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=== 29/01 21:00 CORSO ALFABETIZZAZIONE INFORMATICA ===
Venerdì 29 Gennaio alle 21 riprende il corso che durerà fino ad Aprile, puoi partecipare alle prossime lezioni che UDITE…UDITE…SARANNO AD INGRESSO LIBERO. Clicca qui per vedere il calendario delle lezioni e clicca qui per la mappa dettagliata per raggiungere il corso

=== ICARE @ RADIO ODEON ===
E’ nata la prima radio all news, andremo in onda ogni sabato mattina con il nostro programma dalle 9:30 alle 12 per informare seriamente tutti i cittadini. Ecco le frequenze di Radio Odeon nelle marche e in abruzzo: SBT 93.7 ; ALBA ADRIATICA E VAL VIBRATA 99.8 ; GIULIANOVA E VAL TORDINO 91.5 ; ROSETO 105.3 ; TERAMO 107.6 Se non sei raggiunto dalle frequenze radio puoi ascoltarci in diretta tramite la pagina del nostro blog: http://www.assoicare.org/live/

=== ACQUA BENE COMUNE ===
Continua la battaglia per l’acqua ed è per questo che insieme ad altre associazioni della provincia di Ascoli Piceno come Luoghi Comuni abbiamo costituito il tavolo sull’acqua, la prima cosa da fare è informare tutti di quello che è successo (ti puoi documentare cliccando qui: http://www.assoicare.org/tag/acqua/ oppure tramite il Forum italiano dei movimenti per l’acqua) e poi fare pressione sui nostri amministratori affinché modifichino lo statuto per evitare la privatizzazione di sorella acqua. Firmate la petizione nazionale

=== I CONTENUTI IRRUNCIABILI PER IL CAMBIAMENTO NELLE MARCHE
In questa fase storica di crisi socio-economica e di declino del sistema democratico, il dovere di impegnarsi per il cambiamento del governo dei territori, interpella con urgenza ogni cittadino.

Grazie a tale consapevolezza anche nelle Marche pulsa e ferve (sebbene nella disattenzione dei media e nell’indifferenza dei vertici istituzionali, amministrativi e partitici) un grande patrimonio etico e civile che esprime dal basso istanze di nuova democrazia, nuova economia, nuova socialità.

Leggi tutto l’appello e sei d’accordo firma la petizione cliccando qui

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Il nucleare costa più del previsto

Un recentissimo studio inglese mette in luce una sottostima dei costi del prezzo dell’energia prodotta dall’atomo. 70 euro al megawatt, contro i 40 preventivati dal governo italiano. Sui progetti in corso pesano cinque rischi di base…

L’elettricità che verrà prodotta dagli impianti nucleari in costruzione avrà costi più alti del previsto. È quanto sostiene un rapporto intitolato “New Nuclear, The Economics Say No” pubblicato nel novembre 2009 da Citi Investment Research & Analysis, divisione di Citigroup Global Market. Il documento, curato da Peter Atherton, Andrew M Simms, Sofia Savvantidou, Stephen B. Hunt, rileva che – nell’ipotesi di maggiori costi pari al 20% (del tutto “fisiologici” in questi casi) e di ritardi di due anni nella costruzione – il prezzo dell’energia dovrà essere pari ad almeno 70 euro per megawatt affinché gli investimenti siano ragionevoli.

Questa cifra risulta essere superiore rispetto ai 65 euro attuali, ma molto più alta rispetto alle rosee indicazioni fatte qualche giorno fa dal sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, che indicava in 40 euro il costo futuro al megawatt. Alla voce prezzo dell’energia il rapporto ricorda che ogni centrale nucleare ha moltissimi costi fissi e pochi costi variabili. Di conseguenza, cash flow e capacità di produrre profitto derivano dal prezzo di vendita dell’elettricità. Ma il prezzo di 65 euro a MW stimato per poter mantenere in equilibrio i conti si è avuto in Gran Bretagna solo per 20 degli ultimi 115 mesi, durante i quali il costo era “drammaticamente” crollato portando – spiegano gli esperti di Citigroup – British Energy sull’orlo della bancarotta. Di qui un monito per i governi e (ancor di più per i consumatori): “nessuna centrale nucleare è mai stata costruita laddove gli investitori si assumevano il rischio del crollo dei prezzi…”.

Più nel dettaglio, dal documento – che analizza le ricadute finanziarie sugli investitori derivanti dalla realizzazione di impianti nucleari in Gran Bretagna – si apprende che sulla strada del radioattivo si trovano sempre i cosiddetti “cinque rischi”: progetto, realizzazione, tempi di consegna, prezzo dell’elettricità, smaltimento scorie. Se la cosiddetta fase di planning costituisce il problema minore, è certamente la costruzione dell’impianto a preoccupare gli analisti. Le ultime stime parlano di un range di costo che varia tra 2.500€-3.500€ per KW. Per 1.600 MW il costo si dovrebbe aggirare in 5,6 miliardi di euro ( e difficilmente, si apprende, queste cifre dovrebbero abbassarsi).

A questo proposito fa scuola il reattore finlandese Epr di Olkiluoto, simile a quelli che si vogliono costruire in Italia. Il suo costo è già cresciuto da 3 miliardi a 5,6 miliardi, ed è molto arduo azzardare stime per altri impianti. Di certo le previsioni e il ritorno sugli investimenti – rileva lo studio – in questi casi potrebbero causare enormi problemi sui bilanci di investitori e utilities coinvolte. Ma sono proprio i tempi di consegna un altro enorme fattore di rischio per gli investitori. L’eventualità di posticipare l’accensione, anche solo di sei mesi, può valere la perdita di 100 milioni di sterline in costi diretti e mancati guadagni. Messi insieme, dunque, i problemi derivanti dalla realizzazione e i relativi ritardi, si viene a creare spesso un pesantissimo overbudget sull’opera finale. L’analisi cita alcuni casi in giro per il mondo: in Tennesse i costi dei reattori Bellefonte 3,4 da 2234 MW combinati sono passati da 5,6 miliardi di dollari a 10,4. In Francia Edf, per Flamanville, ha già dovuto spendere 3,6 miliardi di euro in più. Uno studio del prestigioso Mit di Boston riporta che, dal 2003, tutti i tipi di impianti hanno evidenziato una fortissima escalation dei costi, per circa il 15% annuo in più.

Fonte aamterranuova.it

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Piceno in crisi: raddoppiate le istanze di fallimento

Un’analisi de “Il Sole 24” vede Ascoli aumentare del 95% la percentuale rispetto al 2008-09;è la più alta (dopo Imperia) tra le quaranta città italiane prese in esame. In aumento anche pignoramenti e decreti inginutivi. Diminuiscono solo gli sfratti per morosità

Un’indagine condotta dal quotidiano “Il Sole 24 Ore”, i cui risultati sono usciti questa mattina lunedi 8 in terza pagina, mostra i dati relativi ai ricorsi presentati nel 2009 in quaranta tribunali italiani (bacino di circa un terzo della popolazione italiana) per quanto riguarda istanze di fallimento, pignoramenti e sfratti.

Questa analisi rende ancora più chiara la situazione di crisi che si sta vivendo in tutto il paese: «Nel 2009 – si legge – il numero di nuovi procedimenti giudiziari è aumentato praticamente in tutta Italia. Con un incremento che non ha riguardato soltanto le istanze di fallimento (+23% rispetto al 2008), ma anche i pignoramenti e gli sfratti, costringendo magistrati e cancellieri a un super lavoro imprevisto».

In una tabella, ai dati relativi al 2009 viene accostata la percentuale di variazione rispetto all’anno precedente. Così si evidenzia che ad Ascoli le istanze di fallimento (205 nel 2009) sono aumentate nell’ultimo anno del 95,3%, con un tasso di incremento maggiore rispetto a tutte le altre città prese in esame ad eccezione di Imperia.

Meno drammatiche le altre voci, che riguardano i pignoramenti mobiliari e immobiliari (rispettivamente in aumento del 6 e del 28 per cento) e i decreti ingiuntivi (+ 9,7%). L’unico dato con segno è quello relativo agli sfratti per morosità, che nel 2009 sono stati 42 con una diminuzione del 20%.

Gli altri tribunali marchigiani che hanno aderito all’indagine sono quelli di Ancona e Pesaro. Anche per loro percentuali in consistente aumento relativamente a tutte le voci; in particolar modo si segnalano le istanze di fallimento (+37% Ancona, +40,6% Pesaro), i pignoramenti immobiliari ( Pesaro +40%) e i decreti inginutivi ( Ancona + 27,9%).

Via | sambenedettoggi.it

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Uno dei nostri eroi: Peppino Impastato

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Gli italiani vorrebbero una green house

Verde è bello. Verde è meglio. Almeno per il 63 percento delle persone ascoltate dall’indagine del sito di Affaritaliani. Più della metà prevede interventi sulla propria casa per la ristrutturazione energetica. Ecosostenibilità e risparmio: sembrano queste le anime verdi dei cittadini italiani.

Tuttavia, nonostante l’affermarsi di questa sensibilità ecologica, in Italia la bioedilizia deve ancora decollare. Sono, infatti, ancora troppo pochi gli incentivi e i finanziamenti specifici. Con questi risultati: la maggioranza degli intervistati (58,4 percento) non vive al momento in edifici ecocompatibili.

Solo il 32,8 percento abita in case parzialmente o integralmente costruite secondo principi di eco sostenibilità. Certo, programmare lavori di ristrutturazione ecocompatibile può aiutare anche il portafogli. Le case dotate di una certificazione che attesti un buon livello di efficienza energetica valgono molto di più ed esiste la possibilità di detrarre parte dei costi, oltre che di risparmiare nel lungo periodo.

Si calcola che bastino meno di 10 anni per ammortizzare tutti gli investimenti. È probabilmente per questi motivi che gli italiani sognano una «green house». Quasi 7 persone su 10 dichiarano che la propria casa ideale sarebbe costruita secondo principi di bioedilizia. Viene in mente la certificazione edilizia, allora. Obbligatoria dal 2009.

Quanti sono coloro che l’hanno richiesta? Solo il 19,4 percento. Un dato che fa capire quanto ancora si possa – anzi, si debba – migliorare. Pochissime sono anche le case che consentono di usufruire degli incentivi del Conto Energia. Ovvero quel conto che permette di rivendere con tariffe favorevoli l’energia auto-prodotta in eccesso al gestore dei servizi elettrici: il 6,6 percento ha preferito un impianto fotovoltaico, mentre il 5,9 percento ha scelto solari vetro-vetro e solo lo 0,8 percento si è dotato di un impianto eolico. Verde è bello, allora. Ma si può fare davvero di più, oltre che sognare una casa verde.

Via | affaritaliani.it

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Certificati Verdi: prosegue il trend positivo

Il sistema dei Certificati Verdi, sulla falsa riga di quanto sta accadendo per i Certificati Bianchi, inizia a mostrarci i suoi primi incoraggianti risultati. Infatti, secondo i dati contenuti nel documento “Incentivazione delle fonti rinnovabili con il sistema dei Certificati Verdi” pubblicato dal Gse, l’energia rinnovabile incentivata con questo meccanismo è stata pari a circa 11 TWh, ovvero un 40% in più rispetto al 2007.

Alla data del 30 giugno 2009 risultano quindi qualificati (perciò impianti che potrebbero usufruire di questi titoli) 2.857 impianti, di cui 1.963 in esercizio e 894 in progetto. Tra gli impianti in esercizio di nuova costruzione prevalgono gli idroelettrici in termini di numero (40% del totale) e gli eolici in termini di potenza installata (60% del totale).

Nel 2008 l’energia da fonti rinnovabili con l’obbligo di essere immessa in rete è stata pari al 3,8% dell’energia prodotta e importata da fonti convenzionali nell’anno precedente. Questo aspetto ha determinato una domanda di 7,1 milioni di Certificati Verdi con taglia di 1 MWh. Sul fronte dell’offerta, il Gse ha emesso invece 9,5 milioni di titoli, la maggior parte dei quali relativa a impianti idroelettrici ed eolici.

Come giudicare questi dati? C’è da sottolineare come il meccanismo stia effettivamente riscuotendo un buon successo nonostante rappresenti un’anomalia in Europa. Anomalia perché non si tratta di una incentivazione diretta (come avviene in quasi tutti gli altri Paesi europei), ma di un vero e proprio mercato di titoli, certo, sempre pagato dai cittadini, ma che in teoria dovrebbe essere capace di autoregolarsi ed evitare l’intervento diretto dello Stato.

In futuro valuteremo se il meccanismo in corso raggiungerà i suoi intenti inziali o se sarebbe stato più giusto puntare ad una normale incentivazione statale, intanto però non possiamo trascurare il fatto che, numeri alla mano (seppur inferiori a quelli di altre realtà straniere), i Certificati Verdi hanno permesso al momento lo sviluppo delle rinnovabili in Italia.

Via | Gse.it ecoblog.it

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Riqualificazione energetica: altolà a cumulo incentivi fiscali

In materia di detrazioni per riqualificazione energetica lo sconto fiscale fruibile deve essere “unico”; a spiegarlo con una risoluzione ad hoc, la numero 3/E, è stata in data odierna l’Agenzia delle Entrate, la quale ha in particolare precisato come il contribuente per gli interventi di riqualificazione energetica non possa avvalersi del cumulo degli incentivi fiscali sfruttando a livello nazionale la detrazione al 55% sulle spese sostenute ed ammissibili, e poi sfruttare anche l’eventuale presenza di incentivi della stessa natura messi a punto dagli Enti Locali, dalle Regioni o dalla Comunità Europea.

Nessun “raddoppio” dello sconto, quindi, attraverso il cumulo di incentivi della stessa natura; questo significa, in accordo con quanto messo in evidenza proprio dall’Agenzia delle Entrate con una nota, che un contribuente, a far data dall’1 gennaio 2009, che sostiene spese per la riqualificazione energetica, deve scegliere se optare per la fruizione dell’agevolazione fiscale/detrazione al 55%, oppure su altri incentivi presenti a livello comunale, regionale o comunitario.

Con la risoluzione numero 3/E, in particolare, l’Agenzia delle Entrate ha fornito risposta alla Regione Piemonte, la quale proprio sul territorio regionale sta portando avanti e sta mettendo a punto misure finalizzate ad incentivare gli interventi con finalità, sul patrimonio edilizio, di riqualificazione energetica.

Le osservazioni mosse dall’Amministrazione finanziaria sul divieto di cumulo o, se si vuole, del “doppio sconto”, sono corroborate dal decreto attuativo di una direttiva in sede comunitaria che, proprio al riguardo, specifica espressamente il divieto di cumulo di incentivi nazionali per gli interventi di efficienza energetica con quelli locali, comunitari o regionali.

Allo stesso modo, anche il ministero per lo Sviluppo economico ha tenuto a precisare che non è ammessa la cumulabilità degli incentivi in virtù del fatto che tra gli strumenti di incentivazione statali per l’efficienza energetica rientra anche la detrazione al 55% sugli interventi per il risparmio energetico in edilizia.

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Le più belle immagini delle vittorie di Greenpeace nel 2009

Anche se l’obiettivo principale del 2009, che era avere un accordo legalmente vincolante e serio a Copenhagen, non è stato raggiunto, quest’anno Greenpeace ha collezionato diversi successi.

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Il provino di John Belushi per Saturday Night Live

Era il 1975 e John Belushi si sottoponeva al provino per lo show Saturday Night Live. Occhio dal minuto 2.00 quando imita Marlon Brando ne Il padrino. Ci manchi così tanto John!

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Acqua pubblica: depositato il ricorso dell’Emilia Romagna

La Regione Emilia Romagna passa dalle parole ai fatti e ha depositato il ricorso per illegittimità costituzionale contro il decreto convertito in legge che ha privatizzato l’acqua.

E’ stato notificato il ricorso della Regione Emilia-Romagna che sostiene la illegittimità costituzionale dell’art.15 del decreto legge 25 settembre 2009, convertito nella legge 166 del 20 novembre 2009, noto come decreto di “privatizzazione dell’acqua”.

Per il presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, che è anche presidente della Conferenza delle Regioni, “la ‘riforma’, voluta dal Governo, viene giustificata in nome della pretesa attuazione di obblighi comunitari in materia di servizi pubblici locali e sulla base delle competenze statali finalizzate alla tutela della concorrenza”, però la ‘rigida’ disciplina “non appare affatto improntata ad assicurare obiettivi di tutela della concorrenza, ma a perseguire altre e ben diverse finalità, puntando esclusivamente ad una irragionevole riduzione e limitazione della proprietà pubblica delle società di gestione.

Il provvedimento va ben oltre i titoli di competenza statale, risultando in contrasto con la stessa disciplina comunitaria e avr. l’inevitabile effetto di una progressiva e significativa privatizzazione della gestione dei servizi idrici”.”Ciò che è a rischio – dice ancora Errani – sono la proprietà e la disponibilità collettive delle infrastrutture che sono indispensabili a rendere l’acqua fruibile ai cittadini, in altre parole la garanzia di accesso alla risorsa”.

La Regione Emilia-Romagna, spiega Errani, da molti anni ha lavorato in modo di “introdurre una nuova e più moderna metodologia tariffaria sul servizio idrico integrato che tiene conto anche dei temi legati allo sviluppo della qualità del servizio reso ai cittadini, del miglioramento delle performance ambientali del gestore, del principio ‘chi inquina paga’, nonchè della tariffazione sociale. Quest’esperienza – conclude – è a disposizione del sistema nazionale e rappresenta la base per una seria discussione sulla gestione dei servizi pubblici locali, su cui desidereremmo confrontarci con questo Governo”.

Fonte: Ansa

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