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Impossibilità di pagare i debiti contratti con finanziarie per sempre più famiglie in Italia

30 ottobre 2009 in economia

Il mito dell’italiano caliente amante latino vacilla, ma tant’è: ci rifaremo da qualche altra parte. Il mito dell’italiano formichina risparmiatrice va dissolvendosi, ed è una notizia ancora peggiore: se infatti da una parte i mercati finanziari sembrano aver superato, tra morti e feriti, le conseguenze della crisi economica, non sarà così semplice per i risparmiatori, divenuti anche in Italia sempre più propensi a fare debito, a vivere al di sopra delle proprie possibilità ed a rischiare così di finir soffocati nella impossibilità di pagare i debiti contratti con finanziarie (o banche) anche nonostante la discesa dei tassi (oggi ai minimi storici, 0,73% l’Euribor a tre mesi). Di chi è la colpa?

Del sistema, dirà qualcuno, e certo non mancherà di molto il bersaglio: campagne di marketing molto aggressive ed informatori (e note informative) poco esaustivi certo non hanno migliorato le cose, facendo credere a molti risparmiatori che la “plastificazione”, ovvero il passaggio su carta magnetica, del denaro fosse sempre scevra di costi.

Ma non avremo detto tutta la verità finché non avremo riconosciuto che anche il risparmiatore, mutando il proprio stile di vita, ha stravolto il quadro. Solo in Italia, la voglia di debiti ha fatto crescere l’esposizione delle famiglie dal 31 al 58% in meno di 10 anni…

Così la percentuale di famiglie che si trovano a fare i conti con l’impossibilità di pagare i debiti contratti con finanziarie è salita, specie negli ultimi mesi, toccando quota 2,7%. Checché ne voglia dire l’ABI (Associazione Banche Italiane) un dato preoccupante, sebbene ancora “tra i più bassi rispetto al resto d’Europa”.

Suona stravagante che si tiri in mezzo il continente solo quando fa comodo, perciò vi invitiamo a riflettere su un dato: l’economia britannica, da sempre “pompata” dal debito (161% di quanto guadagnato) contratto dalle famiglie per vivere al di sopra delle proprie possibilità, è letteralmente crollata nell’ultimo anno e mezzo.

Se non vogliamo fare la stessa fine, smettiamo di acquistare, indebitandoci, non solo le case. Ma anche 43 auto su 100, 20 elettrodomestici, il 15% di computer e il 12% dei mobili.

I 400 uomini più ricchi d’America

1 ottobre 2009 in economia

Forbes ha pubblicato la consueta lista degli uomini più ricchi d’America, al primo posto Bill Gates, il patron della Microsoft a seguire Warren Buffet, ma nel complesso a causa della crisi i miliardari hanno perso il 19% della loro ricchezza, lasciando sul terreno 300 miliardi di dollari.

Ancora una volta Bill Gaters conquista la vetta ma perde il 7% del suo patrimonio anche se può contare su 50 miliardi di dollari. Dopo il guru della finanza Buffet c’è il fondatore di Oracle, Lawrence Ellison che, come nel 2008, possiede circa 27 miliardi di dollari.Grazie a Wal-Mart, colosso delle vendite al dettaglio statunitense, dipende la fortuna di Christy, Jim, Alice e Robson Walton, rispettivamente in quarta, quinta, sesta e settima posizione.

Si piazza all’ottavo posto Michael Bloomberg, sindaco di New York mentre il magnate di Sky Rupert Murdoch si piazza al 47esimo posto.Complessivamente i 10 più ricchi d’America hanno visto andare in fumo nell’ultimo anno 40 miliardi di dollari.

Il fondatore di Fabebook, Mark Zuckerberg, è il più giovane della lista, in 158esima posizione con 2 miliardi di dollari di patrimonio. L’età media dei 400 ricconi è di 66 anni, 274 paperoni hanno creato la loro fortuna da soli, il sogno americano non tramonta mai.

Campagna acquisti cinese all’estero

16 settembre 2009 in economia

Una miniera di rame in Afghanistan, un megaprestito alla Moldavia. Gli investimenti all’estero della Cina crescono, e spiazzano lo scacchiere internazionale

“… non c’è nulla di veramente rilevante né di miracoloso in un’economia che cresce al tasso dell’8% quando il credito si espande del 34%… (Kroeber)

“…tutto milita nel senso di un ruolo più importante dei cinesi nella corsa alle attività minerali ed energetiche in tutto il mondo… (Predoletti)

Il piano cinese contro la crisi e lo sviluppo dell’economia
Molti indicatori continuano a suggerire da qualche mese che l’economia cinese tende ad accelerare il passo; c’è chi prevede ormai una crescita del pil per il paese dell’8,7%- 9% nel 2009 e di un tasso di aumento a due cifre per il 2010.

E’ noto che tale ripresa è strettamente collegabile al piano di intervento pubblico varato ormai da tempo e che si concentra su di un vasto programma di lavori pubblici e sul parallelo aprirsi dei cordoni della borsa da parte delle banche.

Non mancano peraltro le possibili ombre. A questa ripresa si accompagna intanto la preoccupazione che si stiano varando moltissimi progetti inutili o a scarso ritorno economico, sprecando una parte consistente del denaro impiegato; inoltre, si teme un forte aumento dei crediti dubbi per il sistema bancario, nonché un nuovo avvio di fenomeni fortemente speculativi in borsa, nel settore immobiliare e in quello delle materie prime, alimentati dal credito facile, nonché della corruzione (Markowitz, 2009).

Si teme inoltre che, passato l’effetto dello stimolo pubblico iniziale, l’economia possa ridurre fortemente i suoi tassi di crescita verso la metà del 2010 (Harrison, 2009), perché nel frattempo non si sarà riusciti a spostare abbastanza l’asse dello sviluppo verso i consumi privati.

Leggi tutto l’articolo di Vincenzo Comito su sbilanciamoci.info