LA SANITA’ USA FA CATTIVO SANGUE

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Da una parte c’è Barack Obama, i cui interventi televisivi a sostegno della riforma sanitaria sono ormai così frequenti da costituire un lungo ininterrotto monologo. Mai uguale a se stesso però, perché ogni volta – anche ieri nel discorso del sabato – il presidente americano fa uno sforzo per apparire sempre più didascalico. Come a dire: più che ai legislatori, a me interessa parlare alla gente.

Dall’altra c’è l’opposizione, i repubblicani, convinta che la riforma equivalga a una statalizzazione della sanità, e che la sua estensione ai 46 milioni di americani senza alcuna copertura porterà al disastro il bilancio federale.

Un primo risultato l’hanno ottenuto: Obama voleva che il Congresso l’approvasse prima delle ferie, ha solo ottenuto un parziale via libera in commissione. Non contenti i repubblicani hanno organizzato dimostrazioni nei municipi di molte città. Tra urla e scontri, anche violenti, la protesta non è riuscita, come forse si prefiggeva, a ribaltare l’opinione favorevole della maggioranza degli americani. Di sicuro, però, ha contribuito a sottrarle consensi: per la Cnn, i favorevoli alla riforma sono ormai poco più del 50 per cento.

Siccome però le contestazioni sono state rumorose ma generiche, i democratici hanno avuto buon gioco nel bollarle come eterodirette. Dietro, oltre che i repubblicani, ben conosciuti gruppi di destra, anche estrema, che con un intenso tam tam internettiano avrebbero chiamato la protesta.

C’è molto di vero, anche perché, non certo in buona fede, c’è chi ha rimestato nelle paure collettive. «L’ammalato, l’anziano e gli invalidi l’America che io conosco e amo, i miei genitori o il mio bambino con la sindrome di Down – ha scritto Sarah Palin fresca dimissionaria dal governatorato dell’Alaska sulla sua pagina di Facebook dovranno stare in piedi di fronte a questa giuria della morte di Obama, così i suoi burocrati potranno decidere in base al livello di produttività nella società, se sono degni di essere curati». «Obama uguale Hitler», le ha subito fatto eco l’ultras conservatore Rush Limbaugh nel suo seguitissimo talkshow radiofonico.

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