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	<title>Associazione Culturale I Care &#187; lavoro</title>
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	<description>&#34;La Libertà E&#039; Partecipazione&#34; G. Gaber</description>
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		<title>Cinquantenni, licenziati, specializzati: benvenuti fra i lavoratori in cerca d&#8217;autore</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 13:05:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Agenzie interinali: un profilo del mondo del lavoro nel Piceno tramite le testimonianze da dove si gestiscono le richieste delle aziende e le candidature di chi cerca occupazione. La crisi è finita? Macchè. «La situazione lavorativa è stagnante, se il 2009 è stato difficile il 2010 lo sarà ancora di più» Per leggere tutto l&#8217;articolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Agenzie interinali: un profilo del mondo del lavoro nel Piceno tramite le testimonianze da dove si gestiscono le richieste delle aziende e le candidature di chi cerca occupazione. La crisi è finita? Macchè. «La situazione lavorativa è stagnante, se il 2009 è stato difficile il 2010 lo sarà ancora di più»</p>
<p><a href="http://www.sambenedettoggi.it/2010/03/04/88873/cinquantenni-licenziati-specilizzati-benvenuti-fra-i-lavoratori-in-cerca-dautore/" target="_blank">Per leggere tutto l&#8217;articolo di sambenedettoggi.it clicca qui</a></p>
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		<title>Rossi: mobilitazione forte e unitaria contro l’attacco all’art. 18</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 08:15:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Candidato Presidente Massimo Rossi commenta duramente il disegno di legge governativo in materia di lavoro che introducendo l’arbitrato colpisce duramente l’articolo 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori. &#8220;E&#8217; una nuova gravissima conferma che il mercato del lavoro sta ormai diventando una specie di giungla&#8221;. Massimo Rossi commenta così l&#8217;approvazione da parte del Senato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Candidato Presidente Massimo Rossi commenta duramente il disegno di legge governativo in materia di lavoro che introducendo l’arbitrato colpisce duramente l’articolo 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori.</p>
<p>&#8220;E&#8217; una nuova gravissima conferma che il mercato del lavoro sta ormai diventando una specie di giungla&#8221;. Massimo Rossi commenta così l&#8217;approvazione da parte del Senato della cosiddetta norma sull&#8217;arbitrato, cioè il disegno di legge 1167 B, proprio alla vigilia della giornata che lo porterà, a Fabriano e ad Ancona, nei luoghi tra i più simbolici del settore industriale marchigiano .</p>
<p>&#8220;Ciò che non si era riusciti a far passare otto anni fa grazie alla straordinaria manifestazione che il 23 marzo del 2002 portò a Roma tre milioni di persone, il governo lo fa oggi &#8211; afferma Rossi &#8211; con una manovra furbesca che aggira l&#8217;articolo 18, e colpisce ancora una volta i diritti dei lavoratori, e precarizza ulteriormente il lavoro&#8221;.</p>
<p>Ma di cosa si tratta? In sostanza in sede di stipula e di certificazione del contratto di lavoro potrà essere inserita una clausola dove si afferma che in caso di controversie esse non si risolveranno davanti ad un giudice nel rispetto dei più elementari principi di equità. Dunque il datore di lavoro potrà imporre al nuovo assunto il ricatto dell&#8217;arbitrato. Per chi ha già un contratto a tempo indeterminato il dettato di legge prevede che potrà essere introdotto tramite accordo tra le parti.</p>
<p>&#8220;Proprio in una fase &#8211; prosegue Rossi &#8211; dove è necessaria la tutela di chi lavora vista la gravissima crisi di sistema che sta colpendo i paesi industriali, si mette mano ad un provvedimento da macelleria sociale che fa scempio dello Statuto dei diritti dei lavoratori. Mi auguro &#8211; conclude il Candidato Presidente &#8211; che le forze sindacali, il movimento dei lavoratori e chi ha a cuore la democrazia mettano in campo una mobilitazione forte e unitaria&#8221;.</p>
<p>Fonte: <a href="http://ilquotidiano.it/articoli/2010/03/4/102901/rossi-mobilitazione-forte-e-unitaria-contro-lattacco-allart-18" target="_blank">ilquotidiano.it</a></p>
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		<title>Notizie ed Energia nella provincia picena</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 11:58:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
				<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[piceno]]></category>

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		<description><![CDATA[Sperando che non rimangano solo belle parole vi riporto alcune notizie che riguardano l&#8217;energia ed il lavoro la nostra provincia. Nell&#8217;articolo di sambenedettoggi: Energia in Comune: le strategie del futuro si parla del Piano energetico comunale di San Benedetto del Tronto. Impianti a fonti rinnovabili, coibentazione, efficienza nel pubblico e nel privato. Così si vuole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sperando che non rimangano solo belle parole vi riporto alcune notizie che riguardano l&#8217;energia ed il lavoro la nostra provincia.</p>
<p>Nell&#8217;articolo di <a href="http://www.sambenedettoggi.it/2010/02/18/88009/energia-in-comune-le-strategie-del-futuro/" target="_blank">sambenedettoggi: Energia in Comune: le strategie del futuro</a> si parla del Piano energetico comunale di San Benedetto del Tronto. Impianti a fonti rinnovabili, coibentazione, efficienza nel pubblico e nel privato. Così si vuole ridurre il consumo cittadino entro il 2015.</p>
<p>In un latro articolo di <a href="http://www.sambenedettoggi.it/2010/02/18/87984/nucleare-confindustria-vuole-il-piceno-green-economy/" target="_blank">sambenedettoggi: Confindustria vuole il Piceno Green Economy</a> si parla del settore delle Energie e nuove tecnologie, gli  industriali piceni spingono per la creazione di un vero &#8220;distretto&#8221;: «Le imprese della nostra provincia hanno risonanza nazionale»</p>
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		<title>Piceno in crisi: raddoppiate le istanze di fallimento</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 08:52:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
				<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[piceno]]></category>

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		<description><![CDATA[Un&#8217;analisi de “Il Sole 24” vede Ascoli aumentare del 95% la percentuale rispetto al 2008-09;è la più alta (dopo Imperia) tra le quaranta città italiane prese in esame. In aumento anche pignoramenti e decreti inginutivi. Diminuiscono solo gli sfratti per morosità Un&#8217;indagine condotta dal quotidiano &#8220;Il Sole 24 Ore&#8221;, i cui risultati sono usciti questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;analisi de “Il Sole 24” vede Ascoli aumentare del 95% la percentuale rispetto al 2008-09;è la più alta (dopo Imperia) tra le quaranta città italiane prese in esame. In aumento anche pignoramenti e decreti inginutivi. Diminuiscono solo gli sfratti per morosità</p>
<p>Un&#8217;indagine condotta dal quotidiano &#8220;Il Sole 24 Ore&#8221;, i cui risultati sono usciti questa mattina lunedi 8 in terza pagina, mostra i dati relativi ai ricorsi presentati nel 2009 in quaranta tribunali italiani (bacino di circa un terzo della popolazione italiana) per quanto riguarda istanze di fallimento, pignoramenti e sfratti.</p>
<p>Questa analisi rende ancora più chiara la situazione di crisi che si sta vivendo in tutto il paese: «Nel 2009 – si legge – il numero di nuovi procedimenti giudiziari è aumentato praticamente in tutta Italia. Con un incremento che non ha riguardato soltanto le istanze di fallimento (+23% rispetto al 2008), ma anche i pignoramenti e gli sfratti, costringendo magistrati e cancellieri a un super lavoro imprevisto».</p>
<p>In una tabella, ai dati relativi al 2009 viene accostata la percentuale di variazione rispetto all&#8217;anno precedente. Così si evidenzia che ad Ascoli le istanze di fallimento (205 nel 2009) sono aumentate nell&#8217;ultimo anno del 95,3%, con un tasso di incremento maggiore rispetto a tutte le altre città prese in esame ad eccezione di Imperia.</p>
<p>Meno drammatiche le altre voci, che riguardano i pignoramenti mobiliari e immobiliari (rispettivamente in aumento del 6 e del 28 per cento) e i decreti ingiuntivi (+ 9,7%). L&#8217;unico dato con segno è quello relativo agli sfratti per morosità, che nel 2009 sono stati 42 con una diminuzione del 20%.</p>
<p>Gli altri tribunali marchigiani che hanno aderito all&#8217;indagine sono quelli di Ancona e Pesaro. Anche per loro percentuali in consistente aumento relativamente a tutte le voci; in particolar modo si segnalano le istanze di fallimento (+37% Ancona, +40,6% Pesaro), i pignoramenti immobiliari ( Pesaro +40%) e i decreti inginutivi ( Ancona + 27,9%).</p>
<p>Via | <a href="http://www.sambenedettoggi.it/2010/02/08/87206/piceno-in-crisi-raddoppiate-in-un-anno-le-istanze-di-fallimento/" target="_blank">sambenedettoggi.it</a></p>
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		<title>I lavoratori della Manuli  dicono no alla deindustrializzazione</title>
		<link>http://www.assoicare.org/2009/11/17/i-lavoratori-della-manuli-dicono-no-alla-deindustrializzazione/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 10:36:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
				<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[16 novembre 2009 (MoviSol) &#8211; La vicenda dello stabilimento Manuli di Ascoli Piceno, dove l&#8217;11 novembre l&#8217;assemblea dei lavoratori ha respinto all&#8217;unanimità l&#8217;accordo siglato dai sindacati confederali, rappresenta forse oggi la vertenza simbolo di un modus operandi utilizzato in tutta l’Italia negli ultimi anni con lo scopo di de-industrializzare il Paese, assecondando i processi di delocalizzazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">16 novembre 2009 (MoviSol) &#8211; La vicenda dello stabilimento Manuli di Ascoli Piceno, dove l&#8217;11 novembre l&#8217;assemblea dei lavoratori ha respinto all&#8217;unanimità l&#8217;accordo siglato dai sindacati confederali, rappresenta forse oggi la vertenza simbolo di un <em>modus operandi</em> utilizzato in tutta l’Italia negli ultimi anni con lo scopo di de-industrializzare il Paese, assecondando i processi di delocalizzazione e globalizzazione. Un <em>modus operandi</em> da parte di alcune aziende che hanno visto nell’attuale crisi una giustificazione per formalizzare un percorso iniziato in realtà nei primi anni &#8217;90. Quelle aziende ancora inseguono solo il valore degli azionisti muovendosi all’interno di una logica più finanziaria che industriale, senza alcun attaccamento al territorio e alla propria gente, senza interesse per il bene ed il futuro del nostro Paese. Oggi, governati in gran parte dalle stesse persone che hanno iniziato prima della crisi questi processi economici e culturali, dovremmo aspettarci una &#8220;ripresa&#8221; mediante gli stessi strumenti che ci hanno condotto dentro la crisi, ottenendo questa situazione sociale drammatica.</p>
<p style="font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">Troppo spesso queste vicende, comuni a tante situazioni locali, si concludono con l&#8217;accettazione del &#8220;male minore&#8221;, e cioè prepensionamenti, mobilità, riqualificazione mentre gli impianti industriali vengono smantellati e spesso venduti all&#8217;estero. Alla Manuli di Ascoli Piceno, per la prima volta, i lavoratori <a name="a01"></a> hanno detto no e si sono opposti alla chiusura dell&#8217;ennesimo stabilimento produttivo, in una provincia dove, dal gennaio 2008, sono 3200 i posti di lavoro industriali già persi.</p>
<p style="font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">Grave è stato anche l&#8217;atteggiamento del responsabile del Ministero dello Sviluppo Economico al tavolo delle trattative, il dottor Giampietro Castano. Castano, Responsabile dell’Unita per la gestione delle vertenze delle imprese in crisi del MSE, durante un incontro tenutosi ad Ascoli Piceno di fronte al presidente della Provincia, al presidente della Camera di Commercio e al presidente di Confindustria Ascoli, ha dichiarato:<em><strong>&#8220;Non vi sognate di arginare la chiusura e la fuga da Ascoli delle grandi aziende!&#8221;</strong></em>. Ex-sindacalista, Castano ha fatto carriera nell&#8217;Olivetti, nota azienda incubatrice di &#8220;modernismo&#8221;, ed è al centro di numerose simili vertenze in tutta la penisola, come quella dell&#8217;azienda in crisi Eutelia. Ci si chiede se egli lavori per il Ministero dello Sviluppo o del &#8220;Sottosviluppo&#8221;.</p>
<p style="font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">Tornando all&#8217;esito dell&#8217;assemblea, il punto politicamente rilevante è che i lavoratori abbiano preso coscienza e riconosciuto il piano criminale che si stava perpetrando nei loro confronti, con i sindacati <strong>disposti ad accettare tutte le condizioni della azienda</strong> a scapito dei lavoratori. Durante l’assemblea un attivista di MoviSol, Andrea Pomozzi, ha svelato i retroscena della vicenda che coinvolge lo stabilimento ascolano e il gruppo proprietario in generale. La famiglia Manuli possiede dal 2001 un fondo hedge speculativo (<a style="color: #000042; font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; text-decoration: none;" href="http://www.hedgeinvest.it/" target="_blank">http://www.hedgeinvest.it/</a>) con <em>assets</em> per 950 milioni di euro, mentre appena qualche settimana fa, la famiglia Manuli ha creato un nuovo fondo (HI USA Real Estate Fund) mediante un’iniezione immediata di 5 milioni di euro ed un obiettivo di raccolta attorno ai 100 milioni di euro <a name="a02"></a>. Finalità di questo fondo è la speculazione immobiliare negli Stati Uniti, mercato florido dopo lo scoppio della bolla immobiliare americana dei <em>subprime</em>. La proprietà Manuli possiede anche le terme di Saturnia <a name="a03"></a>, ha partecipazione dell’11% in &#8220;Valore Reale&#8221; (un&#8217;altra società di speculazione immobiliare<a name="a04"></a>), una partecipazione in un’azienda che produce bio-diesel <a name="a05"></a> e possiede altre società finanziarie <a name="a06"></a>. La famiglia che detiene questo impero ha pensato più di cinque anni fa (lontano dai famigerati venti di crisi, oggi causa di ogni male) di cominciare un processo di delocalizzazione della produzione per risparmiare sui costi della manodopera.</p>
<p style="font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span id="more-1326"></span></p>
<p style="font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">È stupefacente che nessuna delle sigle sindacali si sia accorta di questo processo nel corso degli anni e che oggi si presenti ai lavoratori un conto salato fatto di mobilità, cassa integrazione e licenziamenti. A completare il quadro che descrive il sistema &#8220;Paese Italia&#8221;, ci sono i giornali locali che il giorno dopo l’assemblea hanno accusato gli operai di squadrismo ed estremismo, di intrusione da parte di frange di facinorosi, senza minimamente accennare al paradosso di una rappresentanza sindacale duramente contestata dalla base. Basta guardare il <a style="color: #000042; font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; text-decoration: none;" href="http://webtv.picusonline.it/index.php?video=40" target="_blank">video dell’assemblea</a>e leggere gli articoli del <em>Messaggero</em>, <em>Corriere Adriatico</em> e <em>Resto del Carlino</em> del giorno dopo per capire l’evidente mistificazione dei fatti da parte della stampa locale. Riportiamo qui alcune parole di Margherita Recaldini, coordinatrice del sindacato intercategoriale SdL, estratte da un comunicato stampa del 12 Novembre. Parole che ci sembrano particolarmente rappresentative e significative:</p>
<p style="font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;"><em>&#8220;Una cortina di complice silenzio quello che sta avvolgendo quanto accaduto ieri all’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori della Manuli convocata per valutare l’accordo sottoscritto &#8216;in nome e per conto dei lavoratori&#8217; da Cgil Cisl e Uil. Un silenzio assordante su tutti i giornali e sui media nazionali, un silenzio emblematico. La bocciatura unanime dell’accordo parla, a chi vuole ascoltare e vedere, di una crisi della rappresentanza dei sindacati tradizionali giunta ormai al capolinea e che si preferisce occultare. Laddove i lavoratori diventano protagonisti diretti e &#8216;controllori&#8217; effettivi degli accordi sottoscritti in loro nome, le &#8216;ombre&#8217; che avvolgono le intese a perdere che da anni Cgil, Cisl e Uil firmano a loro danno, si mostrano per quello che sono: mediazioni in favore della controparte, del padrone per dirla in modo più chiaro. Scandalose le dichiarazioni di Cgil, Cisl e Uil delle Marche che denunciano &#8216;intimidazioni e interruzioni continue&#8217; nei confronti dei loro dirigenti sindacali mandati non certo a spiegare ai lavoratori in modo chiaro e completo l’accordo bensì a cercare in tutti i modi di farlo &#8216;digerire&#8217; alle maestranze. Altro che impedimento della dialettica democratica! Quello di ieri, da parte dei lavoratori della Manuli, e stato un esempio di grande &#8216;autonomia soggettiva&#8217; ad opera dei destinatari di un accordo truffa. Non a caso, a fronte della riluttanza dei lavoratori ad ingoiare il rospo il segretario nazionale del settore della Cisl, Angelo Colombini ha deciso di &#8216;differire&#8217; il referendum sperando che il rinvio rendesse più arrendevoli i lavoratori. Una provocazione che non poteva che surriscaldare gli animi di lavoratori già provati da una vertenza in corso da mesi. Un mestierante di professione il Colombini che non ha trovato ad accoglierlo la solita &#8216;rassegnazione&#8217; su cui da anni questi grigi burocrati sindacali puntano per “vendere” al padrone i loro &#8216;servigi&#8217;. Che il rientro solo di una parte dei lavoratori rappresenti semplicemente l’anticamera del differimento della chiusura della Manuli secondo la tempistica che la proprietà si e data, i lavoratori l’hanno capito e hanno anche capito che solo la loro unita poteva fare la differenza al punto in cui la vicenda era arrivata. Un segnale di dignità quello dei lavoratori a cui Cgil, Cisl e Uil Marche dovrebbero semplicemente inchinarsi! Perche di fronte all’arroganza e alla granitica fermezza di chi ha il coltello dalla parte del manico (il padrone) e può sempre decidere di chiudere quando vuole un’azienda o spostar	la altrove per aumentare ulteriormente profitti già consistenti, non servono mediazioni. Serve la dignità!&#8221;</em></p>
<p style="font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">In un incontro successivo del 13 Novembre con il Governatore della Regione Marche Gian Mario Spacca, gli operai della Manuli hanno denunciato gli attacchi subiti dalla stampa, dai sindacati confederali e il vergognoso accordo ricevendo dal presidente della regione solidarietà e pieno sostegno. Spacca ha dichiarato: <em>&#8220;Ho visto dei lavoratori che hanno grande dignità, un evidente stato di disagio, sentono le responsabilità di una famiglia sulle proprie spalle, ma pronti a ragionare.&#8221;</em> Spacca si è impegnato a consegnare al governo un documento stilato dai lavoratori Manuli, in cui si chiede che, per fermare il processo di deindustrializzazione della Valle del Tronto, si mettano in opera interventi straordinari come quelli che Roosevelt, in ben altre dimensioni, eseguì nel 1933. Si parla della costituzione di un&#8217;agenzia per lo sviluppo che, a imitazione della famosa Tennessee Valley Authority, è chiamata Autorità per la Valle del Tronto, che possa costituire un esperimento pilota da adottare in tutto il paese.</p>
<p style="font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">Nella sua ultima enciclica Benedetto XVI scriveva: <em>&#8220;Il mercato ha stimolato forme nuove di competizione tra Stati allo scopo di<strong>attirare centri produttivi di imprese straniere</strong>, mediante vari strumenti, tra cui un fisco favorevole e la<strong>deregolamentazione del mondo del lavoro</strong>. Questi processi hanno comportato la riduzione delle reti di sicurezza sociale in cambio della ricerca di maggiori vantaggi competitivi nel mercato globale, con grave pericolo per i diritti dei lavoratori, per i diritti fondamentali dell&#8217;uomo e per la solidarietà attuata nelle tradizionali forme dello Stato sociale&#8221; e ancora &#8220;<strong>Non è però lecito delocalizzare solo per godere di particolari condizioni di favore, o peggio per sfruttamento</strong>, senza apportare alla società locale un vero contributo per la nascita di un robusto sistema produttivo e sociale, fattore imprescindibile di sviluppo stabile&#8221;.</em></p>
<p style="font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">In un altro passaggio si afferma:<em>&#8220;Quando l&#8217;incertezza circa le condizioni di lavoro, in conseguenza dei processi di mobilita e di deregolamentazione, diviene endemica, si creano forme di instabilità psicologica, di difficoltà a costruire propri percorsi coerenti nell&#8217;esistenza, compreso anche quello verso il matrimonio. Conseguenza di ciò e il formarsi di situazioni di <strong>degrado umano</strong>, oltre che di spreco sociale. [...] L&#8217;estromissione dal lavoro per lungo tempo, oppure <strong>la dipendenza prolungata dall&#8217;assistenza pubblica o privata</strong>, minano la liberta e la creatività della persona e i suoi rapporti familiari e sociali con forti sofferenze sul piano psicologico e spirituale. Desidererei ricordare a tutti, soprattutto ai governanti impegnati a dare un profilo rinnovato agli assetti economici e sociali del mondo, <strong>che il primo capitale da salvaguardare e valorizzare e l&#8217;uomo, la persona, nella sua integrità: L&#8217;uomo infatti e l&#8217;autore, il centro e il fine di tutta la vita economico sociale.&#8221;</strong></em></p>
<p style="font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">Ha il sapore dell’ipocrisia allora lo sdegno di molti giornali e di gran parte dell’opinione pubblica di fronte alla divisione tra lavoratori e sindacati e non di fronte alle motivazioni che hanno portato a questo. Ha il sapore dell’ipocrisia, l’attenzione ideologica alle divisioni più che ai licenziamenti e alle vite abbandonate al loro destino. I sindacati devono capire che se assecondano certi meccanismi che conducono solo ad impoverimento economico e culturale, si scavano la fossa con le proprie mani. Non c&#8217;è la ripresa dietro l&#8217;angolo, l&#8217;economia non si riprenderà da sola con i processi &#8220;darwiniani&#8221;: questa è la ricetta che ha portato all’attuale crisi e che, se ancora applicata, garantirà il collasso totale.</p>
<p style="font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">La vicenda dei lavoratori Manuli è un segnale lanciato da una piccola parte del paese, che va raccolto per saldare un&#8217;alleanza di tutte le categorie colpite dalla crisi. C&#8217;è necessità di creare un &#8220;fronte&#8221; interclassista che coinvolga tutti gli strati sociali, tutte le professioni, tutte le correnti politiche, a sostegno di un &#8220;no&#8221; alla deindustrializzazione e una richiesta perentoria al Governo e al Parlamento: salvate questo paese!</p>
<p style="font-size: 14px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; color: #cc0000; font-weight: bold;">L&#8217;accordo bocciato</p>
<p style="font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">Insulti, accuse, rabbia e sdegno. Sono queste forse le parole che meglio di altre possono descrivere il clima rovente in cui si e svolta l’assemblea dei lavoratori della Manuli presso la Camera di Commercio del capoluogo di provincia marchigiano. La Manuli ad Ascoli produce tubi rinforzati in gomma per applicazioni industriali ed automotive <a name="a07"></a>.</p>
<p style="font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">Oggetto degli attacchi degli operai sono stati i rappresentanti nazionali dei sindacati confederali CGIL, CISL e UIL, accusati di aver firmato un&#8217;ipotesi di accordo definito &#8220;vergognoso&#8221; dagli stessi lavoratori.</p>
<p style="font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">L&#8217;ipotesi prevedeva l’esubero di 379 persone: di queste 254 sarebbero state messe in mobilità immediatamente, mentre i reparti produttivi dove essi lavoravano venivano smantellati. I rimanenti 125 sarebbero stati in teoria riassorbiti dalla <em>&#8220;possibile solo parziale prosecuzione degli altri reparti&#8221;</em> (dal Verbale di Esame Congiunto del 26/10/2009). Ma bastava leggere il testo dell&#8217;accordo per capire l&#8217;inganno. L&#8217;attività di produzione non sarebbe potuta proseguire in uno stabilimento manifatturiero di tale complessità senza i reparti di: Information Technology, Industrial Controlling, Controllo Qualità, Programmazione Produzione e Logistica, Industrial Engineering, Servizi di Manutenzione e Gestione Impianti, Safety and Security. Tutti questi reparti verranno chiusi definitivamente. Inoltre, nel Verbale di Accordo del 30/10/2009 l&#8217;azienda aveva inserito anche la clausola:<em>&#8220;L’azienda eserciterà la facoltà di licenziamento fino al 31/08/2010&#8243;</em>. E per finire, sempre nel Verbale di Esame Congiunto, l&#8217;azienda chiedeva la Cassa Integrazione Straordinaria per crisi anche per le persone che dovrebbero continuare a lavorare.</p>
<p style="font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">A fronte di tanta magnanimità da parte della proprietà, nell&#8217;accordo veniva richiesto alla Provincia di Ascoli Piceno di cambiare destinazione d’uso dei terreni liberati dalle attività smantellate (da industriale ad artigianale), in modo da poter rivendere a prezzi di mercato un terreno acquistato negli anni settanta a circa 400 delle vecchie lire al metro quadro. In cambio di tali concessioni, l&#8217;azienda voleva smantellare gli stabilimenti e vendere i macchinari comprati con la Cassa del Mezzogiorno. A fronte di tanta generosità nei confronti dei lavoratori, la Manuli chiedeva al comune di Ascoli Piceno di realizzare a spese della collettività una rete elettrica tra lo stabilimento in dismissione ed un altro stabilimento a qualche chilometro di distanza, in modo che l&#8217;azienda potesse utilizzare l&#8217;energia prodotta da una centrale di cogenerazione per la quale altrimenti la Manuli avrebbe dovuto pagare forti penali alla ditta costruttrice in caso di mancato utilizzo <a name="a08"></a>.</p>
<p style="font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">Del resto che la Manuli non avesse alcun piano strategico di sviluppo per lo stabilimento ascolano si evince anche dal fatto che nel 2004 costituì una società a diritto lussemburghese a cui vendette una parte degli stabilimenti di produzione di Ascoli Piceno. Tale società che nel corso degli ultimi 5 anni ha cambiato più volte nome e sede legale (Lussemburgo, Italia, Polonia) per poi fallire come Maflow S.p.A. nel Maggio scorso con sentenza del tribunale civile di Milano <a name="a09"></a>. Durante questi anni la Maflow ha realizzato stabilimenti e società all’estero che godono di ottima salute, al contrario di quella italiana. Inoltre con giochi di scatole cinesi la Manuli ha guadagnato con vendite ed acquisizioni, creando valore aggiunto ad ogni passaggio societario (Relazione dei Commissari Giudiziali ex art. 28 D.LGS. 270/1999).</p>
<p style="font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">Note:</p>
<p style="font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;"><a name="n01"></a> &#8211; Vedi il sito <a style="color: #000042; font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; text-decoration: none;" href="http://www.presidiomanuli.net/" target="_blank">www.presidiomanuli.net</a>.</p>
<p style="font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;"><a name="n02"></a> &#8211; Vedi il documento in PDF su <a style="color: #000042; font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; text-decoration: none;" href="http://www.hedgeinvest.it/uploads/2009/E.%20Presentazione%20Paolo%20Massi.pdf" target="_blank">www.hedgeinvest.it</a>.</p>
<p style="font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;"><a name="n03"></a> &#8211; Vedi il documento in PDF su <a style="color: #000042; font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; text-decoration: none;" href="http://www.tipspa.it/binary/tip_new_08/rassegna_stampa/Ilsole24ore%20-%2012ago06(r.s.14ago).1156319062.pdf" target="_blank">www.tipspa.it</a></p>
<p style="font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;"><a name="n04"></a> &#8211; Vedi la pagina di <a style="color: #000042; font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; text-decoration: none;" href="http://www.valorerealesgr.it/azionisti2.htm" target="_blank">www.valorerealesgr.it</a></p>
<p style="font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;"><a name="n05"></a> &#8211; Vedi la pagina di <a style="color: #000042; font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; text-decoration: none;" href="http://www.oxem.it/shareholders.php" target="_blank">www.oxem.it</a></p>
<p style="font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;"><a name="n06"></a> &#8211; Vedi il sito <a style="color: #000042; font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; text-decoration: none;" href="http://www.amfinspa.com/" target="_blank">www.amfinspa.com</a></p>
<p style="font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;"><a name="n07"></a> &#8211; Vedi <a style="color: #000042; font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; text-decoration: none;" href="http://www.manuli-hydraulics.com/Default.asp" target="_blank">www.manuli-hydraulics.com</a></p>
<p style="font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;"><a name="n08"></a> &#8211; La centrale è stata costruita all’interno degli stabilimenti in dismissione qualche anno fa dalla società COVER per conto della Manuli, utilizzando fondi pubblici.</p>
<p style="font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;"><a name="n09"></a> &#8211; Vedi la pagina di <a style="color: #000042; font-size: 11px; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; text-decoration: none;" href="http://www.maflow.net/PROCEDURE/IT/index.html" target="_blank">www.maflow.net</a></p>
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		<title>Carrefour: ecco il manuale per gestire i dipendenti che scioperano, premi per i &#8220;crumiri&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 04:27:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
				<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[In un momento di crisi come questo come salvare un&#8217;azienda dal &#8220;pericolo di sciopero&#8221;? Semplice: istruendo manager, capireparto e capiturno. E&#8217; la strategia decisa dal gruppo Carrefour, uno dei colossi della grande distribuzione made in France, con 11 mila punti vendita in 30 paesi del mondo e 70 iper in Italia. Ne parla questa mattina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un momento di crisi come questo come salvare un&#8217;azienda dal &#8220;pericolo di sciopero&#8221;? Semplice: istruendo manager, capireparto e capiturno. E&#8217; la strategia decisa dal gruppo Carrefour, uno dei colossi della grande distribuzione made in France, con 11 mila punti vendita in 30 paesi del mondo e 70 iper in Italia.</p>
<p>Ne parla questa mattina il Corriere: si parte dal presupposto che lo sciopero è una prova di forza, da vincere. Come in una guerra. Quattro le fasi della lotta: pre-sciopero, il giorno prima, il giorno dello sciopero (&#8220;giornata del­l’adrenalina&#8221;) e il post sciope ro, con tanto di brindisi. Ogni fase ha durata, azione, attori e obiettivi.</p>
<p>I &#8216;capi&#8217;, il giorno fatidico, dovranno indossare calzature comode ed essere eleganti. Poi si dovrà classificare il personale in &#8220;verdi&#8221;, &#8220;gialli&#8221; (gli indecisi dello sciopero), &#8220;rossi&#8221;.</p>
<p>Per convincere i &#8220;gialli&#8221; serviranno grandi sorrisi, pacche sulla spalla e persino caffè e brioche offerti nella pausa. Vanno scelti anche gli opinion leader. Massimo supporto per chi verrà a lavorare.</p>
<p>E di sciopero ce n&#8217;è uno proprio dietro l&#8217;angolo per il contratto na zionale: è in programma per sabato 3 ottobre e coinvolgerà le sedi di Paderno, Assago, San Giuliano e Carugate.</p>
<p>&#8220;Vincere permette di aumentare il potere sociale dei capi&#8221;, si legge nel manuale, ma &#8220;non si deve stravincere e non bisogna umiliare la con troparte&#8221;.</p>
<p>L&#8217;azienda &#8216;ha già perso&#8217; in uno sciopero dello scorso luglio, quando i lavoratori hanno denunciato Carrefour per comportamento antisindacale a Milano e a Torino. In tale occasione il gruppo ha tenuto aperti gli iper lombardi con personale a ter mine, una cosa vietata come spiegano i sindacati, che fanno sapere:</p>
<p>&#8220;Siamo preoccu pati. L&#8217;azienda ha di sdettato il contratto integrati vo unilateralmente e ora ha messo in atto una strategia con l&#8217;indottrinamento dei ca pireparto che mira a esclude re sindacato e lavoratori da una partita che li riguarda di rettamente&#8221;</p>
<p>Nel manuale si legge anche cosa non si deve fare per evitare di incorrere in una denuncia per attività antisin dacale, ovvero:</p>
<p>- non strappare cartelli sindacali dalle bacheche</p>
<p>- non vietare assemblee</p>
<p>- fare do mande ma non pretendere ri sposte</p>
<p>Inoltre vengono anche fornite istruzioni per evita re i picchetti grazie a una piantina dell&#8217;iper con segnalati ingressi e uscite.</p>
<p>Fonte: http://milano.blogosfere.it/2009/10/carrefour-ecco-il-manuale-per-gestire-i-dipendenti-che-scioperano-premi-per-i-crumiri.html</p>
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