Iran: una francese sotto processo a Teheran L’accusa: spionaggio per foto delle proteste

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È iniziato a Teheran il processo a carico di un gruppo di persone coinvolto nei disordini scoppiati in Iran dopo le contestate elezioni presidenziali da cui è uscito vittorioso Mahmud Ahmadinejad. Alla sbarra Hossein Rassam, analista politico all’ambasciata britannica; Ashfar, un’impiegata dell’ambasciata di Francia e Clotilde Reiss una ricercatrice parigina di 24 anni. Gli imputati sono accusati di spionaggio, violenze e attentato alla sicurezza nazionale: rischiano dai cinque anni di reclusione sino alla pena di morte, se riconosciuti colpevoli di essere “nemici di Dio”.

Clotilde Reiss, secondo quanto rende noto l’agenzia Irna, è stata accusata di aver “raccolto informazioni e provocato scontri”. La ricercatrice, laureata in Scienze politiche, era stata arrestata lo scorso primo luglio mentre si preparava a lasciare l’Iran dopo avervi trascorsi cinque mesi di studio e aver lavorato come assistente di francese all’Università di Isfahan. La sua colpa? Aver inviato a un amico iraniano un’email con fotografie effettuate durante una protesta a Isfahan. La Francia ha respinto le accuse intentate contro Reiss definendole «prive di fondamento» e il presidente Nicolas Sarkozy ha chiesto che venga immediatamente rilasciata.

Secondo quanto riferisce il sito riformista Mosharekat, la polizia antisommossa iraniana ha disperso i parenti delle persone sotto processo, radunati davanti al tribunale. Quando hanno cominciato a scandire “Allah u Akbar” (Dio è grande), la polizia ha caricato per disperdere la folla”

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