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Dal primo gennaio entra in vigore la class action

31 dicembre 2009 in consumatori

Da l primo gennaio 2010 al via la ‘class action’.
L’azione legale collettiva, introdotta per la prima volta con la Finanziaria 2008 del governo Prodi e più volte rinviata, entra finalmente in vigore anche in Italia: i consumatori potranno fare causa comune in Tribunale per ottenere il risarcimento per illeciti avvenuti a partire dal 16 agosto 2009. Restano però fuori le vittime dei più clamorosi crack finanziari del passato, Cirio e Parmalat. La nuova disciplina esclude, infatti, la retroattività. Contemporaneamente debutta, fra le critiche dei consumatori, anche la ‘class action’ contro la Pubblica amministrazione.

L’istituto giuridico della class action era stato introdotto con la Finanziaria 2008 (che aveva introdotto nel Codice del consumo il nuovo articolo 140-bis) e sarebbe dovuto entrare in vigore a giugno dello stesso anno, ma il governo Berlusconi decise di rimettere mano alla normativa e stabilì con la manovra triennale una prima proroga al 1 gennaio 2009, poi un successivo slittamento al 1 luglio 2009 e con il dl anticrisi si è stabilito che non sarebbe partita prima del gennaio 2010.

I consumatori, tuttavia, ripongono poche speranze sulla possibilità di ottenere i risarcimenti. In particolare perchè, lamenta Paolo Landi dell’Adiconsum, “affida ai consumatori l’onere di avviare un’azione collettiva quando gli stessi hanno già difficoltà a ricorrere al giudice per i propri problemi”.
Secondo le associazioni dei consumatori, per avere una class action efficace il testo deve essere ancora migliorato sulla falsariga delle norme già in atto nei vari Paesi europei, compresi Portogallo e Grecia.

L’esigenza di riequilibrare l’asimmetria processuale che penalizzava i consumatori italiani rispetto a quelli di altri paesi, è stata dibattuta ampiamente in Italia a partire dal 2003, quando l’Antitrust smascherò il cartello realizzato dalle Compagnie di assicurazione a danno degli utenti. Di fronte alla pioggia di ricorsi proposti dai cittadini per ottenere il rimborso dei premi indebitamente pagati, le organizzazioni dei consumatori proposero di introdurre in Italia strumenti di tutela collettiva risarcitoria analoghi alla cosiddetta ‘class-action’ nordamericana. Il dibattito avviato allora ha interessato non solo gli studiosi e gli addetti ai lavori, ma si è arricchito di una consistente attività legislativa che ha visto venire alla luce numerose proposte nell’arco di due legislature.

Via | ilsole24ore.com

FIMI e SIAE vogliono una tassa sui cellulari

16 dicembre 2009 in consumatori

Dopo il mio articolo sulla SIAE continuo ad occuparmi dell’argomento perchè mi sembra che SIAE, FIME e GOVERNI invece di occuparsi dei problemi seri dei cittadini pensano a come fregare le persone con balzelli nascosti come nei CD e DVD che considerano chi acquista questi supporti un criminale.

Non si placa la “querelle” intorno alla questione dell’”equo compenso” dopo che Stefano Parisi, presidente di Asstel, l’associazione che – nell’ambito di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici e del sistema Confindustria – rappresenta le imprese esercenti servizi di telecomunicazioni, nonché amministratore delegato di Fastweb aveva fornito delle anticipazioni sul progetto di revisione che sarebbe al vaglio del Ministero dei Beni culturali e che vedrebbe interessati anche i telefoni cellulari dotati di funzionalità multimediali, atte a riprodurre file musicali.

FIMI e SIAE, dopo che la proposta era stata definita “una follia” da Parisi, non sono tardate ad intervenire nel merito. Tagliente il comunicato stampa della FIMI: “Parisi sa bene come attirare l’attenzione dei giornali: parlare di nuove tasse in tempi di crisi e in periodo di Finanziaria è come parlare di corda in casa dell’impiccato. Se poi si parla di tasse sull’oggetto più amato dagli italiani ecco il mix ideale per raccogliere il consenso popolare”.

FIMI e Confindustria Cultura contestano fermamente la posizione di Parisi non volendo sentir parlare del termine “tassa”. “Gli stessi prodotti dell’elettronica di consumo costano in Italia più che in Europa, quando in Europa già si applicano le norme aggiornate sulla copia privata e in Italia ancora no”, prosegue la nota. L’”equo compenso” viene giustificato anche facendo riferimento alle statistiche Forrester: il 19% dei cellulari sarebbe oggi usato per ascoltare musica mentre l’iPod seguirebbe con il 18%. Secondo Confindustria Cultura, si dovrebbe quindi equiparare i vari dispositivi mobili ai comuni lettori MP3, già assoggettati al compenso.

Il “compenso” verrebbe versato dagli utenti al momento dell’acquisto di un cellulare multimediale a fronte del diritto, da parte degli acquirenti, di effettuare una copia privata di prodotti – regolarmente acquistati – protetti dalle disposizioni a tutela della proprietà intellettuale.

Parisi aveva dichiarato: “la tassa che grava attualmente sull’acquisto di apparati per la duplicazione di contenuti come masterizzatori e videoregistratori verrebbe estesa anche a supporti come pc e telefonini, fino a 2,5 euro per terminale”.

SIAE: In Italia, solo 3.000 vivono del diritto d’autore

9 dicembre 2009 in consumatori

Ho letto nel blog di quintarelli che su 85.000 associati, solo 3mila vivono del diritto d’autore. Secondo voi è giusto un sistema del genere?

Tarsu: come chiedere il rimborso dell’Iva

5 novembre 2009 in consumatori

La sentenza della Corte costituzionale n. 238 del 2009 ha finalmente chiarito la natura giuridica della Tariffa di igiene ambientale (Tia), affermandone il carattere tributario e pertanto la non assoggettabilità all’Iva del 10%. In seguito alla sentenza è così sorto il diritto, per il cittadino, al rimborso delle somme indebitamente pagate (limitato alle fatture degli ultimi 10 anni). Se negli anni scorsi quindi il vostro Comune vi ha fatto pagare l’Iva sulla tassa rifiuti (Tarsu o Tia), innanzitutto controllate subito sulle fatture.

Se il vostro Comune ha incassato l’Iva sulla tassa rifiuti, chiedete il rimborso spedendo una raccomandata con le copie delle fatture che riportano l’Iva e con una domanda di restituzione, citando la sentenza di cui sopra.
Se non avete nulla che provi il versamento dell’Iva perché avete solo i bollettini, usateli comunque senza indicare gli importi dell’Iva versata. Se negli ultimi 10 anni è cambiato il gestore del servizio, inviate due richieste separate per i rispettivi periodi di competenza. La prescrizione per la richiesta di rimborso dell’Iva è di 10 anni.

Se l’Ente non riconosce la sentenza della Corte costituzionale e vi nega il rimborso, o non risponde, potete presentare un ricorso alla commissione tributaria provinciale. Si può presentare ricorso come singolo contribuente se il valore della causa risulti inferiore a 2.582,28 euro, se il valore é superiore allora sarà necessario rivolgersi ad un avvocato. Potete fare ricorso entro 60 giorni di tempo dal momento in cui ricevete la risposta negativa dell’ente o dal termine dei 90 giorni dalla presentazione della richiesta di rimborso (se non ricevete risposta entro 90 gg vale il silenzio diniego).

A tal fine, sindacati e patronati sono a disposizione per fornire assistenza nelle richieste di rimborso dell’imposta sul valore aggiunto della tassa rifiuti sia per presentare la domanda, sia per presentare ricorso nel caso in cui l’azienda intestataria delle fatture si rifiuti di pagare.

Fonte: Fiscoetributi.com

SIAE si paga. Sempre

30 ottobre 2009 in consumatori

Una fisarmonica e qualche canto di montagna non passano inosservati ad un ispettore del Trentino. Che ha applicato le regole

Intonare canti di montagna a una riunione di ultranovantenni ha un prezzo. È quello che hanno scoperto alcuni membri del Circolo Pensionati ed Anziani di Predazzo, in Trentino-Alto Adige, mentre nel corso di una festa si sono visti recapitare la fattura della SIAE, emessa da un funzionario della collecting society italiana.

“Devono solo vergognarsi” ha commentato il presidente dell’associazione, Arturo Boninsegna, cui è toccato aprire il portafogli e versare 41,32 euro, il prezzo richiesto da SIAE agli arzilli signori impegnati a cantare accompagnati da una fisarmonica.

Fonte: http://punto-informatico.it/2738853/PI/News/siae-si-paga-sempre.aspx

Risparmiare in tempi di crisi: i consigli del Codacons

25 ottobre 2009 in consumatori

La crisi c’è e sempre più si fa ricorso al low cost non solamente per quello che riguarda il cibo ma anche per biglietti aerei, assicurazioni, banche, abbigliamento e farmaci. Vediamo insieme a questo proposito alcuni consigli proposti dal Codacons.

Cominciamo a vedere quanto si può risparmiare partendo dai farmaci. Se al posto del farmaco di marca si opta per quello generico il risparmio medio è del 25% (stesso discorso se si acquistano i farmaci nelle varie parafarmacie che possiamo trovare soprattutto all’interno di punti vendita della GDO).

Per quanto concerne il discorso abbigliamento e calzature sappiamo bene che negli ultimi anni si è assistito al boom degli outlet (diffusi praticamente in tutta Italia) in cui tutto l’anno si possono fare acquisti ad un prezzo scontato.

Il settore arredamento ha visto sorgere moltissime catene in grado di vendere qualsiasi accessorio per la casa a prezzi contenuti. In alcuni di questi punti vendita esiste una sorta di angolo delle occasioni in cui vengono venduti prodotti leggermente danneggiati ad un prezzo ancora più inferiore. Il risparmio medio in questo caso si aggira tra il 20% e il 50%.

Settore banche e assicurazioni. In questo caso il risparmio esiste se si utilizza un conto on line; si eliminano infatti le varie spese di gestione. Risparmio: fino a 100 euro all’anno.

Per quanto riguarda il settore alimentare se si desidera risparmiare si dovrebbero scegliere gli hard discount. Conveniente anche la vendita diretta produttore-agricoltore; in questo caso si può acquistare frutta, latte, verdura con un risparmio che arriva al 30%.

Infine, un cenno anche al carburante. Sì al self-service o alle pompe di benzina che possiamo trovare fuori dai vari ipermercati italiani (purtroppo in questo caso il numero è ancora piuttosto limitato).
Insomma prestando un po’ di attenzione sembra che si possa ancora riuscire a sopravvivere. Cosa ne pensate?

Via|codacons.it