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	<title>Associazione Culturale I Care &#187; economia</title>
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	<description>&#34;La Libertà E&#039; Partecipazione&#34; G. Gaber</description>
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		<title>UN’ECONOMIA SENZA MURAGLIA: LA CINA IN ITALIA, L’ITALIA IN CINA</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Mar 2011 06:24:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ti segnalo un interessante progetto culturale sul rapporto, spesso controverso, tra Italia e Cina. La prima iniziativa di carattere economico, che vedrà coinvolto Marco Marcatili, si svolgerà a Monte Urano (FM) il prossimo giovedì 31 marzo (ore 21, Cineteatro Arlecchino). Saranno presenti Giorgio Prodi (figlio dell&#8217;ex premier), economista dell&#8217;Osservatorio Asia, e alcuni imprenditori italiani e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ti segnalo un interessante progetto culturale sul rapporto, spesso controverso, tra Italia e Cina. La prima iniziativa di carattere economico, che vedrà coinvolto <a href="http://www.linkedin.com/pub/marco-marcatili/5/285/9b4" target="_blank">Marco Marcatili</a>, si svolgerà a Monte Urano (FM) il prossimo giovedì 31 marzo (ore 21, Cineteatro Arlecchino). Saranno presenti Giorgio Prodi (figlio dell&#8217;ex premier), economista dell&#8217;Osservatorio Asia, e alcuni imprenditori italiani e cinesi legati al territorio fermano-maceratese. Tutte le informazioni su <a href="http://www.progettoanimamundi.it" target="_blank">www.progettoanimamundi.it</a></p>
<p>Ecco le locandine degli eventi:<br />
<a href='http://www.assoicare.org/wp-content/uploads/2011/03/Invito-31-marzo.pdf'>Invito 31 marzo</a><br />
<a href='http://www.assoicare.org/wp-content/uploads/2011/03/Comunicato-Anima-Mundi.pdf'>Comunicato Anima Mundi</a></p>
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		<title>Cos&#8217;ha la Norvegia che l&#8217;Italia non ha?</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 06:06:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Nicoletta Forcheri &#8211; mercatoliberotestimonianze.blogspot.com La Norvegia sarebbe un caso da studiare e da emulare: un surplus del 10%, un profitto netto dei titoli di stato di Oslo del 6,197%, di più del 4,747% del bund e del 2,931% dei bond svizzeri, il piu&#8217; basso tasso di disoccupazione (rif.Wall Street Italia). Quello che l&#8217;articolo non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Nicoletta Forcheri &#8211; mercatoliberotestimonianze.blogspot.com</p>
<p>La Norvegia sarebbe un caso da studiare e da emulare: un surplus del 10%, un profitto netto dei titoli di stato di Oslo del 6,197%, di più del 4,747% del bund e del 2,931% dei bond svizzeri, il piu&#8217; basso tasso di disoccupazione (rif.Wall Street Italia). Quello che l&#8217;articolo non dice lo si può trovare facilmente su wikipedia, e cioé che l&#8217;economia norvegese è caratterizzata dalla proprietà statale di grossi comparti industriali cruciali come il petrolio (Statoil), l&#8217;energia idroelettrica (Statkraft), l&#8217;alluminio (Norsk Hydro), la principale banca del paese (DnB NOR), e le telecomunicazioni (Telenor), e che ben il 30% del valore della borsa di Oslo è in mano allo Stato.</p>
<p>Se si comprendono anche le partecipazioni in società non quotate, la quota pubblica aumenta drasticamente con i titoli petroliferi diretti. Insomma, la Norvegia ha la sua IRI intatta, prima del golpe bianco del Britannia.</p>
<p>Inoltre il petrolio del paese è controllato dal governo tramite i maggiori operatori come il 62% in Statoil nel 2007, la controllata statale al 100% Petoro, e SDFI, oltre al controllo delle licenze di esplorazione e produzione. Una sorta di ENI alla Mattei, prima del fatale &#8220;incidente&#8221;.</p>
<p>Poi scopro che il paese, pur essendo il primo produttore ed esportatore di petrolio d&#8217;Europa, non è membro dell&#8217;OPEC, e che ha fondato un FONDO PENSIONI SOVRANO nel 1995 per ridistribuire i proventi del petrolio, del fisco, dei dividendi, delle cessioni e delle royalties. Si aggiunga a questo che non fa parte dell&#8217;UE e che la sua corona è pertanto più sovrana/pubblica dell&#8217;euro. </p>
<p>Infine, la Banca centrale norvegese gestisce uffici di investimento a LONDRA, NEW YORK E SHANGHAI.</p>
<p>Viene da chiedersi: ma se l&#8217;Italia fosse come la Norvegia monetariamente sovrana cioè fuori dall&#8217;euro?</p>
<p>E se non fosse trivellata da cima a fondo da multinazionali estere e/o finanziarie (come l&#8217;ENI) per i suoi giacimenti di idrocarburi, i secondi per ordine di importanza in Europa ?</p>
<p>E se per le nostre preziose risorse elettriche non fosse sfruttata da scatole cinesi della multinazionale di stato francese EDF?</p>
<p>E se le nostre risorse idriche, tra le maggiori al mondo, non fossero in mano alle multinazionali dell&#8217;acqua in bottiglia tipo Nestlé, e dai due colossi francorotti Suez Gaz de France e Veolia?</p>
<p>E se i proventi di dette risorse pubbliche li gestissimo per ridistribuirli al popolo come nei paesi dove esiste un social welfare?</p>
<p>Avremmo un debito pubblico inesistente come la Norvegia?</p>
<p>E se e se e se. Ma come siete ingenui. Noi siamo dei birboni, abbiamo avuto Mussolini, siamo indisciplinati, pizza pasta e mandolino, insomma siamo italiani e meritiamo una penalizzazione. Bisognerebbe come minimo che la Banca d&#8217;Italia fosse di proprietà pubblica, con una moneta credito, al contrario dell’euro debito. Bisognerebbe come minimo non avere ceduto al golpe bianco del Britannia (nel 1992, decisione della svendita dell’IRI con l’aiuto della svalutazione della Lira in seguito all’attacco di Soros), per la verità poi neanche riconosciuto come tale dalla stampa ufficiale.</p>
<p>Ieri il ministro portoghese e quello austriaco hanno segnalato la loro contrarietà il primo all&#8217;euro, il secondo al bilancio UE per via degli insensati salvataggi delle banche; irlandesi e greci non ne possono più e sono i primi ad avere capito sulla loro pelle quello che negli USA oramai è diventato il segreto di pulcinella, e cioè che Bernanke/Trichet stampano moneta a (nostro) debito per salvare le banche creditrici dei debiti sovrani mentre l&#8217;eurocratese continua a mescolare le carte sibilando che è per salvare gli Stati, oramai morti e sepolti dagli stessi eurocrati.</p>
<p>Decidere di uscire dall&#8217;euro è possibile in virtù del Trattato di Lisbona: e se la esplorassimo, per rifondare una moneta credito del popolo?</p>
<p>Fonte: http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2010/11/cosha-la-norvegia-che-litalia-non-ha.html.</p>
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		<title>Siamo i migliori&#8230;Evasione fiscale: Italia al top in Europa</title>
		<link>http://www.assoicare.org/2010/11/05/siamo-i-migliori-evasione-fiscale-italia-al-top-in-europa/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Nov 2010 21:11:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Fino a quando non risolveremo questo problema e non recupereremo tutte le tasse evase, l&#8217;economia italiana rimarrà bloccata con un debito pubblico enorme da paese della repubblica delle banane. Preoccupante. Non è possibile definire altrimenti i risultati dell’elaborazione firmata da Contribuenti.it sull’evasione fiscale in Italia. L’associazione dei contribuenti, con lo Sportello del contribuente, monitora da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fino a quando non risolveremo questo problema e non recupereremo tutte le tasse evase, l&#8217;economia italiana rimarrà bloccata con un debito pubblico enorme da paese della repubblica delle banane.</p>
<p>Preoccupante. Non è possibile definire altrimenti i risultati dell’elaborazione firmata da Contribuenti.it sull’evasione fiscale in Italia. L’associazione dei contribuenti, con lo Sportello del contribuente, monitora da diversi anni il rispetto del sistema fiscale dimostrato dai cittadini del Belpaese; le ultime stime in proposito sono molto chiare: 3 contribuenti su 4 non sarebbero in linea con le pretese del Fisco.</p>
<p>L’inadeguatezza del redditometro<br />
Secondo Contribuenti.it, sono in molti a non rispettare le richieste avanzate dall’Amministrazione finanziaria sulla base del redditometro (il nuovo strumento di accertamento sintetico che calcola il reddito imponibile e l’ammontare da versare all’erario attraverso consumi e tenore di vita).</p>
<p>Nel dettaglio, con riferimento all’anno di imposta 2008, risulterebbe non congruo alle pretese del Fisco il 74,6% dei contribuenti. Spingendo lo sguardo fino all’anno d’imposta 2010, l’associazione di contribuenti stima che tale percentuale possa crescere fino all’83,3%.</p>
<p>Dati significativi<br />
I dati comunicati da Contribuenti.it descrivono un’Italia popolata di furbi e, forse, incapace di sopportare il peso di una pressione fiscale eccessiva. Nel Belpaese, durante i primi 9 mesi del 2010, l’evasione fiscale è cresciuta del 9,2%, mantenendo saldamente il primato europeo. La somma delle evasioni individuali raggiunge l’esorbitante cifra di 156 miliardi annuali.</p>
<p>Alle spalle dell’Italia nella classifica degli evasori, su scala europea, si piazzano la Romania Romania (42,3% del reddito imponibile non dichiarato), da Bulgaria (39,8%), Estonia (38,3%), Slovacchia (35,4%).</p>
<p>L’identikit dell’evasore secondo Contribuenti.it<br />
Tenendo in considerazione cinque aree di evasione fiscale (l’economia sommersa, l’economia criminale, l’evasione delle società di capitali, l’evasione delle big company e quella dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese), Contribuenti.it ha tracciato un ritratto dell’evasore italiano tipo.</p>
<p>A evadere di più, stando a quanto rilevato dall’associazione di contribuenti, sono gli industriali (32,8% degli evasori totali). Poco meno pronti a sfuggire dalle pretese del Fisco sarebbero, poi, i banari e gli assicurativi (28,3%). Più distaccati, in graduatoria, risultano essere i commercianti (11,7%), gli artigiani (10,9%), i professionisti (8.9%) e i lavoratori dipendenti (7,4%).</p>
<p>Guardando la cartina geografica dell’Italia, infine, si scopre che l’evasione è affare soprattutto del Nord Ovest (29,4% del totale nazionale), seguito a non troppa distanza dal Sud (24,5%). Il centro (23,3%) e il Nord Est (22,9%), invece, sembrano essere più ligi ai doveri fiscali.</p>
<p>Come la vedono i contribuenti<br />
Le colpe di così elevati tassi di evasione non sarebbero solo dei contribuenti, ma di inefficienze e irrazionalità dello Stato. Questo, almeno, è quello che sostiene Vittorio Carlomagno, presidente di Contribuenti.it: “Per combattere l’evasione fiscale bisogna ridurre le attuali aliquote fiscali di almeno 5 punti, migliorare la qualità dei servizi pubblici offerti eliminando gli sprechi di denaro pubblico e riformare il fisco sulla tax compliance. Serve archiviare al più presto e per sempre la stagione degli scudi fiscali e dei condoni che hanno arricchito i grandi evasori, incentivando il personale dell’amministrazione finanziaria con premi specifici ogni qual volta riescono a recuperare imponibile sottratto al fisco da parte delle grandi imprese.”</p>
<p>Fonte <a href="http://www.soldiblog.it/post/3359/evasione-fiscale-italia-al-top-in-europa?utm_source=feedburner&#038;utm_medium=feed&#038;utm_campaign=Feed:+Soldiblog/it+(Soldiblog)" target="_blank">soldiblog.it</a></p>
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		<title>W.Tarpley &#8211; Soros &amp; Co. contro Euro Grecia &#8211; sottotitoli in italiano</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 10:41:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Si tratta di un tentativo mirato a creare una crisi in grado di condurre ad un nuovo sistema monetario mondiale&#8221; (Webster Tarpley)</p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/uMZY5yMmz9E&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xcfcfcf&#038;hl=en_US&#038;feature=player_embedded&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowScriptAccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/uMZY5yMmz9E&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xcfcfcf&#038;hl=en_US&#038;feature=player_embedded&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowScriptAccess="always" width="425" height="344"></embed></object></p>
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		<title>Economia: quali sono i lavori che valgono di più?</title>
		<link>http://www.assoicare.org/2010/01/06/economia-quali-sono-i-lavori-che-valgono-di-piu/</link>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 05:42:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mondo del Capitale è il mondo della contraddizione che nessun moralista potrà riformare. Vale più un addetto alle pulizie che un banchiere. E&#8217; la conclusione della ricerca elaborata dalla New economics foundation (Nef), un gruppo di 50 economisti. Il Nef ha calcolato il valore economico di sei diversi lavori, tre pagati molto bene e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo del Capitale è il mondo della contraddizione che nessun moralista potrà riformare. Vale più un addetto alle pulizie che un banchiere. E&#8217; la conclusione della ricerca elaborata dalla New economics foundation (Nef), un gruppo di 50 economisti.</p>
<p>Il Nef ha calcolato il valore economico di sei diversi lavori, tre pagati molto bene e tre molto poco. Un&#8217;ora di lavoro di addetto alle pulizie in ospedale, ad esempio, crea dieci sterline di profitto per ogni sterlina di salario. Al contrario, per ogni sterlina guadagnata da un banchiere, ce ne sono sette perdute dalla comunità. E inoltre i banchieri sono i responsabili di campagne che creano insoddisfazione, infelicità e istigano al consumismo sfrenato.</p>
<p>Un altro esempio è quello della comparazione tra un operatore ecologico e un fiscalista. Il primo contribuisce con il suo lavoro alla salute dell&#8217;ambiente grazie al riciclo delle immondizie, il secondo danneggia la società perché studia in che modo far versare ai contribuenti meno tasse. La ricerca, infine, smonta anche il mito della grande operosità di chi ha lavori ben retribuiti e di grande prestigio: chi guadagna di più, conclude il Nef, non lavora più duramente di chi è pagato poco</p>
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		<title>Entro 10 anni la Cina supererà gli Stati Uniti nel Pil</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 16:26:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ormai la rincorsa della Cina agli Stati Uniti nel ruolo di prima potenza mondiale sembra ben avviata e, secondo il presidente di Decision Economics e analista di economia internazionale, Allen Sinai, sembra proprio che si concluderà con il sorpasso nel giro di dieci anni. Negli ultimi la potenza cinese ha spodestato il Giappone dal terzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai la rincorsa della Cina agli Stati Uniti nel ruolo di prima potenza mondiale sembra ben avviata e, secondo il presidente di Decision Economics e analista di economia internazionale, Allen Sinai, sembra proprio che si concluderà con il sorpasso nel giro di dieci anni.</p>
<p>Negli ultimi la potenza cinese ha spodestato il Giappone dal terzo posto dei colossi economici mondiali, ed è un sorpasso causato da un fattore come l’estensione del prodotto interno lordo generale, che non annovera il numero di abitanti: se si esegue il calcolo contrario, ovvero Pil / numero di abitanti, allora la Cina retrocede di qualche posto nell’ideale classifica.</p>
<p>Prosegue Allen Sinai, ricordando che, se i tassi di sviluppo si confermeranno su queste cifre, allora la Cina potrà soffiare addirittura il primo posto agli Usa, nel giro di pochi anni, si pensa già nel 2020.<br />
Tuttavia ciò non deve essere motivo di ferita nell’orgoglio americano e di vendetta, ma anzi un primo passo verso un affiancamento come partner economico che deve avvenire necessariamente per le infrastrutture e per lo sviluppo che sta avendo la Cina.</p>
<p>Via | <a href="http://www.risparmiosoldi.it/borsa-finanza/entro-10-anni-la-cina-superera-gli-stati-uniti-nel-pil/" target="_blank">risparmiosoldi.it</a></p>
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		<title>Derivati, una bomba da 203 mila miliardi</title>
		<link>http://www.assoicare.org/2009/11/08/derivati-una-bomba-da-203-mila-miliardi/</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 06:21:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia]]></category>

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		<description><![CDATA[La grande paura è passata. Nessuna implosione del sistema finanziario mondiale. Ma chi bisogna ringraziare per lo scampato pericolo? Sicuramente i Governi che hanno preso sulle spalle (con aiuti pubblici) il fardello delle banche pericolanti; le autorità monetarie che hanno inondato di liquidità il sistema. E quei mercati (dalle Borse ai bond) che si sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La grande paura è passata. Nessuna implosione del sistema finanziario mondiale. Ma chi bisogna ringraziare per lo scampato pericolo? Sicuramente i Governi che hanno preso sulle spalle (con aiuti pubblici) il fardello delle banche pericolanti; le autorità monetarie che hanno inondato di liquidità il sistema. E quei mercati (dalle Borse ai bond) che si sono messi a correre all&#8217;insù. Dalle banche, quelle di Wall Street in particolare, ben poco è arrivato.</p>
<p>Almeno in termini di comportamenti. Già dai primi mesi del 2009 il vecchio vizio di fare della speculazione un&#8217;arte è riemerso più forte di prima. Lo dicono i bilanci delle big bank americane che hanno ricominciato ad accumulare rischi come niente fosse. Un dato su tutti è quello dell&#8217;attività in derivati che, come ha sottolineato Giulio Tremonti nei giorni scorsi, sono in continua crescita. Come se nulla fosse accaduto. Non era proprio la finanza strutturata e la sua inarrestabile ascesa ad aver causato il pericolo del crack sistemico? Evidentemente a Wall Street hanno la memoria corta. Come spiegare altrimenti che per le prime 25 banche Usa il valore nozionale in derivati è salito nella prima parte del 2009 di altri 1.500 miliardi, portando il totale alla stratosferica cifra di 203mila milardi di dollari.</p>
<p>Una cifra quasi impronunciabile: 30mila miliardi in più della stagione pre-crisi Lehman, il doppio del 2006 e dieci volte tanto il valore di questi strumenti solo una decina d&#8217;anni fa. Ma non è il valore in sé a preoccupare. È il rapporto con le attività delle banche a far tremare i polsi. Quella montagna di strumenti speculativi siede su un attivo complessivo di appena 7.600 miliardi con un rapporto di 26 dollari in derivati per ogni dollaro di attività. E questo è il dato medio. Poi ci sono le reginette del rischio estremo: come Goldman Sachs che ha un rapporto di 300 volte o Jp Morgan che per ogni dollaro di attivo ha in pancia 48 dollari in derivati.</p>
<p>Ma non è solo il continuo ricorso a quelle che Warren Buffet ha definito «armi di distruzione di massa» a gettare una luce inquietante. È la modalità con cui i grandi gruppi bancari sono tornati a macinare utili che dovrebbe far riflettere. Come se niente fosse accaduto le Goldman e le Jp Morgan sono tornate a speculare su tassi, valute, cambi con i mercati al rialzo, con ancora molto capitale preso a prestito. Dalla divisione del trading sul reddito fisso la sola Goldman Sachs dovrebbe realizzare oltre 20 miliardi di ricavi contro i 3,7 del 2008. E che dire di Jp Morgan? La divisione banca d&#8217;investimento è tornata a far da motore a tutto il gruppo con 6,6 miliardi di utili operativi attesi per il 2009, oltre la metà del totale dei profitti operativi.</p>
<p>Ma il rituffarsi nella finanza speculativa ha il rovescio della medaglia: secondo i dati raccolti dalla Federal Reserve è in atto uno swap potente tra l&#8217;attività tradizionale di prestito e quella d&#8217;investimento. Ebbene mentre prestiti e attivi declinano, aumentano di controcanto l&#8217;investimento in prodotti finanziari. Buona cosa (finché dura) per i profitti delle banche di Wall Street, meno bene per Mean Street, l&#8217;economia reale abbandonata dalla banche.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/11/banche-usa-derivati.shtml?uuid=3f8823a6-cbcc-11de-913f-6671c57e5098&amp;DocRulesView=Libero">http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/11/banche-usa-derivati.shtml?uuid=3f8823a6-cbcc-11de-913f-6671c57e5098&amp;DocRulesView=Libero</a></p>
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		<title>Evasione fiscale: per l’Italia è sempre primato europeo</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 11:31:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’Italia in Europa, ma c’era da aspettarselo, detiene un primato tanto grave quanto triste, ovverosia quello dell’evasione fiscale; il nostro Paese, con ripercussioni negative sia sull’economia, sia sull’equità fiscale, si porta infatti dietro questo problema da decenni e le forze al Governo, di qualsiasi colore, in questi anni non sono riuscite a conti fatti a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia in Europa, ma c’era da aspettarselo, detiene un primato tanto grave quanto triste, ovverosia quello dell’evasione fiscale; il nostro Paese, con ripercussioni negative sia sull’economia, sia sull’equità fiscale, si porta infatti dietro questo problema da decenni e le forze al Governo, di qualsiasi colore, in questi anni non sono riuscite a conti fatti a risolverlo. </p>
<p>Non a caso, secondo quanto rivela Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani -, in base ad un’indagine condotta su scala europea e sulla base dei dati delle Polizie tributarie, l’evasione in Italia continua a crescere, al punto che la quota di reddito imponibile che non viene dichiarato è in media pari al 51,2%.</p>
<p>Il primato italiano è tale che il nostro Paese in termini di imponibile non dichiarato batte anche le nazioni dell’Est Europa: in Romania, infatti, al secondo posto, la quota di imponibile non dichiarato è al 42,4%, e poi a seguire ci sono la Bulgaria con il 39,3%, l’Estonia con il 37,2% e la Slovacchia con il 34,5%. Se metà del reddito in Italia salta di passare dalla cassa del Fisco, significa che ogni anno l’Erario non incassa decine di miliardi di euro che, oltre ad abbattere il debito pubblico, contribuirebbero a liberare ingenti risorse a favore delle famiglie a basso reddito, dei non autosufficienti, dell’istruzione e così via. Come sbloccare quindi questa situazione?</p>
<p>Ebbene, secondo il Presidente di Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani, Vittorio Carlomagno, l’evasione fiscale nel nostro Paese si combatte sia tagliando di cinque punti le aliquote fiscali, sia migliorando l’offerta dei servizi pubblici in modo tale da evitare che l’evasione fiscale diventi a conti fatti lo sport più amato dagli italiani. Secondo l’Associazione, inoltre, bisogna chiudere rapidamente la stagione dei condoni che non fanno altro che il gioco dei grandi evasori; non a caso, secondo quanto afferma Contribuenti.it, oltre il 60% dell’evasione fiscale si annida nel settore industriale, in quello bancario ed in quello assicurativo.</p>
<p>Hanno scoperto l&#8217;acqua calda noi dipendenti paghiamo tutte le tasse sulla busta paga.</p>
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		<title>Così la Cina fa shopping in Africa. Tra il silenzio (colpevole) di Obama</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 12:12:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; evidente che in questi giorni stia avvenendo un cambio epocale nei rapporti tra nazioni ed economie: il baricentro energetico del pianeta si sta spostando dai paesi arabi alla Russia, divenuta solo pochi giorni fa il maggiore esportatore di energia al mondo grazie all&#8217;accordo da 70 milioni di dollari con la Cina, aggiuntasi ai clienti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; evidente che in questi giorni stia avvenendo un cambio epocale nei rapporti tra nazioni ed economie: il baricentro energetico del pianeta si sta spostando dai paesi arabi alla Russia, divenuta solo pochi giorni fa il maggiore esportatore di energia al mondo grazie all&#8217;accordo da 70 milioni di dollari con la Cina, aggiuntasi ai clienti di Putin dopo l&#8217;Europa e gli Stati Uniti.</p>
<p>E&#8217; evidente che in questi giorni stia avvenendo un cambio epocale nei rapporti tra nazioni ed economie: il baricentro energetico del pianeta si sta spostando dai paesi arabi alla Russia, divenuta solo pochi giorni fa il maggiore esportatore di energia al mondo grazie all&#8217;accordo da 70 milioni di dollari con la Cina, aggiuntasi ai clienti di Putin dopo l&#8217;Europa e gli Stati Uniti. Mentre si profila un probabile declino dello strapotere arabo sul mercato del petrolio, si è configurata una nuova inedita alleanza tra superpotenze, un tempo avversarie nella Guerra Fredda ed oggi in una fase di cooperazione all&#8217;insegna del &#8220;volemose bene&#8221;. Naturalmente tutto questo ha un costo: tutti i membri di questa potentissima triade hanno dovuto mediare, moderare alcune proprie posizioni anche di ordine etico. </p>
<p>La Cina in particolare è la nazione che più delle altre due solleva il malessere non solo dei mercati, delle organizzazioni sopranazionali, dell&#8217;opinione pubblica ma anche delle associazioni per i diritti umani. Mentre per i Russi la spregiudicatezza cinese non impone alcun dilemma morale, per gli americani qualche problema c&#8217;è, ma il pragmatismo di Obama ha consentito di &#8220;dimenticare&#8221; velocemente la questione tibetana (evitando di incontrare il Dalai Lama a Washington) e di assistere senza commento al saccheggio delle materie prime africane da parte di Pechino. </p>
<p><a href="http://www.affaritaliani.it/rubriche/Globalist/africa_cina_usa311009.html" target="_blank">Per leggere tutto l&#8217;articolo di Arduino Paniccia su affaritaliani.it clicca qui</a></p>
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		<title>Così le idee italiane vanno a Silicon Valley</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 06:25:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Un concorso seleziona i migliori progetti italiani nel campo dell’innovazione. Per realizzarli in California. Esiste un posto nel mondo dove un fallimento imprenditoriale è considerato un titolo di merito per accedere a una cattedra: la Stanford University. In questo tempio del sapere, che sforna giovani in grado di decidere investimenti da milioni di dollari, si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un concorso seleziona i migliori progetti italiani nel campo dell’innovazione. Per realizzarli in California.</p>
<p>Esiste un posto nel mondo dove un fallimento imprenditoriale è considerato un titolo di merito per accedere a una cattedra: la Stanford University. In questo tempio del sapere, che sforna giovani in grado di decidere investimenti da milioni di dollari, si insegna a gestire il rischio, a diventare imprenditori partendo da zero. Logico che un fallimento in curriculum sia considerato la prima esperienza per insegnare al meglio la cultura di impresa. </p>
<p>E non sarà un caso che attorno a questa antica e prestigiosa università si sia sviluppata la Silicon Valley, cuore dell’hi-tech mondiale, dove si concentra l’80% degli investimenti ad alto rischio degli Stati Uniti. La Silicon Valley più che un luogo è uno «stato della mente» votato alla sperimentazione e al rischio, il posto delle idee, dove progetti al limite della fantascienza, tra finanzieri visionari e scienziati eccentrici, trovano solide gambe per essere realizzati. In questo ecosistema dell’economia tanti italiani hanno raggiunto un posto di primo piano (i nostri ingegneri, ad esempio, sono ricercatissimi) ma niente o poco si è riusciti a esportare in Italia di quel modello imprenditoriale.</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/economia/speciali/2009/venture-camp/notizie/cosi-le-idee-italiane-vanno-a-silicon-valley-marco-pratellesi_b9757f0a-c23b-11de-b592-00144f02aabc.shtml" target="_blank">Leggi tutto l&#8217;articolo di corriere.it cliccando qui</a></p>
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