è finita qui. Il decoder collegato alla Tv dell’abitazione principale potrebbe infatti non operare a dovere nella seconda casa di montagna o al mare se questa si trova in una zona coperta solo parzialmente dal digitale terrestre. Che fare in questi casi? Le scelte possibili sono due: o affidarsi a un decoder satellitare (costano mediamente sui 100/150 euro) e godersi tutto quanto disponibile (canali generalisti compresi) via etere oppure sposare la nuova proposta di TivùSat. La piattaforma satellitare voluta da Rai e Mediaset nasce proprio per ovviare ai problemi di ricezione che pare interessino un milione e mezzo di famiglie italiane e trasmettere, previo acquisto da parte dell’utente di apposito decoder da 99 euro, tutta l’offerta gratuita del digitale terrestre.

Pay Tv, Dt contro satellite anche in alta definizione
Chi vuole andare oltre ed è interessato ai programmi a pagamento ha, come detto, tre strade: Sky (satellite), Mediaset Premium o Dahlia Tv (digitale terrestre), le emittenti che trasmettono via Internet in banda larga, vale a dire le Iptv di Telecom Italia (Alice Home Tv), Fastweb, Wind e Tiscali. Le promozioni si sprecano un po’ ovunque ma la lotta principale è fra le prime due.

La satellitare Tv di Rupert Murdoch punta quest’anno forte sull’alta definizione (con oltre 30 canali disponibili in questa tecnologia) e ha sostituito più che degnamente i programmi persi per il mancato rinnovo con la Rai riguardante i canali satellitari di quest’ultima. Il menu proposto è sempre lo stesso: bouquet di canali multitematici (circa 300 quelli in palinsesto) da poter assemblare a propria scelta con la formula del pacchetto base (che costa da un minimo di 19,90 a un massimo di 29,90 euro mese) associabile alle categorie Cinema, Calcio e Sport.

Chi si abbona a tutte spende fino a 69 euro al mese, promozioni escluse, ma almeno non ha l’onere di andarsi a comprare il decoder visto e considerato che gli viene fornito in comodato d’uso con un costo una tantum di attivazione (49 euro per quello Hd e addirittura 199 euro per il modello MySky Hd che permette di registrare programmi sull’hard disk interno con un solo tasto del telecomando).

Il digitale terrestre in “pay per view”, invece, impone la dotazione di un ricevitore interattivo e in tal caso per il neo utente si aprono due possibilità: o acquistare un nuovo televisore dotato di “smart cam” (il dispositivo capace di leggere le carte a pagamento), scelta che evita la necessità di un decoder esterno, oppure investire circa 70 euro per un prodotto (certificato con bollino Dgtvi possibilmente) da collegare all’apparecchio televisivo esistente. Se si vuole percorrere sul Dt la strada dell’alta definizione, che Mediaset offrirà da fine mese, il discorso cambia: serve un televisore Hd ready o meglio ancora Full Hd e un decoder compatibile con le trasmissioni in formato Hd, che può costare (vedi quelli dotati di doppio lettore di smart card) oltre i 160 euro.

La scelta fra una o l’altra piattaforma è una questione di contenuti e tariffe: Mediaset Premium offre in promozione fino al 22 agosto con formula Easy Pay (si paga ogni due mesi con addebito in conto corrente o via carta di credito) il pacchetto “Gallery + Calcio” (canali di intrattenimento, cinema e partite in diretta) a 19,90 euro mese per un anno intero. C’è chi ha già approfittato dell’ulteriore sconto operato da MediaWorld e con poco più di 130 euro si è assicurato dodici mesi di programmazione in salsa digitale. Che vi sia una guerra senza esclusione di colpi con Sky è abbastanza facile da intuire.

Altra storia, infine, sono gli abbonamenti alle Iptv: i canali pay accessibili, oltre a quelli proposti nel bouquet di base, sono gli stessi dell’offerta satellitare o del digitale terrestre. Il loro “plus” dichiarato non è tanto sul lato contenuti quanto in quello di combinare tre servizi – Tv, telefono e Internet – in un unico pacchetto. Quanto appetibile dal punto di vista dei costi (il decoder è fornito gratuitamente) sia la Tv via Internet non è così facile da determinare: occorre, con certosina pazienza, confrontare i vari pacchetti proposti (attenzione al fatto che le promozioni valgono solo per i nuovi abbonati) e valutarne la convenienza in funzione delle personali esigenze. La corsa alla televisione digitale non conosce soste e forse è giusto che sia così. Di sicuro lascia più di qualcuno scontento per strada.

Auto Blu: in Italia dieci volte più che negli Stati Uniti….

21 agosto 2009 in notizia

In Italia sono quasi 650mila, un numero da record che continua a crescere. L’Italia è il Paese dove si utilizza il maggior numero di auto blu del mondo. In soli sei mesi il parco macchine della Pubblica Amministrazione è infatti cresciuto del 2,7% tanto da raggiungere oggi le 624.330 unità (sei mesi fa erano 607.918), cioè 10 volte più che negli Stati Uniti.

A evidenziare il record negativo italiano ci ha pensato Contribuenti.it, Associazione Contribuenti Italiani, che grazie a uno studio condotto dallo Sportello del Consumatore, ha conteggiato le auto blu utilizzate nel Belpaese, prendendo in considerazione sia le vetture private sia quelle in leasing, a noleggio operativo e a lungo termine, presso lo Stato, Regioni, Province, Comuni, Municipalità, Asl, Comunità montane, Enti pubblici, Enti pubblici non economici, Società misto pubblico-private e Società per azioni a totale partecipazione pubblica.

Nonostante la legge del 1991 che limita l’uso delle auto blu esclusivamente a Ministri, Sottosegretari e ad alcuni Direttori generali, tagli e provvedimenti reali non sono mai stati effettuati.

Italia, Paese di Santi e… debitori: ogni famiglia è sotto di 15mila €uro

21 agosto 2009 in notizia

C’era una volta l’economia virtuale; quella che acquistava prodotti generando debito (invece che reddito) anche indipendentemente dalla effettiva possibilità di riuscire ad onorarlo, quella che viveva al di sopra delle proprie possibilità, quella di una “Belle Epoque” che non si poneva domande bensì insisteva sul proprio stile di vita.

C’era una volta, speriamo non ci sia più. Colpa, ma anche merito, della crisi economica dalla quale – qualche importante istituzione afferma – stiamo per uscire. Ammesso che non si generi il ciclo detto “a doppia V”, con recessione, ripresa, contro-recessione ancor più grave. Sarebbe una catastrofe, specialmente per quelle famiglie dall’economia fragile e dall’indebitamento elevato, come tante ce ne sono anche in Italia.

Da un’indagine della Cgia (Associazione artigiani e piccole imprese) di Mestre, risulterebbe infatti che le famiglie italiane sono indebitate ciascuna (in media) per 15.067,76 euro. Una cifra spaventosa, specie se si tiene conto di quante sono ancora, in un tessuto comunque solido ed ancorato al valore del risparmio come è quello italiano, le famiglie “virtuose” cioè capaci addirittura di risparmiare, oltreché di non indebitarsi.

Il dato è riferito al dicembre 2008, quindi ad un periodo in cui la crisi ancora non mordeva forte, e sarebbe è in gran parte dovuto ai mutui per l’acquisto della casa, ai prestiti per l’acquisto di beni mobili, al credito al consumo ed ai finanziamenti per la ristrutturazione di beni immobili.

Se volessimo analizzare il dato scorporandolo per provincia, scopriremmo che i due grandi motori d’Italia fungono d locomotiva anche in questa speciale classifica: il maggiore indebitamento grava sulle spalle delle famiglie di Lodi (20.960 euro), cittadina strettamente dipendente dagli umori della grande Milano di cui è satellite, seguite da quelle di Roma (20.953 euro) e – appunto – Milano (20.857 euro).

Tra le meno indebitate, forse perché ancora ben ancorate ai valori tradizionali, le famiglia sarde. Se da un lato è vero che il debito è stato contratto principalmente per l’acquisto di una casa, quindi preoccupa relativamente, è vero anche che con l’arrivo dell’€uro è esploso, crescendo dell’81%.

Tutta la nostra solidarietà a Pino, Incursione notturna nell’abitazione di Pino Masciari

21 agosto 2009 in mafia, notizia

TUTTA LA NOSTRA SOLIDARIETA’ A PINO E ALLA SUA FAMIGLIA

200809 Gazzetta del Sud - Incursione notturna nell'abitazione di Pino Masciari

Non abbiamo purtroppo aggiornamenti di rilievo, e il purtroppo è dovuto al fatto che non ravvisiamo reazioni pronte da parte degli organi responsabili della sicurezza della famiglia Masciari in località protetta così come dal mondo della politica fatto salvo le parole dell’europarlamentare On. Gianni Vattimo: l’unica reazione immediata e concreta è la ripresa immediata della difesa popolare attuata dagli amici di Pino Masciari.

Non agire di fronte a tale scempio significa esserne complice.

Pubblicheremo man mano la rassegna stampa conoscendo la puntualità dell’informazione delle testate calabresi: il primo articolo qui a lato è della Gazzetta del Sud, l’articolo è di Marialucia Conistabile.

L’agenzia di ieri:

STRANA ‘VISITA’ IN RESIDENZA SEGRETA TESTIMONE GIUSTIZIA



(AGI) – Vibo Valentia, 19 go. – Due individui, dopo aver scavalcato il balcone della casa della localita’ segreta dove vive Pino Masciari, il testimone di giustizia calabrese, sono entrati nella camera da letto mentre lo stesso stava dormendo con la moglie Marisa, nella stanza accanto dove c’erano i figli. Il fatto e’ avvenuto poco dopo le tre di stamattina. “Se non mi e’ preso un infarto stavolta significa che non mi prendera’ mai piu’ – dice Masciari – e come prima cosa ho pensato ai miei figli, poi ho avvisato i servizi. Non intendo comunque commentare il fatto piu’ di tanto. So soltanto – aggiunge – che sono senza protezione e che quando vogliono mi posso ammazzare”.

Twitter in Afghanistan, notizie dalle elezioni: 31 seggi chiusi e i testimoni online

20 agosto 2009 in notizia

Afghanistan, si vota. Alle 7 di oggi (4.30 ora italiana) hanno aperto i seggi in tutto il paese e a Herat già da questa mattina, nella zona dei nostri militari, si sono formate lunghe code.

Inserendo su Twitter gli hashtag a
#afghanistan e #afghan09 potete trovare continui aggoornamenti. Kabulistan scrive che il Ministro degli Interni afghano ha smentito qualsiasi cancellazione delle elezioni e per una copertura completa suggerisce di monitorare Reuters e Bbc. ll network inglese chiede inoltre la partecipazione degli elettori, che possono scrivere a questo indirizzo per inviare immagini, video e impressioni dai seggi. Se volete consultare una significativa varietà di fonti direttamente dall’Afghanistan, Frontline ha stilato la lista di giornalisti, militari e blogger attivi su Twitter: si va da @Orzala, attivista di Kabul per i diritti umani, a @AtiaAbawi, giornalista e corripondente per la CNN, passando per il dottorando @waterflows e il fotografo @jeromestarkey.

Quell’«aiutino» milionario del Superenalotto alla Sicilia

20 agosto 2009 in notizia

dall’artico di Gian Antonio Stella sul corriere.it

Nelle prime settimane di agosto la norma contenuta in una legge del 1993 ha fatto entrare nelle casse di Lombardo 2,7 milioni di euro.

Perché mai alla Sicilia (e solo alla Sicilia) va un ottavo di tutti gli incassi delle giocate al Superenalotto fatte nell’isola? Perché mai lo Stato non è altrettanto generoso con Lombardia, Toscana o Molise e neppure con le altre regioni a statuto speciale? La domanda, venata di irritazione, ha dilagato ieri on-line non appena è comparsa la notizia: l’erario lascia alla Regione il 12,25% della raccolta locale.

Un privilegio che ha consentito all’ente go vernato da Raffaele Lombardo di incassare soltanto in queste prime settimane d’agosto 2,7 milioni di euro. Quasi quanto il governo ha distribuito in tutto il 2008 alle organizza zioni di assistenza umanitaria con l’8 per mil le. La notizia, a dire il vero, è l’ennesima di mostrazione di quanto sia stato geniale, a suo tempo, il lancio sulla Settimana enigmi­stica di una fortunatissima rubrica: «Forse non tutti sanno che…». Dove da decenni si diffondono alla rinfusa le cose più curiose: «Forse non tutti sanno che… il canguro può fare salti di nove metri!», «Forse non tutti sanno che… Antonio Gramsci era alto un me tro e mezzo». «Forse non tutti sanno che… il tennista Rafael Nadal ha vinto su terra 60 par tite consecutive». Cose così: note agli specia listi ma ignorate dal grande pubblico, che se le beve come ovetti freschi di giornata.

Per leggere tutto l’articolo di Gian Antonio Stella sul corriere.it, clicca qui

Fondi dalla Regione Marche per la banda larga in comuni e borghi non serviti

20 agosto 2009 in notizia

Nuovi fondi in arrivo dalla Regione Marche per potenziare la banda larga Internet delle zone rurali. Si tratta di 4 milioni di euro che provengono da risorse finanziarie comunitarie, nazionali e regionali che serviranno per potenziare le connessioni nei borghi e comuni fuori dalla portata delle grandi “autostrade telematiche”.

Circa l’11% della Regione non è coperto ancora da adsl per cui beneficeranno dei fondi 13 comuni dell’entroterra che saranno individuati sulla base dell’attuale copertura e degli interventi già finanziati col Ptl – Piano telematico regionale. Secondo la regione le Marche saranno servite entro il 2010 da un accesso internet da 4 a 7 Mbs ed entro il 2012 da 20 Mb/s.

L’eroina che sventò la truffa all’Inps

19 agosto 2009 in notizia

LA DIRIGENTE HA DENUNCIATO TUTTO AI MAGISTRATI, ORA VIVE SOTTO SCORTA. Mogli, cognati, sorelle, fratelli, cugini, parenti e amici di uomini di rispetto si spacciavano per braccianti agricoli senza esserlo.

C’ è una piccola grande donna da proteggere, in Calabria. Una donna che sta rischiando grosso per aver fatto un gesto che da qualunque altra parte del mondo occidentale, da Helsinki a Vancouver, è ovvio e normale: ha passato ai giudici i documenti d’una truffa all’Inps. Truffa che per anni aveva fatto scrosciare acquazzoni di denaro su mogli, cognati, sorelle, fratelli, cugini, parenti e amici di uomini di rispetto che si spacciavano, senza esserlo, per «braccianti agricoli».

La signora, eroina suo malgrado in un pa ese dove la semplice osservanza delle leggi può richiedere un coraggio straordinario (come quello che costò la vita a Giovanni Bonsignore, un funzionario regionale sici liano reo di avere denunciato la truffa di una cooperativa) si chiama Maria Giovan na Cassiano, è la dirigente della sede Inps di Rossano, sulla costa dello Jonio in provin cia di Cosenza e da due mesi vive sotto scor ta dopo essere stata pesantemente minac ciata.

Non è una testa di cuoio, non è uno spe cialista scelto dei carabinieri, non è un poli ziotto delle squadre spe ciali, non è un magistrato d’assalto in guerra con la mafia. È solo una funzio naria di medio livello di un ente pubblico come l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale che ha fatto quanto le era stato chiesto da Roma: control lare come mai nell’area della Sibaritide ci fossero così tanti braccianti agri coli e come mai risultasse ro così tante giornate di malattia e maternità e in­dennità di disoccupazione. Una procedura standard, in questi casi.

Prova ne sia che ieri le agenzie davano la notizia di un’altra indagine, per molti versi simile in provincia di Taranto, dove la Guar dia di Finanza ha denunciato 363 persone per una truffa organizzata da un’azienda agricola che dal 2003 al 2007 avrebbe simu lato una gran quantità di false assunzioni di braccianti agricoli fregando all’Inps, in in dennità previdenziali e assistenziali varie, almeno un milione e 200mila euro.

L’inchiesta di Rossano condotta su dispo sizione della magistratura dai finanzieri del capitano Giovanni D’Acunto, per quanto sia soltanto agli inizi, ha già sollevato il co perchio su qualcosa di più profondo, di più malato, di più pericoloso di tante truffe tra dizionali. Dietro alle tre cooperative sma scherate fino ad oggi, la «San Francesco», la «Eurosibaris» e la «Meridionale» (altre so no passate al setaccio in questi giorni) c’era infatti l’ombra, attraverso prestanome o ad dirittura persone che sarebbero risultate del tutto ignare di essere state usate come copertura, di tre famiglie legate a uomini della ’ndrangheta. Uomini che, come dice vamo, avrebbero arrotondato gli incassi di altri affari più o meno illeciti distribuendo La nei dintorni (mogli, fratelli, cognati, paren ti…) la qualifica (e le prebende) di «brac ciante agricolo».

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