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Nasce “LUOGHI COMUNI”, un movimento di trasformazione della realtà locale

2 novembre 2009 in politica

Accogliendo il patrimonio progettuale e il metodo partecipativo dal basso attuato da varie amministrazioni comunali e in particolare dall’amministrazione provinciale guidata da Massimo Rossi, LUOGHI COMUNI è uno spazio libero di discussione,aperto a tutti

Costruire spazi per la ricerca e la realizzazione di progettualità innovative, sperimentare forme rinnovate di partecipazione democratica, sensibilizzare i cittadini sui temi della sostenibilità, della giustizia sociale, della gestione non privatistica del bene comune, proporre e realizzare azioni e progetti per dare risposte reali ai problemi del territorio e del mondo: questi i principali intenti del movimento LUOGHI COMUNI.

Accogliendo il patrimonio progettuale e il metodo partecipativo dal basso attuato da varie amministrazioni comunali e in particolare dall’amministrazione provinciale guidata da Massimo Rossi, LUOGHI COMUNI è uno spazio libero di discussione, aperto a tutti coloro che intendono svolgere un ruolo attivo nelle dinamiche di cambiamento socioeconomico, culturale e politico che il territorio, nel più vasto orizzonte globale, sta vivendo.

Esso non si contrappone ai partiti tradizionali anzi vuole essere un luogo comune di riflessione, ascolto reciproco, dialogo, approfondimento, proposta e progettazione anche di iniziative politiche. Intende aprire percorsi condivisi fra persone, con o senza tessera di partito, che abbiano intenzione di impegnarsi sui problemi concreti e di attivare relazioni autentiche per valorizzare le differenze e non chiudersi entro i recinti dalle appartenenze.

LUOGHI COMUNI vuole dare risposte locali a problemi globali ed è laboratorio di buona politica, di autogoverno e di democrazia dal basso in stretto raccordo con quanto sta avvenendo in numerosi altri contesti locali, regionali e nazionali.

Info: www.luoghi-comuni.org | info@luoghi-comuni.org

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Così la Cina fa shopping in Africa. Tra il silenzio (colpevole) di Obama

1 novembre 2009 in economia, politica

E’ evidente che in questi giorni stia avvenendo un cambio epocale nei rapporti tra nazioni ed economie: il baricentro energetico del pianeta si sta spostando dai paesi arabi alla Russia, divenuta solo pochi giorni fa il maggiore esportatore di energia al mondo grazie all’accordo da 70 milioni di dollari con la Cina, aggiuntasi ai clienti di Putin dopo l’Europa e gli Stati Uniti.

E’ evidente che in questi giorni stia avvenendo un cambio epocale nei rapporti tra nazioni ed economie: il baricentro energetico del pianeta si sta spostando dai paesi arabi alla Russia, divenuta solo pochi giorni fa il maggiore esportatore di energia al mondo grazie all’accordo da 70 milioni di dollari con la Cina, aggiuntasi ai clienti di Putin dopo l’Europa e gli Stati Uniti. Mentre si profila un probabile declino dello strapotere arabo sul mercato del petrolio, si è configurata una nuova inedita alleanza tra superpotenze, un tempo avversarie nella Guerra Fredda ed oggi in una fase di cooperazione all’insegna del “volemose bene”. Naturalmente tutto questo ha un costo: tutti i membri di questa potentissima triade hanno dovuto mediare, moderare alcune proprie posizioni anche di ordine etico.

La Cina in particolare è la nazione che più delle altre due solleva il malessere non solo dei mercati, delle organizzazioni sopranazionali, dell’opinione pubblica ma anche delle associazioni per i diritti umani. Mentre per i Russi la spregiudicatezza cinese non impone alcun dilemma morale, per gli americani qualche problema c’è, ma il pragmatismo di Obama ha consentito di “dimenticare” velocemente la questione tibetana (evitando di incontrare il Dalai Lama a Washington) e di assistere senza commento al saccheggio delle materie prime africane da parte di Pechino.

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Parco marino del piceno, giovedì in Consiglio provinciale

28 ottobre 2009 in politica

Giovedì 29 ottobre, dalle ore 16.00, si discuterà in Consiglio provinciale di Ascoli Piceno della mozione presentata dai consiglieri Rossi, Illuminati e Binari sull’istituzione del parco marino del piceno. Intervenite tutti.

Roma, manifestazione di rifugiati politici: «In Italia non abbiamo diritti»

26 ottobre 2009 in immigrazione, politica

«Se l’Italia non è in grado di tutelare i nostri diritti allora ci dia la possibilità di andare via»: lo chiedono i rifugiati politici provenienti da Eritrea, Etiopia e Somalia che stamattina a Roma hanno organizzato un sit-in di protesta a piazza San Marco.

Il gruppo più consistente dei manifestanti è costituito dai rifugiati politici che da mesi dormono in piazza Oberdan, a Milano. «In questo paese non abbiamo nessun diritto. L’Italia ci ha accolto come rifugiati, ora però ci deve rispettare.

Se non è in grado di farlo cancelli le nostre impronte digitali e ci lasci la possibilità di andare in un altro paese europeo, dove i nostri diritti sarebbero rispettati», ha detto all’agenzia Redattore sociale Paulus, eritreo e portavoce del gruppo di piazza Oberdan. I rifugiati hanno chiesto di incontrare il presidente della Camera e ii rappresentanti dell’Unhcr.

In piazza c’erano anche gli eritrei e i somali che a Roma si trovano in condizioni disagiate: «Noi non abbiamo un posto dove stare, non abbiamo il lavoro, niente di niente». I manifestanti chiedono all’Italia di rispettare la convenzione di Ginevra del 1951 e di fermare i respingimenti, anche alla luce anche delle notizie di queste ore sul barcone con oltre 200 persone che le autorità di malta non hanno voluto soccorrere.

“Portatevi via quelle navi prima possibile”, Il grido d’allarme dell’assessore calabrese

25 ottobre 2009 in ecologia, politica

“Scommetto che se quella nave fosse affondata davanti a Portofino, sarebbe già intervenuta la Sesta Flotta, per tirare fuori quel carico maledetto”. Parla così l’assessore all’Ambiente della Regione Calabria, Silvestro Greco, biologo marino e direttore di ricerca del Cnr. Poi aggiunge: “Stanno spendendo 44 mila euro al giorno con la Nave Oceano, a largo di Cetraro dove 17 anni fa è affondata la presunta Kunski. E continuano a rimandare il recupero del suo carico, che ci farebbe finalmente capire quale pericolo stiamo correndo”.

“Il sottosegretario all’Ambiente, Menia – ha aggiunto – mi ha detto che quel carico non possono estrarlo perché la Procura di Catanzaro non avrebbe dato il permesso. Per pura curiosità ho chiesto chiarimenti al dottor Vincenzo Antonio Lombardo, procuratore capo della Direzione Distrettuale Antimafia, il quale invece mi ha risposto che al contrario è stato chiesto espressamente al Governo il recupero di quanto custodito nelle stive di quella che il pentito Francesco Fonti dice essere la Kunski”.

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Le province italiane e l’ambiente: uno spreco di soldi?

14 ottobre 2009 in politica

Le province sono enti pubblici che annoverano fra le loro funzioni più importanti quelle della gestione territoriale e dell’ambiente. Le loro competenze infatti spaziano dalla difesa del suolo, alla tutela e alla valorizzazione dell’ambiente e alla prevenzione delle calamità, passando per la valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche, al monitoraggio del sistema della viabilità sino al sistema scolastico.

Alla luce di ciò verrebbe da dire che questi enti siano in Italia dei veri e propri punti di riferimento per la gestione territoriale e ambientale, purtroppo, com’è risaputo, non è proprio così. Motivo di tale critica personale è il fatto che ieri (per l’ennesima volta) è stato sospeso l’esame alla Camera della proposta di legge costituzionale per la loro abolizione; e fa rabbia sapere che sia la maggioranza che l’opposizione avevano sbandierato il tema della loro inutilità nel corso dell’ultima campagna elettorale nazionale nel 2008.

Le funzioni di questi enti infatti, oltre che essere dei veri e propri doppioni di altre mansioni esercitate da altri enti territoriali (più alti o più bassi), sembrerebbe che, con minori competenze, siano anche i più inefficienti nel rapporto costi-benefici nel nostro Paese. In parole povere oltre che essere effettivamente molto rari i casi di indispensabilità delle Province nel momento in cui si decide per esempio sull’istallazione di un parco eolico o su questioni di gestione ambientale, allo stesso modo rappresenta una burocrazia lenta e particolarmente onerosa

Basti sapere che l’Italia è l’unico Paese occidentale in cui esistono ben tre livelli di governo territoriale sub-statale (comuni, province e regioni), il che, tradotto in poltrone, significa un centinaio di giunte, di consigli provinciali, di prefetture, di questure e così via, spendendo più soldi per funzioni che potrebbero probabilmente essere assorbite nelle competenze dagli enti minori o maggiori.

I conti sono presto fatti; l’esercito dei provinciali conta oltre 4.000 addetti, 2.900 consiglieri, 900 assessori e 50 presidenti, tutti con indennità pazzesche; con la loro abolizione si risparmierebbero circa 16 miliardi l’anno. Ora, la domanda sorge spontanea: quei 16 miliardi di euro che vengono destinati ad alimentare una macchina di gestione territoriale ed ambientale poco efficiente oltre che non indispensabile, potrebbero forse essere distribuiti ad altri enti con le medesime funzioni?

Sembrerebbe la scoperta dell’acqua calda, ma in fondo è davvero incredibile come importanti risorse economiche vengano scialacquate. Per quanto tempo dovremo ancora continuare con questo teatrino sulla loro abolizione? Per quanto tempo ancora i nostri rappresentanti sbandiereranno questo tema nelle loro campagne elettorali per poi, puntualmente, venir meno alle loro promesse?

Forse, anziché promettere mari e monti, sarebbe più giusto iniziare un programma serio per una lenta e inesorabile razionalizzazione delle Province, nella speranza che in un orizzonte temporale più o meno ampio si possa arrivare ad uno snellimento dell’apparato burocratico e ad una redistribuzione più intelligente delle risorse. Detto questo, mi rimane solamente un appunto da fare e si riferisce al titolo di questo post che pone una domanda specifica: la risposta è ovviamente “si”.

Consiglio da un ragazzo di sinistra a Giovanna Melandri

4 ottobre 2009 in politica

Cara Melandri sarò molto conciso e chiaro, non la chiamerò onorevole perchè non è onorevole il suo comportamento e quello di altri 24 suoi colleghi del PD, non prendo in considerazione quelli dell’UDC che non ho mai considerato partito di opposizione ma di lei sono particolarmente deluso e con lei e i suoi 24 colleghi sono molto ARRABBIATO… Ma dove eravate venerdi pomeriggio quando in parlamento si votava per un decreto importantissimo che voi del PD avete cosi ampiamente segnalato per 3 settime almeno in tv e sui giornali come atto illegittimo e addirittura avete detto che era una ignobile amnistia per tutti i ladri e i truffattori e i traditori d’ITALIA!!!????……………….

VI CONSIGLIO DI DIMMETTERVI IMMEDIATAMENTE CHIEDENDO SCUSA A TUTTI GLI ITALIANI CHE AVETE TRADITO E CHE ANCORA UNA VOLTA HANNO CREDUTO CHE QUESTO PAESE AVESSE UNA OPPOSIZIONE “QUASI” DEGNA DI QUESTO NOME… AGGIUNGIAMO QUESTA SCONFITTA ALLE PRECEDENTI IN PARTICOLARE ALLA QUESTIONE DEI CONFLITTI D’INTERESSE CHE IN CIRCA 18 MESI DI GOVERNO NON VI HA SFIORATO NEANCHE L’IDEA DI CAMBIARE MA POI VI PRESENTATE A PIAZZA DEL POPOLO A ROMA AD UNA MANIFESTAZIONE PER LA LIBERTA’ DI STAMPA CON DECINE DI BANDIERE DEL PD…. BHE ALLORA USANDO LO SLOGON DI UN UOMO CHE CI GOVERNERA’ GRAZIE A VOI PER ALTRI 150 ANNI IO VI DICO: VERGOGNA VERGOGNA VERGOGNA

P.s. sono sicuro che lei non risponderà mai a questa e-mail perchè impegnata in “faccende più importanti” ma se leggerà questa e-mail rifletta bene sul mio consiglio e sul mio pensiero che glielo assicuro è comune a tutti gli uomini e le donne i compagni e le compagne di quello che rimane della sinistra italiana… Stendo, in fine, un velo PIETOSO sull’ennesima presa di posizione e comportamento del Presidente Giorgio Napolitano

Giampaolo De Carolis