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Rinnovabili, cosa cambia

7 marzo 2011 in energia, energie rinnovabili


Dopo giorni di polemiche è giunta l’intesa in materia di rinnovabili: via il tetto degli 8mila megawatt di potenza fotovoltaica per avere gli incentivi e riduzione dal 30 al 22% del taglio al prezzo di ritiro dei certificati verdi per il periodo 2011-2015.

Inoltre ecco l’obbligo per le abitazioni italiane del 50% di energia verde per i consumi di acqua calda sanitaria, riscaldamento e raffrescamento entro il 2017 e un nuovo regime di incentivi a partire da giugno.

Paolo Romani, ministro dello Sviluppo economico, ha affermato che non c’è stato “nessuno stop alle rinnovabili”, ma “solo una razionalizzazione del sistema per fermare le speculazioni finanziarie che finiscono per pesare sulle bollette degli italiani”.

Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, ha specificato che tale “punto di equilibrio” terrà conto “dell’obiettivo europeo del 17% di rinnovabili al 2020, della progressiva riduzione dei costi dei materiali e dei livelli dei bonus adottati dagli altri Paesi”.

Per il ministro Prestigiacomo dunque “si è adottata una strategia per contenere i costi sulla bolletta energetica e per intensificare i controlli contro le truffe e le frodi” e l’Italia resta così “saldamente dentro il settore delle rinnovabili, dando una prospettiva di sviluppo alle migliaia di aziende e alle decine di migliaia di lavoratori che operano nella filiera”.
Per Confindustria “il provvedimento pone le basi per uno sviluppo razionale della green economy italiana che avrà una ricaduta positiva sul costo dell’energia“.

Per il presidente di Rete imprese Italia, Remo Guerrini, “l’eliminazione del tetto degli 8mila megawatt non risolve il problema perché lo si sostituisce con la scadenza del conto energia prevista per il 30 maggio”.
Infine Edoardo Zanchini, responsabile energia e infrastrutture di Legambiente ha sottolineato che “imprenditori e cittadini sono lasciati nella più totale incertezza” e soltanto “chi ha già i cantieri aperti e finirà entro maggio avrà sicurezza sugli incentivi“. “Da giugno” – ha proseguito Zanchini – ”entrerà in vigore un nuovo sistema con tariffe più basse ma anche un limite annuale alle installazioni che non darà garanzie a chi vuole investire”.

Fonte: risparmiosoldi.it

Il governo vuole bloccare le rinnovabili

2 marzo 2011 in energia

“Il governo Berlusconi vuole bloccare le fonti rinnovabili a colpi di decreto per far posto al nucleare”: è l’accusa lanciata dalle associazioni ambientaliste. Il decreto è previsto per il 1° marzo.

“Il governo Berlusconi getta la maschera con un attacco senza precedenti alle fonti rinnovabili. Con la proposta di Decreto legislativo che verrà presentata il 1° marzo dal Ministro Romani si vogliono fermare l’eolico, il solare, e le biomasse in Italia per dare spazio al nucleare”. Così Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente, in occasione della conferenza stampa davanti al ministero dello Sviluppo economico convocata da Legambiente Greenpeace, Wwf, Fondazione per lo sviluppo sostenibile, Kyoto Club, Ises, Anev, Aper, Assoenergie futuro, Assosolare.

Questo decreto legislativo, se non verrà cambiato, “sarà un autentico schiaffo da parte di Romani nei confronti del Parlamento e della stessa Unione Europea- attacca Muroni- dopo due mesi di audizioni e confronti in Parlamento, con l’approvazione di risoluzioni da parte di Camera e Senato che proponevano correttivi al primo testo presentato dal Governo, perchè approvare un testo che non tiene in alcun conto queste proposte?”.

Forse, allora, aggiunge il direttore generale di Legambiente, “era questo l’obiettivo della campagna mediatica negativa condotta dal governo in questi mesi contro le fonti rinnovabili? Per far partire il nucleare facendolo pagare ai cittadini in bolletta?”. Ciò detto, “ci auguriamo- Muroni- che almeno il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo intervenga e faccia valere le ragioni dell’ambiente”. Legambiente ha analizzato nel dettaglio i contenuti della proposta di decreto legislativo in attuazione della direttiva 2009/28/Ce, che il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani presenta al Pre-Consiglio dei Ministri e che “bloccherebbe inesorabilmente lo sviluppo delle Rinnovabili in Italia”.

Per il solare fotovoltaico il Decreto prevede un tetto a 8.000 MegaWatt, dopo il quale è previsto lo stop a qualsiasi incentivo. Limite “incomprensibile, pari al fotovoltaico installato nel solo 2010 dalla Germania che ha così superato i 18.000 MW installati complessivamente puntando, in poco tempo, a raddoppiare questi obiettivi per raggiungere i target previsti dall’Unione Europea al 2020″. Per l’eolico, c’è un “taglio retroattivo del 30% per gli incentivi in vigore: quando l’Unione Europea ha stabilito il divieto a qualsiasi intervento retroattivo proprio perchè toglierebbero certezze agli investimenti delle imprese nel settore”.

Ancora, si lamenta “un fallimentare sistema di incentivi con aste per i nuovi impianti: invece di ripensare gli attuali sistemi di incentivo, o copiare i migliori sistemi in vigore nei Paesi dove le rinnovabili stanno crescendo, si vuole introdurre in Italia il sistema delle aste che ha fallito in tutti i Paesi in cui è stato introdotto”. C’è poi lo “stop ai regolamenti edilizi comunali e alle leggi regionali che spingono le rinnovabili in edilizia: altro che federalismo, il Decreto prevede il divieto di indicazioni ‘diverse o superiori’ a quelle previste nel testo per le fonti rinnovabili in edilizia, con la conseguenza che i Comuni e le Regioni che già sono intervenute, in alcuni casi con indicazioni molto più ambiziose, dovranno fare un passo indietro senza poter, in alcun modo, intervenire in materia”.

Fonte: Dire

Nucleare. Le ragioni del no.

25 marzo 2010 in energia

Dal sito di Piero Ricca pieroricca.org:

In video l’intervento di Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, dal titolo le 10 bugie più ricorrenti sul nucleare, registrato il 20 febbraio a Legnago in occasione di un incontro con i candidati alle Regionali. L’intervento è presente su You tube in 4 frammenti al link del nostro canale alla voce Stefano Ciafani

Secondo l’Ue l’Italia dovrà importare energia verde. Secondo Asso Energie Future è “inconcepibile”

14 marzo 2010 in energia

L’Unione europea è convinta che l’Italia non riuscirà a rispettare l’impegno di produrre da fonti rinnovabili almeno il 17% del suo consumo di energia elettrica entro il 2020. Il giudizio sul nostro paese è contenuto previsioni preliminari sul raggiungimento a livello europeo del target del 20%. Di conseguenza l’Italia dovrà importare l’energia verde che non riesce a produrre. In particolare energia da fonte eolica e fotovoltaica.

Estremamente critica nei confronti di questa previsione si è dichiarata Asso Energie Future, neonata associazione di categoria dei produttori da fonte rinnovabile, che ha definito l’idea di importare energia prodotta da fonti rinnovabili “inconcepibile”. Secondo il presidente di Asso Energie Future, Massimo Sapienza, l’Italia può e deve farcela da sola:

E’ una decisione inconcepibile considerando l’alto grado di sviluppo della filiera italiana. Non ha senso comprare da altri Paesi l’energia che si potrebbe produrre qui, a minor costo, creando oltre 93 mila posti di lavoro ogni anno. E’ inutile impegnare tante risorse per liberarsi dalla dipendenza dall’estero, se poi andiamo a comprare fuori dai confini il minimo indispensabile per rispettare i nostri impegni internazionali. E’ in gioco la sicurezza e l’autonomia energetica del Paese

L’energia verde, quindi, l’Italia la può produrre da sola e, se non ci riesce, è solo per scelte politiche italiane che non danno il via libera all’industria delle rinnovabili. C’è da dire, però, che appena pochi giorni fa, seppur con presupposti diversi, l’idea di importare energia elettrica verde era stata proposta dall’associazione ambientalista Amici della Terra. L’associazione, però, sposa la tesi dell’importazione per evitare il consumo di suolo e difendere il paesaggio italiano.

Via | La Nuova Ecologia, Asso Energie Future

Canada: biomasse trinciaforeste

14 marzo 2010 in ambiente, energia

La prima immagine è quella di una foresta naturale. La seconda immagine raffigura lo stesso tratto di terra, ma senza più alberi: solo un deserto fangoso, cosparso di rami abbandonati. Il commento è laconico: Biomasse: questo vi sembra sostenibile?
Così il Comitato per la difesa dei caribù, denuncia la fine delle foreste di Caribou Mines, nella Nova Scotia, in Canada, abbattute dalla Northern Pulp Limited.

La biomassa è considerata una fonte energetica rinnovabile, ma per il Comitato per la difesa dei caribù teme che grandi tratti di foresta primaria possano essere distrutti per la produzione di energia “verde”. La Northern Pulp produce biomasse sotto forma di cippati, da bruciare nel proprio impianto di Port Hawkesbury.

La Northern Pulp è certificata dal Sustainable Forestry Initiative (SFI), parte del discusso schema di certificazione internazionale PEFC. Ma non convince gli ambientalisti. “Abbattere a raso una foresta è una pessima pratica. Quando si portano via tutto per fare biomassa è anche peggio” commenta Jamie Simpson, dell’Ecology Action Centre.

Il governo provinciale ha approvato il progetto dell’impianto di Port Hawkesbury, per consentire alla Nova Scotia Power di produrre energia rispettando l’obiettivo per il 2015 sulle fonti rinnovabili. Per allora la quota dovrà arrivare al del 25 per cento

L’impiego di biomassa è presentato dal governo come una pratica sostenibile, poiché si tratta di energia rinnovabile, e nel 2009 ne è stato raccomandato l’impiego. Per gli ambientalisti si tratta di un nonsenso. Ma il taglio a raso ha un forte impatto anche sul suolo e sullo stock di carbonio.

Il sito di prelievo di Caribou Mines, secondo Jamie Simpson presenta chiari segni di drastica perdita di biodiversità e di assorbimento di carbonio: “dobbiamo ridurre e limitare la pratica del taglio a raso nella nostra provincia, è davvero troppo. Stiamo tentando di incoraggiare il governo a stabilire regole chiare sul prelievo di biomassa e sulla gestione della pratica del taglio a raso. Se pratichi il taglio a raso e porti via tutta la biomassa da un sito, è evidente quale sarà il risultato” ha commentato Jamie Simpson.

Fonte: www.salvaleforeste.it

Il nucleare non è fonte rinnovabile, l’Italia non raggiungerebbe gli obiettivi previsti per il 2020

13 marzo 2010 in energia

Cattive notizie in vista per tutti coloro che reclamavano a gran voce il ritorno del Nucleare come se ritornare alle “buon vecchie care centrali” volesse dire intraprendere una strada verso una nuova produzione di energie verdi e non inquinanti.

Ebbene, coloro i quali auspicavano un Italia green al sapor di nucleare rimarranno delusi, in quanto nella giornata di ieri la Commissione Ue ha ribadito che il nucleare non può essere inserito tra le fonti rinnovabili.

Continua su Risparmiodienergia.it

Edifici vecchi? Intervenite per il risparmio energetico

13 marzo 2010 in energia

Come sempre, la bolletta per l’elettricità e gli altri consumi domestici, continuano a pesare fortemente sul bilancio familiare. Quindi adesso le famiglie italiane sonoo molto più attente a risparmiare almeno all’interno dell’abitazione. Proprio in dipendenza di una domanda che continua a salire, sono stati introdotti requisiti volti di progettazione volti al risparmio energetico per tutte le nuove abitazioni; per gli edifici presistenti, invece, bisogna fare manutenzione per evitare.

Gli edifici che sono stati realizzati dopo il 1977 non dovrebbero avere problemi, visto che nella maggior parte dei casi dovrebbero rispettare la normativa sul contenimento dei consumi (l. 373/76 e l. 10/91) e avere già al proprio interno l’isolamento necessario per non disperdere calore nell’ambiente circostante.

Per tutti gli edifici che stati costruiti antecedentemente, si renderanno necessari tali interventi: coinbentazione delle pareti dell’edificio, mediante l’aggiunta di materiale isolante; isolamento delle coperture e del soffitto dei locali che non sono riscaldati, eliminazione delle infiltrazioni alle finestre, verifica dei vetri e miglioramento della tenuta all’aria dei serramenti e così via.

Fonte: www.risparmiosoldi.it

Ascoli dice “sì” al Piano energetico ambientale comunale

23 febbraio 2010 in energia

Il Consiglio Comunale approva il documento con 29 voti favorevoli e due astenuti.

Il Piano energetico ambientale comunale (Peac), è stato integrato con un ordine del giorno di Antonio Canzian (Pd) che prevede, dopo un’attenta valutazione della compatibilità ambientale, la realizzazione di impianti di cogenerazione per la produzione di energia elettrica e calore finalizzati al soddisfacimento delle esigenze energetiche di singoli stabilimenti o al servizio di più stabilimenti e la cui potenza dovrà essere commisurata alle esigenze produttive degli stessi.

Il Peac, redatto dagli esperti dell’Università di Ancona, mira a favorire una razionalizzazione dei costi energetici per le strutture e il territorio comunale, anche attraverso un maggior utilizzo delle energie alternative, oltre che a determinare il fabbisogno produttivo delle aziende presenti nella vallata del Tronto, sebbene tarandolo in base alle esigenze del 2006.

Il documento è stato adottato con 29 voti favorevoli e le uniche astensioni sono state quelle di Mauro Pesarini (Pd) e Marco Regnicoli (Alveare).

Il consiglio comunale ha inoltre approvato un emendamento promosso dal sindaco Guido Castelli, che esclude dal testo qualsiasi riferimento all’ipotesi della realizzazione di una centrale di cogenerazione a Marino del Tronto, nella periferia del capoluogo piceno.

Fonte: sambenedettoggi.it

L’atomo alla prova della Consulta

22 febbraio 2010 in energia

Il rinascimento nucleare? Roba da ingegneri e scienziati, si direbbe. O magari da economisti, vista l’alchimia dei ritorni dell’operazione a fronte di investimenti assai più imponenti rispetto a quelli richiesti dalle centrali elettriche “normali”, in cambio di un costo del combustibile ridotto. Ma ecco la nuova via, tutta italiana, all’atomo. Che sta designando ben altri protagonisti: i giuristi e gli avvocati.

Perché nulla in pratica potrà muoversi, né sul tavolo degli ingegneri né sul pallottoliere degli economisti, se prima non verrà sciolto un nodo tutto giuridico-costituzionale: quello dei ricorsi e dei controricorsi tra Stato e Regioni sul rispetto della legislazione concorrente. Per essere più precisi: sui diritti delle regioni che sarebbero stati violati dalla legge “sviluppo” che l’estate scorsa ha sancito la supremazia dello Stato (attraverso il Governo) nelle decisioni sulle nuove centrali atomiche, o sulle violazioni costituzionali poi lamentate dal Governo nei confronti delle regioni che nel frattempo hanno legiferato “vietando” sul loro territorio qualunque installazione nucleare.

La Consulta è al lavoro. Pronostici? Una sola certezza, per ora: si tratta di un intricato pasticcio, nel quale si incrociano ragioni, fondatezze, forzature e strafalcioni normativi. E non solo da una parte. Ce lo dice uno dei più quotati giuristi esperti nel settore: Pier Giuseppe Torrani, fondatore dello studio milanese Leone-Torrani e associati. Che per le decisioni della Consulta prevede tempi non brevissimi, sicuramente ben al di là delle prossime elezioni amministrative.

Prima complicazione: la platea dei contendenti. Davvero robusta. Ad aprire il fuoco sono state, progressivamente, quasi tutte le regioni, anche di colori politici diversi. E alla fine solo tre amministrazioni – Lombardia, Veneto e Friuli – si sono sfilate da una mozione comune nella quale si censura il presunto dirigismo nuclearista della legge “99″ varata a Ferragosto. E sono 11 le regioni che nel frattempo hanno formalizzato un ricorso alla Corte Costituzionale: Basilicata, Calabria, Emilia-Romagna, Umbria, Lazio, Puglia, Liguria, Marche, Piemonte, Molise e Toscana. E tre (Puglia e Basilicata, ma anche la Campania) hanno legiferato proclamandosi ufficialmente zona franca da qualunque installazione che abbia a che fare con l’atomo, a prescindere da tutto: legge nazionale, compensazioni locali, negoziati con i territori, cogestione delle normative. Niente di niente: no all’atomo e basta.

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Carlo Rubbia: l’errore nucleare, il futuro è nel sole

22 febbraio 2010 in energia

Come Scilla e Cariddi, sia il nucleare che i combustibili fossili rischiano di spedire sugli scogli la nave del nostro sviluppo. Per risolvere il problema dell’energia, secondo il premio Nobel Carlo Rubbia, bisogna rivoluzionare completamente la rotta.

In che modo? Tagliando il nodo gordiano e iniziando a guardare in una direzione diversa. Perché da un lato, con i combustibili fossili, abbiamo i problemi ambientali che minacciano di farci gran brutti scherzi. E dall’altro, se guardiamo al nucleare, ci accorgiamo che siamo di fronte alle stesse difficoltà irrisolte di un quarto di secolo fa.

La strada promettente è piuttosto il solare, che sta crescendo al ritmo del 40% ogni anno nel mondo e dimostra di saper superare gli ostacoli tecnici che gli capitano davanti. Ovviamente non parlo dell’Italia. I paesi in cui si concentrano i progressi sono altri: Spagna, Cile, Messico, Cina, India Germania. Stati Uniti”.

La vena di amarezza che ha nella voce Carlo Rubbia quando parla dell’Italia non è casuale. Gli studi di fisica al Cern di Ginevra e gli incarichi di consulenza in campo energetico in Spagna, Germania, presso Nazioni unite e Comunità europea lo hanno allontanato dal nostro paese. Ma in questi giorni il premio Nobel è a Roma, dove ha tenuto un’affollatissima conferenza su materia ed energia oscura.