Posts Tagged economia

W.Tarpley – Soros & Co. contro Euro Grecia – sottotitoli in italiano

“Si tratta di un tentativo mirato a creare una crisi in grado di condurre ad un nuovo sistema monetario mondiale” (Webster Tarpley)

Tags: ,

No Comments

Economia: quali sono i lavori che valgono di più?

Il mondo del Capitale è il mondo della contraddizione che nessun moralista potrà riformare. Vale più un addetto alle pulizie che un banchiere. E’ la conclusione della ricerca elaborata dalla New economics foundation (Nef), un gruppo di 50 economisti.

Il Nef ha calcolato il valore economico di sei diversi lavori, tre pagati molto bene e tre molto poco. Un’ora di lavoro di addetto alle pulizie in ospedale, ad esempio, crea dieci sterline di profitto per ogni sterlina di salario. Al contrario, per ogni sterlina guadagnata da un banchiere, ce ne sono sette perdute dalla comunità. E inoltre i banchieri sono i responsabili di campagne che creano insoddisfazione, infelicità e istigano al consumismo sfrenato.

Un altro esempio è quello della comparazione tra un operatore ecologico e un fiscalista. Il primo contribuisce con il suo lavoro alla salute dell’ambiente grazie al riciclo delle immondizie, il secondo danneggia la società perché studia in che modo far versare ai contribuenti meno tasse. La ricerca, infine, smonta anche il mito della grande operosità di chi ha lavori ben retribuiti e di grande prestigio: chi guadagna di più, conclude il Nef, non lavora più duramente di chi è pagato poco

Tags:

No Comments

Entro 10 anni la Cina supererà gli Stati Uniti nel Pil

Ormai la rincorsa della Cina agli Stati Uniti nel ruolo di prima potenza mondiale sembra ben avviata e, secondo il presidente di Decision Economics e analista di economia internazionale, Allen Sinai, sembra proprio che si concluderà con il sorpasso nel giro di dieci anni.

Negli ultimi la potenza cinese ha spodestato il Giappone dal terzo posto dei colossi economici mondiali, ed è un sorpasso causato da un fattore come l’estensione del prodotto interno lordo generale, che non annovera il numero di abitanti: se si esegue il calcolo contrario, ovvero Pil / numero di abitanti, allora la Cina retrocede di qualche posto nell’ideale classifica.

Prosegue Allen Sinai, ricordando che, se i tassi di sviluppo si confermeranno su queste cifre, allora la Cina potrà soffiare addirittura il primo posto agli Usa, nel giro di pochi anni, si pensa già nel 2020.
Tuttavia ciò non deve essere motivo di ferita nell’orgoglio americano e di vendetta, ma anzi un primo passo verso un affiancamento come partner economico che deve avvenire necessariamente per le infrastrutture e per lo sviluppo che sta avendo la Cina.

Via | risparmiosoldi.it

Tags:

No Comments

Derivati, una bomba da 203 mila miliardi

La grande paura è passata. Nessuna implosione del sistema finanziario mondiale. Ma chi bisogna ringraziare per lo scampato pericolo? Sicuramente i Governi che hanno preso sulle spalle (con aiuti pubblici) il fardello delle banche pericolanti; le autorità monetarie che hanno inondato di liquidità il sistema. E quei mercati (dalle Borse ai bond) che si sono messi a correre all’insù. Dalle banche, quelle di Wall Street in particolare, ben poco è arrivato.

Almeno in termini di comportamenti. Già dai primi mesi del 2009 il vecchio vizio di fare della speculazione un’arte è riemerso più forte di prima. Lo dicono i bilanci delle big bank americane che hanno ricominciato ad accumulare rischi come niente fosse. Un dato su tutti è quello dell’attività in derivati che, come ha sottolineato Giulio Tremonti nei giorni scorsi, sono in continua crescita. Come se nulla fosse accaduto. Non era proprio la finanza strutturata e la sua inarrestabile ascesa ad aver causato il pericolo del crack sistemico? Evidentemente a Wall Street hanno la memoria corta. Come spiegare altrimenti che per le prime 25 banche Usa il valore nozionale in derivati è salito nella prima parte del 2009 di altri 1.500 miliardi, portando il totale alla stratosferica cifra di 203mila milardi di dollari.

Una cifra quasi impronunciabile: 30mila miliardi in più della stagione pre-crisi Lehman, il doppio del 2006 e dieci volte tanto il valore di questi strumenti solo una decina d’anni fa. Ma non è il valore in sé a preoccupare. È il rapporto con le attività delle banche a far tremare i polsi. Quella montagna di strumenti speculativi siede su un attivo complessivo di appena 7.600 miliardi con un rapporto di 26 dollari in derivati per ogni dollaro di attività. E questo è il dato medio. Poi ci sono le reginette del rischio estremo: come Goldman Sachs che ha un rapporto di 300 volte o Jp Morgan che per ogni dollaro di attivo ha in pancia 48 dollari in derivati.

Ma non è solo il continuo ricorso a quelle che Warren Buffet ha definito «armi di distruzione di massa» a gettare una luce inquietante. È la modalità con cui i grandi gruppi bancari sono tornati a macinare utili che dovrebbe far riflettere. Come se niente fosse accaduto le Goldman e le Jp Morgan sono tornate a speculare su tassi, valute, cambi con i mercati al rialzo, con ancora molto capitale preso a prestito. Dalla divisione del trading sul reddito fisso la sola Goldman Sachs dovrebbe realizzare oltre 20 miliardi di ricavi contro i 3,7 del 2008. E che dire di Jp Morgan? La divisione banca d’investimento è tornata a far da motore a tutto il gruppo con 6,6 miliardi di utili operativi attesi per il 2009, oltre la metà del totale dei profitti operativi.

Ma il rituffarsi nella finanza speculativa ha il rovescio della medaglia: secondo i dati raccolti dalla Federal Reserve è in atto uno swap potente tra l’attività tradizionale di prestito e quella d’investimento. Ebbene mentre prestiti e attivi declinano, aumentano di controcanto l’investimento in prodotti finanziari. Buona cosa (finché dura) per i profitti delle banche di Wall Street, meno bene per Mean Street, l’economia reale abbandonata dalla banche.

Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/11/banche-usa-derivati.shtml?uuid=3f8823a6-cbcc-11de-913f-6671c57e5098&DocRulesView=Libero

Tags:

No Comments

Evasione fiscale: per l’Italia è sempre primato europeo

L’Italia in Europa, ma c’era da aspettarselo, detiene un primato tanto grave quanto triste, ovverosia quello dell’evasione fiscale; il nostro Paese, con ripercussioni negative sia sull’economia, sia sull’equità fiscale, si porta infatti dietro questo problema da decenni e le forze al Governo, di qualsiasi colore, in questi anni non sono riuscite a conti fatti a risolverlo.

Non a caso, secondo quanto rivela Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani -, in base ad un’indagine condotta su scala europea e sulla base dei dati delle Polizie tributarie, l’evasione in Italia continua a crescere, al punto che la quota di reddito imponibile che non viene dichiarato è in media pari al 51,2%.

Il primato italiano è tale che il nostro Paese in termini di imponibile non dichiarato batte anche le nazioni dell’Est Europa: in Romania, infatti, al secondo posto, la quota di imponibile non dichiarato è al 42,4%, e poi a seguire ci sono la Bulgaria con il 39,3%, l’Estonia con il 37,2% e la Slovacchia con il 34,5%. Se metà del reddito in Italia salta di passare dalla cassa del Fisco, significa che ogni anno l’Erario non incassa decine di miliardi di euro che, oltre ad abbattere il debito pubblico, contribuirebbero a liberare ingenti risorse a favore delle famiglie a basso reddito, dei non autosufficienti, dell’istruzione e così via. Come sbloccare quindi questa situazione?

Ebbene, secondo il Presidente di Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani, Vittorio Carlomagno, l’evasione fiscale nel nostro Paese si combatte sia tagliando di cinque punti le aliquote fiscali, sia migliorando l’offerta dei servizi pubblici in modo tale da evitare che l’evasione fiscale diventi a conti fatti lo sport più amato dagli italiani. Secondo l’Associazione, inoltre, bisogna chiudere rapidamente la stagione dei condoni che non fanno altro che il gioco dei grandi evasori; non a caso, secondo quanto afferma Contribuenti.it, oltre il 60% dell’evasione fiscale si annida nel settore industriale, in quello bancario ed in quello assicurativo.

Hanno scoperto l’acqua calda noi dipendenti paghiamo tutte le tasse sulla busta paga.

Tags:

No Comments

Così la Cina fa shopping in Africa. Tra il silenzio (colpevole) di Obama

E’ evidente che in questi giorni stia avvenendo un cambio epocale nei rapporti tra nazioni ed economie: il baricentro energetico del pianeta si sta spostando dai paesi arabi alla Russia, divenuta solo pochi giorni fa il maggiore esportatore di energia al mondo grazie all’accordo da 70 milioni di dollari con la Cina, aggiuntasi ai clienti di Putin dopo l’Europa e gli Stati Uniti.

E’ evidente che in questi giorni stia avvenendo un cambio epocale nei rapporti tra nazioni ed economie: il baricentro energetico del pianeta si sta spostando dai paesi arabi alla Russia, divenuta solo pochi giorni fa il maggiore esportatore di energia al mondo grazie all’accordo da 70 milioni di dollari con la Cina, aggiuntasi ai clienti di Putin dopo l’Europa e gli Stati Uniti. Mentre si profila un probabile declino dello strapotere arabo sul mercato del petrolio, si è configurata una nuova inedita alleanza tra superpotenze, un tempo avversarie nella Guerra Fredda ed oggi in una fase di cooperazione all’insegna del “volemose bene”. Naturalmente tutto questo ha un costo: tutti i membri di questa potentissima triade hanno dovuto mediare, moderare alcune proprie posizioni anche di ordine etico.

La Cina in particolare è la nazione che più delle altre due solleva il malessere non solo dei mercati, delle organizzazioni sopranazionali, dell’opinione pubblica ma anche delle associazioni per i diritti umani. Mentre per i Russi la spregiudicatezza cinese non impone alcun dilemma morale, per gli americani qualche problema c’è, ma il pragmatismo di Obama ha consentito di “dimenticare” velocemente la questione tibetana (evitando di incontrare il Dalai Lama a Washington) e di assistere senza commento al saccheggio delle materie prime africane da parte di Pechino.

Per leggere tutto l’articolo di Arduino Paniccia su affaritaliani.it clicca qui

Tags: ,

No Comments

Così le idee italiane vanno a Silicon Valley

Un concorso seleziona i migliori progetti italiani nel campo dell’innovazione. Per realizzarli in California.

Esiste un posto nel mondo dove un fallimento imprenditoriale è considerato un titolo di merito per accedere a una cattedra: la Stanford University. In questo tempio del sapere, che sforna giovani in grado di decidere investimenti da milioni di dollari, si insegna a gestire il rischio, a diventare imprenditori partendo da zero. Logico che un fallimento in curriculum sia considerato la prima esperienza per insegnare al meglio la cultura di impresa.

E non sarà un caso che attorno a questa antica e prestigiosa università si sia sviluppata la Silicon Valley, cuore dell’hi-tech mondiale, dove si concentra l’80% degli investimenti ad alto rischio degli Stati Uniti. La Silicon Valley più che un luogo è uno «stato della mente» votato alla sperimentazione e al rischio, il posto delle idee, dove progetti al limite della fantascienza, tra finanzieri visionari e scienziati eccentrici, trovano solide gambe per essere realizzati. In questo ecosistema dell’economia tanti italiani hanno raggiunto un posto di primo piano (i nostri ingegneri, ad esempio, sono ricercatissimi) ma niente o poco si è riusciti a esportare in Italia di quel modello imprenditoriale.

Leggi tutto l’articolo di corriere.it cliccando qui

Tags:

No Comments

Impossibilità di pagare i debiti contratti con finanziarie per sempre più famiglie in Italia

Il mito dell’italiano caliente amante latino vacilla, ma tant’è: ci rifaremo da qualche altra parte. Il mito dell’italiano formichina risparmiatrice va dissolvendosi, ed è una notizia ancora peggiore: se infatti da una parte i mercati finanziari sembrano aver superato, tra morti e feriti, le conseguenze della crisi economica, non sarà così semplice per i risparmiatori, divenuti anche in Italia sempre più propensi a fare debito, a vivere al di sopra delle proprie possibilità ed a rischiare così di finir soffocati nella impossibilità di pagare i debiti contratti con finanziarie (o banche) anche nonostante la discesa dei tassi (oggi ai minimi storici, 0,73% l’Euribor a tre mesi). Di chi è la colpa?

Del sistema, dirà qualcuno, e certo non mancherà di molto il bersaglio: campagne di marketing molto aggressive ed informatori (e note informative) poco esaustivi certo non hanno migliorato le cose, facendo credere a molti risparmiatori che la “plastificazione”, ovvero il passaggio su carta magnetica, del denaro fosse sempre scevra di costi.

Ma non avremo detto tutta la verità finché non avremo riconosciuto che anche il risparmiatore, mutando il proprio stile di vita, ha stravolto il quadro. Solo in Italia, la voglia di debiti ha fatto crescere l’esposizione delle famiglie dal 31 al 58% in meno di 10 anni…

Così la percentuale di famiglie che si trovano a fare i conti con l’impossibilità di pagare i debiti contratti con finanziarie è salita, specie negli ultimi mesi, toccando quota 2,7%. Checché ne voglia dire l’ABI (Associazione Banche Italiane) un dato preoccupante, sebbene ancora “tra i più bassi rispetto al resto d’Europa”.

Suona stravagante che si tiri in mezzo il continente solo quando fa comodo, perciò vi invitiamo a riflettere su un dato: l’economia britannica, da sempre “pompata” dal debito (161% di quanto guadagnato) contratto dalle famiglie per vivere al di sopra delle proprie possibilità, è letteralmente crollata nell’ultimo anno e mezzo.

Se non vogliamo fare la stessa fine, smettiamo di acquistare, indebitandoci, non solo le case. Ma anche 43 auto su 100, 20 elettrodomestici, il 15% di computer e il 12% dei mobili.

Tags:

No Comments

I 400 uomini più ricchi d’America

Forbes ha pubblicato la consueta lista degli uomini più ricchi d’America, al primo posto Bill Gates, il patron della Microsoft a seguire Warren Buffet, ma nel complesso a causa della crisi i miliardari hanno perso il 19% della loro ricchezza, lasciando sul terreno 300 miliardi di dollari.

Ancora una volta Bill Gaters conquista la vetta ma perde il 7% del suo patrimonio anche se può contare su 50 miliardi di dollari. Dopo il guru della finanza Buffet c’è il fondatore di Oracle, Lawrence Ellison che, come nel 2008, possiede circa 27 miliardi di dollari.Grazie a Wal-Mart, colosso delle vendite al dettaglio statunitense, dipende la fortuna di Christy, Jim, Alice e Robson Walton, rispettivamente in quarta, quinta, sesta e settima posizione.

Si piazza all’ottavo posto Michael Bloomberg, sindaco di New York mentre il magnate di Sky Rupert Murdoch si piazza al 47esimo posto.Complessivamente i 10 più ricchi d’America hanno visto andare in fumo nell’ultimo anno 40 miliardi di dollari.

Il fondatore di Fabebook, Mark Zuckerberg, è il più giovane della lista, in 158esima posizione con 2 miliardi di dollari di patrimonio. L’età media dei 400 ricconi è di 66 anni, 274 paperoni hanno creato la loro fortuna da soli, il sogno americano non tramonta mai.

Tags:

No Comments

Campagna acquisti cinese all’estero

Una miniera di rame in Afghanistan, un megaprestito alla Moldavia. Gli investimenti all’estero della Cina crescono, e spiazzano lo scacchiere internazionale

“… non c’è nulla di veramente rilevante né di miracoloso in un’economia che cresce al tasso dell’8% quando il credito si espande del 34%… (Kroeber)

“…tutto milita nel senso di un ruolo più importante dei cinesi nella corsa alle attività minerali ed energetiche in tutto il mondo… (Predoletti)

Il piano cinese contro la crisi e lo sviluppo dell’economia
Molti indicatori continuano a suggerire da qualche mese che l’economia cinese tende ad accelerare il passo; c’è chi prevede ormai una crescita del pil per il paese dell’8,7%- 9% nel 2009 e di un tasso di aumento a due cifre per il 2010.

E’ noto che tale ripresa è strettamente collegabile al piano di intervento pubblico varato ormai da tempo e che si concentra su di un vasto programma di lavori pubblici e sul parallelo aprirsi dei cordoni della borsa da parte delle banche.

Non mancano peraltro le possibili ombre. A questa ripresa si accompagna intanto la preoccupazione che si stiano varando moltissimi progetti inutili o a scarso ritorno economico, sprecando una parte consistente del denaro impiegato; inoltre, si teme un forte aumento dei crediti dubbi per il sistema bancario, nonché un nuovo avvio di fenomeni fortemente speculativi in borsa, nel settore immobiliare e in quello delle materie prime, alimentati dal credito facile, nonché della corruzione (Markowitz, 2009).

Si teme inoltre che, passato l’effetto dello stimolo pubblico iniziale, l’economia possa ridurre fortemente i suoi tassi di crescita verso la metà del 2010 (Harrison, 2009), perché nel frattempo non si sarà riusciti a spostare abbastanza l’asse dello sviluppo verso i consumi privati.

Leggi tutto l’articolo di Vincenzo Comito su sbilanciamoci.info

Tags:

No Comments
Chiudi
Invia e-mail