Euro, prezzi più alti con il passaggio alla moneta unica. Dai biscotti alla pizza, rincari oltre il 100% in tredici anni

Entrare nell’euro è stato un buon affare per gli italiani? Dall’esordio della moneta unica, nel 2012. sono in molti ad avere avuto la percezione di un impoverimento generale della propria condizione economica dovuto alla nuova valuta. Anche per questo nel dibattito elettorale è entrato di prepotenza il tema dell’uscita dall’euro. Ma conti alla mano fare la spesa oggi è davvero molto più caro di tredici anni fa? Roberto Sommella, ex vicedirettore di Milano Finanza, nel suo “L’euro è di tutti”, pubblicato da Giovanni Fioriti Editore, mostra come – almeno sul fronte dei comuni beni di acquisto – il passaggio alla moneta unica sia costato molto caro agli italiani.

Dal confronto tra i prezzi di cento beni di largo consumo nel 2001, ultimo anno di vita della lira, e il 2013, undicesimo anno di vita della moneta europea, emergono aumenti oltre il 100%. Ormai gli italiani l’hanno rimosso, ma da un semplice confronto di listini prezzi potremmo verificare come, prima del nuovo conio, un chilo di spaghetti costasse per esempio 1.680 lire, pari a 0,86 euro, mentre oggi per lo stesso bene si spende anche più di un euro e mezzo.

Euro, prezzi più alti con il passaggio alla moneta unica. Dai biscotti alla pizza, rincari oltre il 100% in tredici anni

Per un litro di latte fresco invece, nel 2001 bastavano 2.100 lire, cioè 1,08 euro, mentre oggi ne servono 1,65. Analogo discorso per carne (aumento del 69% nel passaggio lira-euro per un chilo di vitello), pesce (+66% per la sogliola), pizza margherita (+99%). Senza contare il boom del costo degli affitti e degli immobili e gli aumenti a doppia cifra per i bollettini postali (+33%) e i prelievi di contante (+53%). Si tratta di variazioni deindicizzate, a fronte di un aumento del reddito da lavoro dipendente molto inferiore.

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Al netto del tema del livello del tasso di cambio con cui l’Italia entrò nell’euro (1.936,27 lire, considerato da alcuni economisti troppo elevato) e superando le polemiche del tempo su inflazione percepita e inflazione reale, il doveroso ingresso nell’Euroclub ha comportato sì l’abbattimento per l’Italia dei tassi d’interesse, ma non ha ancora permesso a tutti gli italiani di escutere un dividendo dalla partecipazione all’Unione. Intere generazioni sono di fatto più povere e senza prospettive anche per scelte che non dipendono dai nostri governi. Economia reale, moneta, decisioni di politica finanziaria, movimenti di capitali sono vasi comunicanti e solo all’apparenza fiumi carsici paralleli. Leggere in tempo i segnali che arrivano da questi fronti serve a capire dove soffierà il vento, su tutti i mercati.

Fonte www.huffingtonpost.it

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