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Chernobyl: La città fantasma

19 agosto 2009 in ecologia, notizia

Chernobyl

Quando si pensa a Cernobyl, di certo non viene in mente una meta per le vacanze. D’altra parte il fascino sinistro di quella zona oramai abbondonata da tutti ha già stmolato la fantasia di artisti, registi e persino produttori di videogiochi, basti pensare a S.T.A.L.K.E.R.: Shadow of Chernobyl, first person shooter uscito qualche anno fa ed ambientato proprio in uno senario apocalittico dopo una seconda esplosione nella centrale.

Eppure, a poco più di vent’anni dal terribile incidente al reattore nucleare che gettò l’Europa in un periodo di terrore, stanno avendo sempre più successo i giri turistici delle cittadine contaminate. Il 26 aprile 1986, nel corso di una prova per vedere quanta potenza era necessaria per mantenere operativo il reattore numero 4 in caso di blackout, il reattore nucleare di Chernobyl esplose, liberando nella aria sostanze chimiche radioattive estremamente pericolose. In molti paesi europei furono contaminati migliaia di ettari di zone coltivate ancora oggi molti individui soffrono di malattie collegate all’esposizione alle radiazioni.

La città più vicina al reattore numero 4 era Pripyat, che al tempo contava quasi 50mila abitanti ed era stata fondata nel 1970 per ospitare gli operai che lavoravano nella centrale. Distava appena tre chilometri dalla centrale e venne completamente evacuata. Vent’anni dopo, questa città fantasma è diventata un gigantesco monumento (o cimitero) che ben rappresenta l’Unione Sovietica di quel periodo: come se il tempo si fosse improvvisamente fermato, Pripyat si è cristallizata. Per visitare la città è necessario ottenere un permesso giornaliero dal governo. Questi permessi si possono richiedere ad apposite agenzie ubicate a Kiev.

La città si sta lentamente ma inesorabilmente disfacendo, visto che non viene effettuata alcuna manutenzione degli edifici. Fortunatamente la contaminazione della zona, ancora presente (ci vorranno ancor moti anni perchè cessi del tutto), è innocua, anche se alla fine del giro i “turisti”, sono comunque invitati ad una verifica dei livelli radioattivi. Tra qualche anno la foresta che circonda la città avrà la meglio sulle strutture rimaste ancora in piedi e la maledizione di Cernobyl potrà finalmente dirsi conclusa…

Earth Day, film sulla storia dei movimenti ambientalisti ed ecologisti

18 agosto 2009 in cinema, ecologia

earth days
Sebbene il titolo possa far pensare all’ennesimo documentario ambientalista fatto uscire a ridosso del quasi omonimo Earth Day, questa volta siamo di fronte a un lavoro differente, presentato come film di chiusura dell’ultimo Sundance Film Festival.

Earth Days, di Robert Stone, non parla di ecologia, ma di movimenti ambientalisti ed ecologisti. Un racconto storico di come ha avuto origien questo tipo di pensiero, che in alcuni (estremi) casi sfiora il fondamentalismo religioso.

Il film si apre con una panoramica sugli anni cinquanta, quando un piccolo gruppo di scienziati ha iniziato a deocumentare l’impatto che la tecnologia creava sull’ecosistema della Terra, una sorta di rivoluzione per il mondo della scienza. Nell’arco di una decina di anni divenne un tema di interesse per il popolo americano e non solo, fino al 22 Aprile 22 1970, quando venti milioni di di persone parteciparono a una manifestazione collettiva a favore dell’ambiente.

Peccato solo che fino all’ultimo G8 sono stati gli Stati Uniti, secondi solo alla Cina, a non voler ratificare il protocollo di Kyoto, ma bisogna dire che da quella piccola minoranza si è creato un vero movimento mondiale.