I bus carcere per i clandestini a Milano: le reazioni di Amnesty, Cgil e mondo cattolico

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E arrivarono i bus travestiti da gabbie per i clandestini. Come segnalato dai colleghi di 02, Milano si risveglia attonita dopo l’inchiesta di Repubblica sui bus blindati, dove vengono rinchiusi i clandestini. Squadre (o squadracce?) di vigli in giro a caccia di qualche persona senza documenti da rinchiudere nella gabbia.

Una specie di gioco razzista messo in piedi dal Comune con l’evidente spinta di Lega con l’immancabile Salvini (ricordate la metro per bianchi e quella per neri?) e del vicesindaco De Corato. Le reazioni sbigottite non si sono fatte attendere. Cgil, Amnesty, tutta l’opposizione e parte del mondo cattolico hanno subito alzato la voce, ma non solo. Anche qualche esponente più ragionevole della maggioranza come il consigliere Aldo Brandirali ha trovato l’idea disgustosa:

E’ giusto applicare la legge, ma simili pratiche sono inaccettabili, se non contrarie alla legge.

Amnesty in una nota ha già richiesto si verifichi la compatibilità di questa pratica con il rispetto dei diritti umani. Che dire? Se ne sentiva proprio il bisogno, in una città che già una cattiva reputazione in fatto di tolleranza se l’è fatta. Il commento migliore a tutta questa vicenda arriva da Don Gino Rigoldi, fondatore di Comunità Nuova:

Gli stranieri sono tenuti in gabbia come animali. Si cancelli questa vergogna, che ricorda i rastrellamenti fascisti.

La necessità, in caso la politica anche questa volta faccia orecchie da mercante, è che i milanesi non rimangano indifferenti ma si ribellino a questa ennesima schifezza propagandistica.

2 pensieri su “I bus carcere per i clandestini a Milano: le reazioni di Amnesty, Cgil e mondo cattolico

  1. E’ una vergogna… ma davvero a milano sono tutti così soddisfatti di questo? ho creato un gruppo su facebook :” diciamo no all’autobus galera per i clandestini” Se la pensate come me iscrivetevi.

  2. No Teresa conosco alcune persone milanesi che fanno parte della nostra sezione e ti posso assicurare che non la pensano assolutamente come loro

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