Signori, ecco Avatar

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Entriamo in questo mondo alieno attraverso gli occhi di Jake Sully, un ex Marine costretto a vivere sulla sedia a rotelle. Nonostante il suo corpo martoriato, Jake nel profondo è ancora un combattente. E’ stato reclutato per viaggiare anni luce sino all’avamposto umano su Pandora, dove alcune società stanno estraendo un raro minerale che è la chiave per risolvere la crisi energetica sulla Terra. Poiché l’atmosfera di Pandora è tossica, è stato creato il Programma Avatar, in cui i “piloti” umani collegano le loro coscienze ad un avatar, un corpo organico controllato a distanza che può sopravvivere nell’atmosfera letale.

Questi avatar sono degli ibridi geneticamente sviluppati dal DNA umano unito al DNA dei nativi di Pandora… i Na’vi. Rinato nel suo corpo di Avatar, Jake può camminare nuovamente. Gli viene affidata la missione di infiltrarsi tra i Na’vi che sono diventati l’ostacolo maggiore per l’estrazione del prezioso minerale. Ma una bellissima donna Na’vi, Neytiri, salva la vita a Jake, e questo cambia tutto.

Il film era stato concepito da James Cameron, il regista Premio Oscar per “Titanic”, 15 anni fa, quando non esistevano ancora gli strumenti necessari per dare vita alla sua visione però dopo aver visto il lavoro fatto su gollum nel signore degli anelli 4 anni si è convinto ad iniziare la pre-produzione del film.

Probabilmente il film di fantascienza più atteso della storia (forse dopo Episodio I). Accompagnato da commenti entusiastici più o meno unanimi: trama così così, ma esperienza visiva straordinaria. Qualcosa di assolutamente mai visto prima: il 3D come dovrebbe essere, alle sue piene potenzialità.

Dopo tre settimane dall’uscita nel resto del mondo, Avatar è già al secondo posto nella classifica dei film che hanno incassato di più in assoluto, con ampio distacco dal terzo. Siamo attualmente a 1341 milioni di dollari, circa 200 più del Ritorno del Re e circa 500 in meno rispetto al primo in classifica, quello che fino a ieri sembrava l’inarrivabile Titanic e che oggi sembra rischiare il sorpasso.

Il film è già andato era già in programmazione in 33 sale dalla notte scorsa, con molte proiezioni partite allo scoccare della mezzanotte. Oggi è presente in Italia in oltre 700 copie, 834 sale in 504 cinema. Come detto più volte è fotemente consigliabile vedere il film in una sala dotata come minimo di proiezione 3D. Secondo alcuni l’esperienza migliore si ottiene nei teatri Imax, che però in Italia c’è ne solo uno a Riccione.

Una curiosità: il film non arriva alle sale su pellicola, ma in formato digitale, come è lecito aspettarsi. Si tratta di un hard disk che contiene un file di 155 GB, compresso in JPEG2000, in formato 2048 x 858 a 48 fotogrammi al secondo (il doppio di una proiezione 2D). Sull’etichetta, oltre al titolo del film e ai dati tecnici, c’è anche la scritta “Redbird”: il nome in codice usato per non far sapere che si trattava di Avatar durante le prime spedizioni dei dischi alle sale.

Sì, la storia è ultra-prevedibile, una vera collezione di cliché, anche se il messaggio non è da sottovalutare (peccato che molte allusioni si perdano nella traduzione). Ma visivamente Avatar è straordinario.

Il 3D funziona, finalmente, creando profondità e realismo senza dare fastidio ed eccedere in trovate. L’immagine è luminosa e i colori del mondo alieno sono ricchissimi, l’ambientazione è magica e immersiva, l’azione è coreografata da un virtuoso. Gli alieni digitali sono talmente ben fatti che dopo pochi istanti ci si dimentica che sono creazioni computerizzate, e tutte le battute che descrivono Avatar come Balla coi Puffi vengono smentite. Questi personaggi digitali sono vivi. Recitano. La versione aliena del viso di Sigourney Weaver, in particolare, è mozzafiato, e Gollum pare improvvisamente di cartapesta. Neytiri (Zoe Saldana) farà frullare gli ormoni a tutti i furries. E forse non solo a loro.

Decisamente Avatar ridefinisce gli standard della cinematografia e mostra come si combatte la pirateria cinematografica: ridando allo spettatore un’esperienza che non può in alcun modo replicare al di fuori del cinema.

Più tardi vi racconto i dettagli, compresa la visita agli impianti di proiezione digitale 3D. Intanto prenotatevi un biglietto in una sala 3D fatta come si deve e non prendete nulla di diuretico prima della proiezione.

Come dice il critico cinematografico Rogert Ebert, vedere Avatar al cinema fa provare le stesse emozioni che si provavano nel 1977 di fronte a Guerre Stellari: il piacere di uno spettacolo mai visto e la consapevolezza di assistere a un punto di svolta della storia della cinematografia. Buona visione.

Recensione di Io, Loro e Lara
Padre Carlo Mascolo è un missionario che vive in un villaggio nel cuore dell’Africa dove – parole sue – fa “il medico, il preside, l’agricoltore, il meccanico e lo sceriffo a tempo pieno”. Da qualche tempo avverte i sintomi di una crisi spirituale che lo angoscia sempre di più. Dunque decide di tornare a Roma per parlarne ai suoi superiori. Il suo padre spirituale lo tranquillizza, a volte è necessaria una pausa di riflessione.

Lo esorta a trascorrere un po’ di tempo in famiglia per ritrovare se stesso attraverso il calore dei propri cari, dove invece succedono tante cose con una famiglia molto cambiata negli anni di assenza in Africa. Intanto da un’altra parte della città, in un minuscolo appartamentino di periferia, una misteriosa ragazza fa dei colloqui con un assistente sociale. Sembra che la ragazza, Lara, abbia avuto dei seri problemi in passato che adesso sta cercando di risolvere. Ma nonostante l’aria da educanda che ostenta con l’assistente sociale, Lara conduce una doppia vita. Di notte, di fronte ad una web cam si trasforma in una sensualissima modella in latex e tacchi a spillo.

Vi consigliamo l’ultimo film di Carlo Verdone che è finalmente un alternativa divertente e intelligente alla volgarità e alla banalità dei soliti cinepanettoni.

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