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	<title>Associazione Culturale I Care &#187; economia</title>
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	<description>&#34;La Libertà E&#039; Partecipazione&#34; G. Gaber</description>
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		<title>UN’ECONOMIA SENZA MURAGLIA: LA CINA IN ITALIA, L’ITALIA IN CINA</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Mar 2011 06:24:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ti segnalo un interessante progetto culturale sul rapporto, spesso controverso, tra Italia e Cina. La prima iniziativa di carattere economico, che vedrà coinvolto Marco Marcatili, si svolgerà a Monte Urano (FM) il prossimo giovedì 31 marzo (ore 21, Cineteatro Arlecchino). Saranno presenti Giorgio Prodi (figlio dell&#8217;ex premier), economista dell&#8217;Osservatorio Asia, e alcuni imprenditori italiani e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ti segnalo un interessante progetto culturale sul rapporto, spesso controverso, tra Italia e Cina. La prima iniziativa di carattere economico, che vedrà coinvolto <a href="http://www.linkedin.com/pub/marco-marcatili/5/285/9b4" target="_blank">Marco Marcatili</a>, si svolgerà a Monte Urano (FM) il prossimo giovedì 31 marzo (ore 21, Cineteatro Arlecchino). Saranno presenti Giorgio Prodi (figlio dell&#8217;ex premier), economista dell&#8217;Osservatorio Asia, e alcuni imprenditori italiani e cinesi legati al territorio fermano-maceratese. Tutte le informazioni su <a href="http://www.progettoanimamundi.it" target="_blank">www.progettoanimamundi.it</a></p>
<p>Ecco le locandine degli eventi:<br />
<a href='http://www.assoicare.org/wp-content/uploads/2011/03/Invito-31-marzo.pdf'>Invito 31 marzo</a><br />
<a href='http://www.assoicare.org/wp-content/uploads/2011/03/Comunicato-Anima-Mundi.pdf'>Comunicato Anima Mundi</a></p>
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		<title>Cos&#8217;ha la Norvegia che l&#8217;Italia non ha?</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 06:06:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Nicoletta Forcheri &#8211; mercatoliberotestimonianze.blogspot.com La Norvegia sarebbe un caso da studiare e da emulare: un surplus del 10%, un profitto netto dei titoli di stato di Oslo del 6,197%, di più del 4,747% del bund e del 2,931% dei bond svizzeri, il piu&#8217; basso tasso di disoccupazione (rif.Wall Street Italia). Quello che l&#8217;articolo non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Nicoletta Forcheri &#8211; mercatoliberotestimonianze.blogspot.com</p>
<p>La Norvegia sarebbe un caso da studiare e da emulare: un surplus del 10%, un profitto netto dei titoli di stato di Oslo del 6,197%, di più del 4,747% del bund e del 2,931% dei bond svizzeri, il piu&#8217; basso tasso di disoccupazione (rif.Wall Street Italia). Quello che l&#8217;articolo non dice lo si può trovare facilmente su wikipedia, e cioé che l&#8217;economia norvegese è caratterizzata dalla proprietà statale di grossi comparti industriali cruciali come il petrolio (Statoil), l&#8217;energia idroelettrica (Statkraft), l&#8217;alluminio (Norsk Hydro), la principale banca del paese (DnB NOR), e le telecomunicazioni (Telenor), e che ben il 30% del valore della borsa di Oslo è in mano allo Stato.</p>
<p>Se si comprendono anche le partecipazioni in società non quotate, la quota pubblica aumenta drasticamente con i titoli petroliferi diretti. Insomma, la Norvegia ha la sua IRI intatta, prima del golpe bianco del Britannia.</p>
<p>Inoltre il petrolio del paese è controllato dal governo tramite i maggiori operatori come il 62% in Statoil nel 2007, la controllata statale al 100% Petoro, e SDFI, oltre al controllo delle licenze di esplorazione e produzione. Una sorta di ENI alla Mattei, prima del fatale &#8220;incidente&#8221;.</p>
<p>Poi scopro che il paese, pur essendo il primo produttore ed esportatore di petrolio d&#8217;Europa, non è membro dell&#8217;OPEC, e che ha fondato un FONDO PENSIONI SOVRANO nel 1995 per ridistribuire i proventi del petrolio, del fisco, dei dividendi, delle cessioni e delle royalties. Si aggiunga a questo che non fa parte dell&#8217;UE e che la sua corona è pertanto più sovrana/pubblica dell&#8217;euro. </p>
<p>Infine, la Banca centrale norvegese gestisce uffici di investimento a LONDRA, NEW YORK E SHANGHAI.</p>
<p>Viene da chiedersi: ma se l&#8217;Italia fosse come la Norvegia monetariamente sovrana cioè fuori dall&#8217;euro?</p>
<p>E se non fosse trivellata da cima a fondo da multinazionali estere e/o finanziarie (come l&#8217;ENI) per i suoi giacimenti di idrocarburi, i secondi per ordine di importanza in Europa ?</p>
<p>E se per le nostre preziose risorse elettriche non fosse sfruttata da scatole cinesi della multinazionale di stato francese EDF?</p>
<p>E se le nostre risorse idriche, tra le maggiori al mondo, non fossero in mano alle multinazionali dell&#8217;acqua in bottiglia tipo Nestlé, e dai due colossi francorotti Suez Gaz de France e Veolia?</p>
<p>E se i proventi di dette risorse pubbliche li gestissimo per ridistribuirli al popolo come nei paesi dove esiste un social welfare?</p>
<p>Avremmo un debito pubblico inesistente come la Norvegia?</p>
<p>E se e se e se. Ma come siete ingenui. Noi siamo dei birboni, abbiamo avuto Mussolini, siamo indisciplinati, pizza pasta e mandolino, insomma siamo italiani e meritiamo una penalizzazione. Bisognerebbe come minimo che la Banca d&#8217;Italia fosse di proprietà pubblica, con una moneta credito, al contrario dell’euro debito. Bisognerebbe come minimo non avere ceduto al golpe bianco del Britannia (nel 1992, decisione della svendita dell’IRI con l’aiuto della svalutazione della Lira in seguito all’attacco di Soros), per la verità poi neanche riconosciuto come tale dalla stampa ufficiale.</p>
<p>Ieri il ministro portoghese e quello austriaco hanno segnalato la loro contrarietà il primo all&#8217;euro, il secondo al bilancio UE per via degli insensati salvataggi delle banche; irlandesi e greci non ne possono più e sono i primi ad avere capito sulla loro pelle quello che negli USA oramai è diventato il segreto di pulcinella, e cioè che Bernanke/Trichet stampano moneta a (nostro) debito per salvare le banche creditrici dei debiti sovrani mentre l&#8217;eurocratese continua a mescolare le carte sibilando che è per salvare gli Stati, oramai morti e sepolti dagli stessi eurocrati.</p>
<p>Decidere di uscire dall&#8217;euro è possibile in virtù del Trattato di Lisbona: e se la esplorassimo, per rifondare una moneta credito del popolo?</p>
<p>Fonte: http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2010/11/cosha-la-norvegia-che-litalia-non-ha.html.</p>
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		<title>North Dakota, il miracolo fatto in casa</title>
		<link>http://www.assoicare.org/2010/11/12/north-dakota-il-miracolo-fatto-in-casa/</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Nov 2010 21:22:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Marcello Foa &#8211; ilgiornale.it. Qual è lo Stato che può vantare una disoccupazione al 4,4%? E aumenti del PIL a due cifre con incrementi dei redditi delle persone fisiche pari al 23% tra il 2006 e il 2009? Uno pensa: non può essere che la Cina. Sbagliato. Anche nell’ansimante America c’è chi va alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Marcello Foa &#8211; ilgiornale.it.</p>
<p>Qual è lo Stato che può vantare una disoccupazione al 4,4%? E aumenti del PIL a due cifre con incrementi dei redditi delle persone fisiche pari al 23% tra il 2006 e il 2009? Uno pensa: non può essere che la Cina. Sbagliato. Anche nell’ansimante America c’è chi va alla grande. L’autore di questo miracolo è il North Dakota, ovvero uno dei piccoli e in apparenza marginali tra i 50 che compongono la federazione statunitense. La sua fortuna? Aver dato retta, tra il 1915 e il 1920, alla Nonpartisan League, un movimento locale che l’establishment tentò di fermare bollandolo come populista, ma che in realtà era lungimirante. Quel movimento indipendente propose agli elettori del North Dakota di non aderire al Federal Reserve System ovvero al circuito finanziario imperniato sulla Fed, la Banca centrale americana.</p>
<p>Pensavano, i contadini dello Stato, che non ci si potesse fidare dei banchieri di Wall Street e che fosse più saggio avvalersi di un Istituto indipendente. Il tempo ha dato loro ragione. </p>
<p>Il successo del North Dakota è tutto qui: pur usando il dollaro come valuta di scambio, oggi è l’unico Stato americano che non dipende dalla Federal Reserve. A garantire le sue riserve sono i cittadini, i quali, in caso di dissesti finanziari non potrebbero avvalersi dell’assicurazione federale sui depositi. Lo Stato corre un rischio, ma ipotetico: in oltre 90 anni di vita l’istituto non è mai stato in difficoltà ed è passato indenne attraverso ogni crisi. </p>
<p>Per legge lo Stato e tutti gli enti pubblici devono versare i fondi nelle casse della Banca centrale del North Dakota, che li usa non per ottenere utili mirabolanti, né per oliare indebitamente le banche private, ma per aiutare la crescita dello Stato. Di fatto agisce come un’agenzia di sviluppo economico e dunque sostiene progetti d’investimento, concede finanziamenti a tassi molto bassi, nonché un numero impressionante di prestiti agli studenti a condizioni eque. </p>
<p>Sarà per la mentalità contadina di quella gente o per le virtù civiche sia degli amministratori della banca che dei cittadini, ma il tasso di spreco e di inefficienza è bassissimo. Per dirla in altri termini: quegli investimenti non sono sprecati in progetti insensati o improduttivi, dunque non producono carrozzoni parapubblici con interessi e prospettive clientelari, ma producono ricchezza nel territorio e dunque nuovo gettito fiscale, nuovi fondi per la banca; insomma, generano un ciclo virtuoso.</p>
<p>Sembra l’uovo di Colombo, ma altro non è che il trionfo del buon senso. In ultima analisi lo scopo della banca centrale di un Paese dovrebbe essere quello di agevolare uno sviluppo economico armonioso e senza squilibri finanziari o inflazionistici. La Bank of North Dakota ci riesce a tal punto da chiudere ogni anno in utile (nel 2009 per 58 milioni di dollari), denaro che torna ai legittimi proprietari ovvero ai contribuenti. Il sistema funziona così bene che diversi Stati americani vogliono imitarlo. E mica solo staterelli, anche colossi come California, Ohio, Florida, stufi di un meccanismo che negli ultimi trent’anni ha creato una ricchezza illusoria.</p>
<p>La Federal Reserve, infatti, non appartiene ai cittadini americani, ma alle banche, che pertanto sono i suoi azionisti di riferimento, così come, peraltro, avviene per la Banca d’Italia. Il liberista Ron Paul da anni sostiene, inascoltato, che una Banca centrale non è nemmeno contemplata dalla Costituzione americana e che di fatto tradisce lo spirito dei fondatori degli Stati Uniti d’America. Furono gli ambienti di Wall Street, nel 1914, a indurre il presidente Wilson a creare la Fed, la quale, però, nel corso dei decenni ha assunto compiti e generato dinamiche devianti, sottraendo al popolo la sovranità finanziaria. </p>
<p>Contrariamente alla Fed, la North Dakota Bank non ha bisogno di considerare interventi straordinari a sostegno di un’economia asfittica, né di comprare i Buoni del Tesoro invenduti, per la semplice ragione che lo Stato non ha debiti ed è addirittura in surplus. La North Dakota Bank non ha seguito la moda dei subprime, né della cartolarizzazione dei debiti, né delle altre diavolerie finanziarie escogitate negli ultimi anni dai dissennati e avidissimi manager delle grandi banche d’affari. Ha continuato ad essere una banca centrale al servizio della comunità, capace di mettere a disposizione dei privati le risorse necessarie per avviare imprese che poi non vivono di sussidi, ma secondo le regole di mercato. È la rivincita di un’America semplice e vincente, ma di cui nessuno parla mai. </p>
<p>Fonte: www.ilgiornale.it.</p>
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		<title>Siamo i migliori&#8230;Evasione fiscale: Italia al top in Europa</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Nov 2010 21:11:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Fino a quando non risolveremo questo problema e non recupereremo tutte le tasse evase, l&#8217;economia italiana rimarrà bloccata con un debito pubblico enorme da paese della repubblica delle banane. Preoccupante. Non è possibile definire altrimenti i risultati dell’elaborazione firmata da Contribuenti.it sull’evasione fiscale in Italia. L’associazione dei contribuenti, con lo Sportello del contribuente, monitora da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fino a quando non risolveremo questo problema e non recupereremo tutte le tasse evase, l&#8217;economia italiana rimarrà bloccata con un debito pubblico enorme da paese della repubblica delle banane.</p>
<p>Preoccupante. Non è possibile definire altrimenti i risultati dell’elaborazione firmata da Contribuenti.it sull’evasione fiscale in Italia. L’associazione dei contribuenti, con lo Sportello del contribuente, monitora da diversi anni il rispetto del sistema fiscale dimostrato dai cittadini del Belpaese; le ultime stime in proposito sono molto chiare: 3 contribuenti su 4 non sarebbero in linea con le pretese del Fisco.</p>
<p>L’inadeguatezza del redditometro<br />
Secondo Contribuenti.it, sono in molti a non rispettare le richieste avanzate dall’Amministrazione finanziaria sulla base del redditometro (il nuovo strumento di accertamento sintetico che calcola il reddito imponibile e l’ammontare da versare all’erario attraverso consumi e tenore di vita).</p>
<p>Nel dettaglio, con riferimento all’anno di imposta 2008, risulterebbe non congruo alle pretese del Fisco il 74,6% dei contribuenti. Spingendo lo sguardo fino all’anno d’imposta 2010, l’associazione di contribuenti stima che tale percentuale possa crescere fino all’83,3%.</p>
<p>Dati significativi<br />
I dati comunicati da Contribuenti.it descrivono un’Italia popolata di furbi e, forse, incapace di sopportare il peso di una pressione fiscale eccessiva. Nel Belpaese, durante i primi 9 mesi del 2010, l’evasione fiscale è cresciuta del 9,2%, mantenendo saldamente il primato europeo. La somma delle evasioni individuali raggiunge l’esorbitante cifra di 156 miliardi annuali.</p>
<p>Alle spalle dell’Italia nella classifica degli evasori, su scala europea, si piazzano la Romania Romania (42,3% del reddito imponibile non dichiarato), da Bulgaria (39,8%), Estonia (38,3%), Slovacchia (35,4%).</p>
<p>L’identikit dell’evasore secondo Contribuenti.it<br />
Tenendo in considerazione cinque aree di evasione fiscale (l’economia sommersa, l’economia criminale, l’evasione delle società di capitali, l’evasione delle big company e quella dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese), Contribuenti.it ha tracciato un ritratto dell’evasore italiano tipo.</p>
<p>A evadere di più, stando a quanto rilevato dall’associazione di contribuenti, sono gli industriali (32,8% degli evasori totali). Poco meno pronti a sfuggire dalle pretese del Fisco sarebbero, poi, i banari e gli assicurativi (28,3%). Più distaccati, in graduatoria, risultano essere i commercianti (11,7%), gli artigiani (10,9%), i professionisti (8.9%) e i lavoratori dipendenti (7,4%).</p>
<p>Guardando la cartina geografica dell’Italia, infine, si scopre che l’evasione è affare soprattutto del Nord Ovest (29,4% del totale nazionale), seguito a non troppa distanza dal Sud (24,5%). Il centro (23,3%) e il Nord Est (22,9%), invece, sembrano essere più ligi ai doveri fiscali.</p>
<p>Come la vedono i contribuenti<br />
Le colpe di così elevati tassi di evasione non sarebbero solo dei contribuenti, ma di inefficienze e irrazionalità dello Stato. Questo, almeno, è quello che sostiene Vittorio Carlomagno, presidente di Contribuenti.it: “Per combattere l’evasione fiscale bisogna ridurre le attuali aliquote fiscali di almeno 5 punti, migliorare la qualità dei servizi pubblici offerti eliminando gli sprechi di denaro pubblico e riformare il fisco sulla tax compliance. Serve archiviare al più presto e per sempre la stagione degli scudi fiscali e dei condoni che hanno arricchito i grandi evasori, incentivando il personale dell’amministrazione finanziaria con premi specifici ogni qual volta riescono a recuperare imponibile sottratto al fisco da parte delle grandi imprese.”</p>
<p>Fonte <a href="http://www.soldiblog.it/post/3359/evasione-fiscale-italia-al-top-in-europa?utm_source=feedburner&#038;utm_medium=feed&#038;utm_campaign=Feed:+Soldiblog/it+(Soldiblog)" target="_blank">soldiblog.it</a></p>
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		<title>Un pezzo per volta la Cina si sta comprando il mondo</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Oct 2010 18:26:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo aver comprato i debiti degli USA, dopo aver comprato mezza Africa adesso comprano anche i debiti della Grecia, tra un pò quelli dell&#8217;Irlanda, Spagna, Italia e così via&#8230; Anche se non sono un economista secondo me tra massimo 20 anni la cina sarà la prima superpotenza e l&#8217;unico modo di sconfiggerla sarà una guerra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver comprato i debiti degli USA, dopo aver comprato mezza Africa adesso comprano anche i debiti della Grecia, tra un pò quelli dell&#8217;Irlanda, Spagna, Italia e così via&#8230;</p>
<p>Anche se non sono un economista secondo me tra massimo 20 anni la cina sarà la prima superpotenza e l&#8217;unico modo di sconfiggerla sarà una guerra mondiale&#8230;spero vivamente di sbagliarmi,</p>
<p>Per legger l&#8217;interessante articolo del sole24ore sulla Grecia cliccate qui: <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-10-02/premier-cinese-jaobao-oggi-165340.shtml?uuid=AYwix9VC" target="_blank">Il premier Wen Jiabao in visita in Grecia annuncia che la Cina comprerà i bond di Atene</a></p>
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		<title>Dicono che le tasse siano state abbassate&#8230;.BUGIA guardate questa immagine</title>
		<link>http://www.assoicare.org/2010/09/22/dicono-che-le-tasse-siano-state-abbassate-bugia-guardate-questa-immagine/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Sep 2010 19:40:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: nonleggerlo.blogspot.com]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://2.bp.blogspot.com/_wt5wN0EjEws/TJS0IRYqOTI/AAAAAAAAIzw/IvWLAsZfZqc/s1600/Pressione+fiscale+dal+1995+a+2010+-+Nonleggerlo.PNG" alt="Aumento tasse" /></p>
<p>Fonte: nonleggerlo.blogspot.com</p>
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		<title>W.Tarpley &#8211; Soros &amp; Co. contro Euro Grecia &#8211; sottotitoli in italiano</title>
		<link>http://www.assoicare.org/2010/03/07/w-tarpley-soros-co-contro-euro-grecia-sottotitoli-in-italiano/</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 10:41:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Si tratta di un tentativo mirato a creare una crisi in grado di condurre ad un nuovo sistema monetario mondiale&#8221; (Webster Tarpley)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Si tratta di un tentativo mirato a creare una crisi in grado di condurre ad un nuovo sistema monetario mondiale&#8221; (Webster Tarpley)</p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/uMZY5yMmz9E&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xcfcfcf&#038;hl=en_US&#038;feature=player_embedded&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowScriptAccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/uMZY5yMmz9E&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xcfcfcf&#038;hl=en_US&#038;feature=player_embedded&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowScriptAccess="always" width="425" height="344"></embed></object></p>
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		<title>Economia: quali sono i lavori che valgono di più?</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 05:42:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il mondo del Capitale è il mondo della contraddizione che nessun moralista potrà riformare. Vale più un addetto alle pulizie che un banchiere. E&#8217; la conclusione della ricerca elaborata dalla New economics foundation (Nef), un gruppo di 50 economisti. Il Nef ha calcolato il valore economico di sei diversi lavori, tre pagati molto bene e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo del Capitale è il mondo della contraddizione che nessun moralista potrà riformare. Vale più un addetto alle pulizie che un banchiere. E&#8217; la conclusione della ricerca elaborata dalla New economics foundation (Nef), un gruppo di 50 economisti.</p>
<p>Il Nef ha calcolato il valore economico di sei diversi lavori, tre pagati molto bene e tre molto poco. Un&#8217;ora di lavoro di addetto alle pulizie in ospedale, ad esempio, crea dieci sterline di profitto per ogni sterlina di salario. Al contrario, per ogni sterlina guadagnata da un banchiere, ce ne sono sette perdute dalla comunità. E inoltre i banchieri sono i responsabili di campagne che creano insoddisfazione, infelicità e istigano al consumismo sfrenato.</p>
<p>Un altro esempio è quello della comparazione tra un operatore ecologico e un fiscalista. Il primo contribuisce con il suo lavoro alla salute dell&#8217;ambiente grazie al riciclo delle immondizie, il secondo danneggia la società perché studia in che modo far versare ai contribuenti meno tasse. La ricerca, infine, smonta anche il mito della grande operosità di chi ha lavori ben retribuiti e di grande prestigio: chi guadagna di più, conclude il Nef, non lavora più duramente di chi è pagato poco</p>
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		<title>Entro 10 anni la Cina supererà gli Stati Uniti nel Pil</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 16:26:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ormai la rincorsa della Cina agli Stati Uniti nel ruolo di prima potenza mondiale sembra ben avviata e, secondo il presidente di Decision Economics e analista di economia internazionale, Allen Sinai, sembra proprio che si concluderà con il sorpasso nel giro di dieci anni. Negli ultimi la potenza cinese ha spodestato il Giappone dal terzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai la rincorsa della Cina agli Stati Uniti nel ruolo di prima potenza mondiale sembra ben avviata e, secondo il presidente di Decision Economics e analista di economia internazionale, Allen Sinai, sembra proprio che si concluderà con il sorpasso nel giro di dieci anni.</p>
<p>Negli ultimi la potenza cinese ha spodestato il Giappone dal terzo posto dei colossi economici mondiali, ed è un sorpasso causato da un fattore come l’estensione del prodotto interno lordo generale, che non annovera il numero di abitanti: se si esegue il calcolo contrario, ovvero Pil / numero di abitanti, allora la Cina retrocede di qualche posto nell’ideale classifica.</p>
<p>Prosegue Allen Sinai, ricordando che, se i tassi di sviluppo si confermeranno su queste cifre, allora la Cina potrà soffiare addirittura il primo posto agli Usa, nel giro di pochi anni, si pensa già nel 2020.<br />
Tuttavia ciò non deve essere motivo di ferita nell’orgoglio americano e di vendetta, ma anzi un primo passo verso un affiancamento come partner economico che deve avvenire necessariamente per le infrastrutture e per lo sviluppo che sta avendo la Cina.</p>
<p>Via | <a href="http://www.risparmiosoldi.it/borsa-finanza/entro-10-anni-la-cina-superera-gli-stati-uniti-nel-pil/" target="_blank">risparmiosoldi.it</a></p>
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		<title>Derivati, una bomba da 203 mila miliardi</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 06:21:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruni</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia]]></category>

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		<description><![CDATA[La grande paura è passata. Nessuna implosione del sistema finanziario mondiale. Ma chi bisogna ringraziare per lo scampato pericolo? Sicuramente i Governi che hanno preso sulle spalle (con aiuti pubblici) il fardello delle banche pericolanti; le autorità monetarie che hanno inondato di liquidità il sistema. E quei mercati (dalle Borse ai bond) che si sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La grande paura è passata. Nessuna implosione del sistema finanziario mondiale. Ma chi bisogna ringraziare per lo scampato pericolo? Sicuramente i Governi che hanno preso sulle spalle (con aiuti pubblici) il fardello delle banche pericolanti; le autorità monetarie che hanno inondato di liquidità il sistema. E quei mercati (dalle Borse ai bond) che si sono messi a correre all&#8217;insù. Dalle banche, quelle di Wall Street in particolare, ben poco è arrivato.</p>
<p>Almeno in termini di comportamenti. Già dai primi mesi del 2009 il vecchio vizio di fare della speculazione un&#8217;arte è riemerso più forte di prima. Lo dicono i bilanci delle big bank americane che hanno ricominciato ad accumulare rischi come niente fosse. Un dato su tutti è quello dell&#8217;attività in derivati che, come ha sottolineato Giulio Tremonti nei giorni scorsi, sono in continua crescita. Come se nulla fosse accaduto. Non era proprio la finanza strutturata e la sua inarrestabile ascesa ad aver causato il pericolo del crack sistemico? Evidentemente a Wall Street hanno la memoria corta. Come spiegare altrimenti che per le prime 25 banche Usa il valore nozionale in derivati è salito nella prima parte del 2009 di altri 1.500 miliardi, portando il totale alla stratosferica cifra di 203mila milardi di dollari.</p>
<p>Una cifra quasi impronunciabile: 30mila miliardi in più della stagione pre-crisi Lehman, il doppio del 2006 e dieci volte tanto il valore di questi strumenti solo una decina d&#8217;anni fa. Ma non è il valore in sé a preoccupare. È il rapporto con le attività delle banche a far tremare i polsi. Quella montagna di strumenti speculativi siede su un attivo complessivo di appena 7.600 miliardi con un rapporto di 26 dollari in derivati per ogni dollaro di attività. E questo è il dato medio. Poi ci sono le reginette del rischio estremo: come Goldman Sachs che ha un rapporto di 300 volte o Jp Morgan che per ogni dollaro di attivo ha in pancia 48 dollari in derivati.</p>
<p>Ma non è solo il continuo ricorso a quelle che Warren Buffet ha definito «armi di distruzione di massa» a gettare una luce inquietante. È la modalità con cui i grandi gruppi bancari sono tornati a macinare utili che dovrebbe far riflettere. Come se niente fosse accaduto le Goldman e le Jp Morgan sono tornate a speculare su tassi, valute, cambi con i mercati al rialzo, con ancora molto capitale preso a prestito. Dalla divisione del trading sul reddito fisso la sola Goldman Sachs dovrebbe realizzare oltre 20 miliardi di ricavi contro i 3,7 del 2008. E che dire di Jp Morgan? La divisione banca d&#8217;investimento è tornata a far da motore a tutto il gruppo con 6,6 miliardi di utili operativi attesi per il 2009, oltre la metà del totale dei profitti operativi.</p>
<p>Ma il rituffarsi nella finanza speculativa ha il rovescio della medaglia: secondo i dati raccolti dalla Federal Reserve è in atto uno swap potente tra l&#8217;attività tradizionale di prestito e quella d&#8217;investimento. Ebbene mentre prestiti e attivi declinano, aumentano di controcanto l&#8217;investimento in prodotti finanziari. Buona cosa (finché dura) per i profitti delle banche di Wall Street, meno bene per Mean Street, l&#8217;economia reale abbandonata dalla banche.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/11/banche-usa-derivati.shtml?uuid=3f8823a6-cbcc-11de-913f-6671c57e5098&amp;DocRulesView=Libero">http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/11/banche-usa-derivati.shtml?uuid=3f8823a6-cbcc-11de-913f-6671c57e5098&amp;DocRulesView=Libero</a></p>
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